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Arma anti-accertamenti esecutivi

del 28/05/2011
di: di Andrea Bongi
Arma anti-accertamenti esecutivi
Contro i nuovi accertamenti esecutivi istanze di sospensione separate dal ricorso introduttivo e richiesta di provvedimenti d'urgenza. Sono questi, in estrema sintesi, i consigli pratici contenuti nella scheda informativa frutto del lavoro congiunto degli ordini dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano, Roma, Torino e Napoli. In vista del 1° luglio prossimo i professionisti dell'area economico-contabile scendono in campo e affilano le armi. Mentre da una parte sollecitano a livello politico proposte di modifica alla disciplina dell'articolo 29 del dl 78/2010, dall'altra predispongono apposite bozze di ricorso contenenti le richieste di sospensione cautelare ordinaria e d'urgenza.

Il documento (pubblicato su www.eutekne.info) contiene, oltre i facsimile delle richieste di sospensione cautelare (si veda il modello qui a fianco), anche una serie di istruzioni e consigli pratici che potrebbero risultare utili nel prossimo futuro qualora la disciplina degli accertamenti esecutivi dovesse rimanere quella che attualmente è stata delineata a seguito delle modifiche apportate dal c.d. dl sviluppo (dl 70/2011).

Secondo i responsabili degli ordini professionali estensori della nota tecnica, nonostante l'intervento mitigatore sopra citato, la disciplina dei nuovi accertamenti esecutivi costituisce infatti una pesante limitazione dei diritti dei contribuenti, primo fra tutti l'inviolabilità del diritto di difesa sancito dall'articolo 24 della nostra Carta costituzionale.

Detto ciò vediamo alcune delle «dritte» suggerite in materia dai commercialisti.

Una prima mossa che i contribuenti potrebbero sfruttare è rappresentata dalla presentazione dell'istanza di sospensione con atto separato rispetto al ricorso introduttivo per scongiurare il più possibile i rischi dell'esecuzione. Così facendo infatti i 120 giorni previsti dalla norma decorrerebbero non dalla notifica del ricorso bensì dalla domanda di sospensiva. Quest'ultima potrebbe essere presentata anche dopo i 30 giorni successivi ai primi 60 utili per il ricorso, ottenendo così come effetto immediato quello di dilatare i tempi dell'esecuzione posto che la presentazione della sospensiva bloccherà ogni azione dell'agente della riscossione anche se prodotta in un momento in cui lo stesso contribuente sarebbe di fatto già esecutabile.

Si tratta di un escamotage che presenta qualche rischio ma che deve essere attentamente considerato tenuto conto del fatto che ben difficilmente le commissioni tributarie riusciranno a pronunciarsi sulla sospensiva nei 120 giorni oggi previsti dalla norma. Anzi. L'entrata in vigore delle nuove disposizioni farà aumentare il numero delle richieste di sospensione con ulteriore affollamento ed allungamento dei tempi di istruttoria rispetto agli attuali.

Poiché il nuovo accertamento sarà già di per sé un titolo esecutivo al pari delle attuali cartelle esattoriali, gli estensori consigliano di valutare anche la possibilità di richiederne la sospensione tramite il c.d. provvedimento d'urgenza.

In questo caso infatti il presidente della Ctp, oltre alla fissazione dell'udienza per la trattazione della richiesta cautelare deve sospendere anche l'efficacia esecutiva dell'atto fino alla data dell'udienza stessa. Per poter attivare il procedimento d'urgenza occorre che oltre alla fondatezza della pretesa e del danno grave ed irreparabile sussista altresì l'imminenza del danno, che di fatto consiste nell'impossibilità per il contribuente di attendere l'udienza di sospensione. A favore del maggior ricorso ai provvedimenti d'urgenza, il documento richiama una recente delibera del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria (n.122 del 2010) nel quale si esortano i giudici a disporre la decretazione d'urgenza quando la discussione non possa tenersi entro i sessanta giorni dalla notifica della cartella esattoriale.

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