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Commercialisti, la riforma in mano ai ministeri

del 02/06/2011
di: Simona D'Alessio
Commercialisti, la riforma in mano ai ministeri
Per la Cassa nazionale di previdenza dei dottori commercialisti è cominciata l'attesa: approvata dall'assemblea dei delegati la delibera che prevede, fra l'altro, l'aumento del contributo soggettivo dall'attuale 10% al 12% (in tre anni), la parola è passata ai ministeri vigilanti, dai quali, dichiara il presidente dell'ente, Walter Anedda, «è estremamente importante arrivi il via libera entro l'anno». E, in un colloquio con ItaliaOggi, il numero uno dell'istituto ricorda che «se non otterremo nel 2011 il parere favorevole di welfare ed economia, la categoria tornerà ad avere l'aliquota di contribuzione integrativa al 2%, mentre la nostra proposta punta a mantenerla sine die al 4%». Un rischio, incalza, «che soprattutto i giovani professionisti non possono permettersi di correre».

Domanda. È ottimista sul «sì» di Giulio Tremonti e Maurizio Sacconi?

Risposta. Sono stati i loro stessi dicasteri a darci, nei mesi scorsi, un'ipotesi di lavoro sull'incremento delle aliquote, ispirando la riforma e fornendoci un benestare giuridico. Ora è tempo di tradurre le parole in fatti: serve un passaggio formale, che prevede la valutazione dell'impatto del provvedimento sulla sostenibilità dei conti dell'ente che, in base alle nostre ultime verifiche, supera i cinquant'anni. Non faccio previsioni, ribadisco soltanto che è fondamentale per noi ottenere l'approvazione entro il 31 dicembre 2011.

D. Qual è il meccanismo con cui si realizza la riforma?

R. Ci sono quattro elementi correlati fra di loro: il primo è, appunto, la conservazione al 4% dell'integrativo (concesso dai ministeri vigilanti fino al 31/12/2011, ndr), a seguire c'è l'innalzamento del soggettivo (11% nel 2012 e nel 2013, 12% nel 2014) che non riguarda, però, chi è obbligato al versamento del solo contributo fisso minimo, ovvero i colleghi che non superano la soglia reddituale dei 20 mila euro annui. Il terzo capitolo è di grande effetto, perché prevede la certificazione di una premialità immediata di tre punti percentuali già con il versamento dell'aliquota minima, che sale gradualmente con il crescere dell'aliquota di contribuzione prescelta fino a quattro punti, quando si versa almeno il 17%. Le faccio un esempio: se un iscritto effettua il versamento con l'aliquota del 11%, si vedrà riconosciuto sul proprio montante individuale un importo corrispondente al 14% del proprio reddito. Perciò, versando l'aliquota minima, si vede riconosciuto un beneficio contributivo di almeno il 25%.

D. E l'ultimo step?

R. È la facoltà di rateizzare la contribuzione dovuta attraverso il pagamento delle eccedenze di fine anno in quattro rate.

D. Chi saranno i maggiori beneficiari dell'intervento fra i circa 53mila iscritti?

R. Coloro che vedranno calcolata la pensione principalmente con il regime contributivo. Il sistema, infatti, aumenterà in generale il livello di congruità dei trattamenti previdenziali, e sarà molto utile ai giovani e a chi ha un reddito basso.

D. Una volta incassato il placet ministeriale, su cosa punterà i riflettori la cassa?

R. Partendo dal presupposto che intendiamo conservare un equilibrio finanziario di lungo periodo, continueremo a lavorare sul piano dell'adeguatezza, anche attraverso un accredito diretto di parte del contributo integrativo sui montanti individuali. Per percorrere questa strada, tuttavia, bisognerà attendere la felice conclusione dell'iter del ddl Lo Presti (che dà agli enti privatizzati la facoltà di aumentare fino al 5% il contributo integrativo, e potrebbe essere varato definitivamente dalla Camera alla fine di giugno, ndr). Ci impegneremo, infine, sull'implementazione delle coperture assistenziali in favore degli iscritti sia nel corso della vita lavorativa, sia nel periodo di quiescenza.

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