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Minimi e stranieri complicano gli obblighi

del 01/06/2011
di: Maurizio Tozzi
Minimi e stranieri complicano gli obblighi
Comunicazioni delle operazioni rilevanti, minimi e stranieri complicano l'adempimento. I soggetti aderenti al regime agevolato devono effettuare gli adempimenti a decorrere dal superamento delle condizioni normative e non dall'anno di uscita dal regime. Gli acquirenti non residenti devono essere comunque monitorati con la raccolta delle informazioni anagrafiche. Rebus indecifrabile per le carte di credito emesse da operatori non residenti.

La circolare n. 24 del 2011 lascia più di qualche perplessità operativa. In primo luogo, per quanto concerne i contribuenti minimi si afferma che l'esclusione dalla comunicazione «non opera, qualora in corso d'anno il regime in parola cessi di avere efficacia» e sul punto si specifica che ciò avviene «per il conseguimento di ricavi o compensi superiori a 30 mila euro, l'effettuazione di cessioni all'esportazione, il sostenimento di spese per lavoratori dipendenti o collaboratori, o, ancora, la percezione di somme a titolo di partecipazione agli utili, o l'effettuazione di

acquisti di beni strumentali che, sommati a quelli dei due anni precedenti, superano l'ammontare complessivo di 15 mila euro». Il documento di prassi puntualizza che «in tal caso il contribuente è obbligato alla comunicazione per tutte le operazioni sopra le soglie effettuate a decorrere dalla data in cui vengono meno i requisiti per l'applicazione del regime fiscale semplificato». In sostanza, sembra che al verificarsi di uno dei richiamati eventi, per tutte le operazioni rilevanti registrate in data successiva dovrebbe procedersi al monitoraggio fiscale. Si usa il condizionale perché la conclusione suddetta stride con quanto affermato in precedenza nella stessa circolare, laddove si evidenzia che la comunicazione non interessa i soggetti minimi non essendo gli stessi tenuti agli obblighi Iva, fatta eccezione per la certificazione dei corrispettivi. Orbene, atteso che le fattispecie richiamate non prevedono la fuoriuscita immediata dal regime dei minimi, bensì la non applicazione dall'anno successivo, appare oltremodo strano da un lato che detti soggetti possano continuare, in corso d'anno, ad avere adempimenti semplificati e dall'altro debbano preoccuparsi di monitorare le operazioni rilevanti. In termini pratici, attenendosi ai chiarimenti amministrativi, se ad esempio un contribuente minimo supera la soglia di 30 mila euro di ricavi il 23 settembre del 2011, ma non quella di 45 mila euro (nemmeno entro il 31 dicembre) che prevede la immediata fuoriuscita dal regime, ancorché per l'intero anno solare potrà fruire del regime agevolato, dovrà in ogni caso provvedere alla raccolta delle informazioni riferite alle operazioni rilevanti effettuate a decorrere dal 23 settembre stesso. Francamente si tratta di una conclusione non logica e forse i soli soggetti che dovrebbero essere tenuti all'adempimento dovrebbero essere coloro che superano la fatidica soglia di 45 mila euro di ricavi/compensi, con contestuale immediato ritorno al regime ordinario e ripresa di tutti gli adempimenti Iva.

Sul fronte, invece, delle operazioni con le persone fisiche è da rilevarsi in primo luogo che il documento di prassi sorvola, in attesa forse di future determinazioni, sulle modalità con cui raccogliere le informazioni. Si afferma in maniera generica che è necessaria l'acquisizione del codice fiscale ma non è dato sapere come. In particolare, la domanda fondamentale è se è possibile chiedere l'esibizione di documenti per verificare la reale corrispondenza del codice fiscale al soggetto acquirente e se in caso di rifiuto a fornire i dati vi siano conseguenze particolari oltre quella dell'irrogazione della sanzione, che pur sarebbe opinabile visto che non dipenderebbe dalla volontà del soggetto tenuto all'adempimento. Il tutto, peraltro, per un'informazione che come ribadito più volte proprio nei confronti dei privati non serve a nulla in quanto salvo casi rari di «assurdi autogol» gli evasori non si faranno mai intercettare da questo provvedimento.

Solo che in tale scenario si pone anche il problema in cui il consumatore finale sia un soggetto non residente privo del codice fiscale, laddove la circolare 24 richiede l'indicazione del cognome, nome, luogo, data di nascita e domicilio all'estero. A parte considerazioni di carattere pratico circa l'attuazione dell'adempimento, dovendosi immaginare situazioni in cui, ad esempio, il gestore di un rinomato atelier dovrà cercare di far comprendere al turista di turno perché vuole determinate informazioni, si resta ulteriormente perplessi al pensiero che tale dato è ancora più inutile e soprattutto incontrollabile, proprio per l'assenza di un codice fiscale e considerando che in alcuni casi le difficoltà di comunicazione e corretta trascrizione delle informazioni saranno insormontabili. Ma l'aspetto simpatico (o triste) della vicenda è che simili evenienze, almeno stando alla citata circolare, potrebbero non essere rare, in quanto se i pagamenti sono effettuati mediante carte di credito, di debito e prepagate emesse da operatori finanziari non residenti e senza stabile organizzazione in Italia le comunicazioni dovranno comunque essere effettuate. Ciò significa dover anche conoscere quali sono le carte di credito «ammesse» e quali quelle «out» e ciò con buona pace dello spirito della norma, secondo cui i contribuenti non dovevano essere gravati di ulteriori onerosi adempimenti.

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