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Berna supera la verifica Ocse

del 03/06/2011
di: di Gabriele Frontoni
Berna supera la verifica Ocse
Berna supera la verifica dell'Ocse sull'assistenza amministrativa in materia fiscale. Gli esperti dell'Organizzazione di Parigi riuniti alle Bermuda per il tradizionale Global Forum sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni hanno approvato il rapporto di valutazione sulla Svizzera riconoscendo al governo di aver effettuato un «cambiamento importante» nel quadro dell'assistenza amministrativa. «In Svizzera i documenti contabili sono disponibili per tutte le unità giuridiche rilevanti e le banche hanno avuto a disposizione le informazioni necessarie per identificare i loro titolari dei conti», si legge nel peer review dell'Ocse. Nonostante questo, secondo il Global Forum, sono ancora necessari alcuni miglioramenti. «Nelle procedure di assistenza amministrativa la Svizzera dovrebbe autorizzare opportune eccezioni al diritto delle persone interessate riguardo alla notificazione e alla consultazione degli atti», hanno avvertito gli esperti lamentando come i meccanismi esistenti non rendano possibile determinare in ogni caso l'identità dei titolari di azioni al portatore. Questa lacuna nella legislazione svizzera ha determinato il mancato adempimento del criterio concernente l'esistenza delle informazioni necessarie all'identificazione dei proprietari di tutte le unità giuridiche rilevanti. Per questa ragione gli esperti dell'Ocse hanno invitato il governo di Berna ad adottare misure per l'identificazione di tutti i titolari di azioni al portatore, raccomandando, inoltre, di prevedere possibilità più efficaci per chiarire i rapporti di proprietà di imprese che, pur avendo la propria sede all'estero, vengono gestite in Svizzera. Non solo. Nella pagella redatta dall'Ocse, gli esperti hanno apprezzato l'impegno a favore dello scambio efficace di informazioni. «La Svizzera non ha ancora soddisfatto il criterio dello scambio efficace di informazioni, poiché le esigenze per l'identificazione dei contribuenti e dei detentori di informazioni interessati (normalmente una banca) sono troppo restrittive», si legge nel documento. Ma il paese si è indirizzato nella giusta direzione quando il 13 febbraio scorso il Consiglio federale ha deciso di non rendere più indispensabile l'indicazione del nome e dell'indirizzo del contribuente e del detentore delle informazioni per l'elaborazione delle domande di assistenza amministrativa (con l'eccezione delle fishing expedition). «Dato che è stata trattata soltanto nelle Commissioni competenti del Consiglio nazionale e del Consiglio degli stati, e non ha ancora ottenuto l'approvazione del Parlamento, la decisione del Consiglio federale non è stata per il momento accettata dal Global Forum come base legale», hanno avvertito gli esperti nella peer review. Ma non c'è stata solo Berna al centro dell'attenzione del Global Forum. Gli esperti dell'Ocse hanno presentato un giudizio positivo anche sull'Italia, sostenendo che la Penisola «possiede un quadro giuridico e normativo completo che assicura la disponibilità di tutti i tipi di informazioni riguardo alla proprietà dei beni, ai bilanci delle società e ai dati bancari». Non solo. Il meccanismo per la condivisione dei dati fiscali dell'Italia, così come i poteri di accesso alle informazioni da parte delle autorità fiscali della Penisola, garantiscono un efficace scambio con un gran numero di giurisdizioni. Unica nota dolente, la velocità d'azione delle autorità italiane per cui l'Ocse ha raccomandato di migliorare i tempi di risposta alle richieste di informazioni provenienti dall'estero e il tempo necessario per ratificare i trattati firmati. Parole positive sono state spese anche per la Francia, definita dall'Ocse come «uno dei paesi con la più fitta rete di accordi fiscali internazionali al mondo». Mentre agli Stati Uniti il Global Forum ha richiesto una maggiore trasparenza sui diritti di proprietà e sui dati di bilancio delle società a responsabilità limitata con un solo socio straniero. Infine, gli esperti dell'Ocse hanno brindato agli sforzi compiuti da alcuni paesi per mettersi in regola con le richieste di Parigi. Il Belgio, per esempio, ha approvato una legge che ha messo fine al segreto bancario ai fini dello scambio di informazioni. E San Marino ha apportato importanti modifiche legislative che affrontano i punti critici evidenziati nel precedente rapporto del Peer Review Group dello scorso dicembre.

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