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Cfc, interpelli ok fino al 30 giugno

del 27/05/2011
di: di Duilio Liburdi
Cfc, interpelli ok fino al 30 giugno
Istanze di interpello per la disapplicazione della normativa Cfc (Controlled foreign companies) valide se presentate sino al prossimo 30 giugno in considerazione delle difficoltà nella applicazione delle nuove disposizioni, sterilizzazione delle perdite pregresse del soggetto estero ai fini del calcolo del tax rate, tassazione complessiva nell'ambito del gruppo estero come elemento di valutazione per la non artificiosità dei comportamenti in relazione territori white list. Sono queste solo alcune delle questioni analizzate dall'amministrazione finanziaria nella corposa circolare n. 23 di ieri con la quale l'agenzia delle entrate è intervenuta sulla nuova disciplina Cfc che opera, nella sostanza, a partire dal periodo di imposta 2010. Come noto, i contribuenti residenti che chiedono la non applicazione della disciplina in questione, estesa a determinate condizioni anche ai soggetti non in black list, debbono richiederla attraverso la presentazione di una apposita istanza all'amministrazione finanziaria.

Scadenza dell'interpello disapplicativo. In linea di principio, la pronuncia di prassi dell'Agenzia delle entrate ribadisce come la presentazione dell'interpello disapplicativo sia sostanzialmente un adempimento obbligatorio posto a carico del contribuente. Poiché la presentazione dello stesso è ancorato al termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, l'agenzia delle entrate tiene conto, a tale fine, della complessità delle questioni che formano oggetto anche di chiarimento con la circolare di ieri. A tale proposito, dunque, si afferma come con riferimento alle sole istanze il cui termine di presentazione sarebbe scaduto tra il 1° giugno e il 30 giugno 2011, le stesse si considereranno validamente proposte se presentate entro tale ultima data.

Disposizioni non contenute nel Tuir. Una parte della circolare è destinata ad analizzare la normativa delle Cfc alla luce dell'applicazione dei principi di alcune disposizioni che identificano la tassazione sulla scorta di norme che non sono contenute nel testo unico delle imposte sui redditi. Un quesito, in particolare, riguardava l'applicabilità delle norme in materia di società di comodo. L'Agenzia precisa come il calcolo del tax rate (virtuale) domestico va determinato partendo dall'ipotesi che la società controllata estera «non black list» sia residente in Italia. Per ragioni di semplificazione l'agenzia ritiene che tale valore vada calcolato applicando le disposizioni ordinariamente previste dal Tuir in materia di reddito d'impresa. Nell'ambito del confronto con le norme in materia di società di comodo, l'Agenzia afferma che l'applicabilità della predetta disciplina ad una controllata estera «non black list» presuppone la tassazione per trasparenza del reddito dalla stessa prodotto, circostanza quest'ultima che si verifica in caso di mancato accoglimento dell'apposita istanza di interpello di cui all'articolo 167, comma 8-ter del Tuir, seguita dalla decisione del contribuente di adeguarsi al parere reso dall'Agenzia delle entrate, oppure quando il contribuente non ha presentato interpello perché nel suo caso specifico non ricorrono le circostanze che giustificano la disapplicazione della Cfc rule. In entrambi i casi, è necessario confrontare il reddito della Cfc determinato in via ordinaria con quello minimo presunto previsto dalla disciplina sulle società non operative. A conclusione diversa, invece, si giunge nel caso di calcolo del tax rate (virtuale) domestico: in tale sede, infatti, non c'è alcuna tassazione per trasparenza del reddito della Cfc in quanto si è in una fase propedeutica alla valutazione dell'artificiosità dell'insediamento estero. In altri termini, l'applicabilità della disciplina sulle società di comodo implicherebbe un'anticipazione del giudizio sull'artificiosità della controllata estera, da esplicitarsi invece in una fase successiva.

Perdite estere pregresse. L'Agenzia delle entrate conferma come, ai fini del calcolo del tax rate, deve essere sterilizzato l'ammontare delle perdite pregresse, vale a dire quelle prodottesi prima della applicazione nei confronti della società estera della disciplina Cfc, a prescindere dalla loro anzianità e dai motivi che hanno portato alla loro formazione. Viene acquisito dunque come dato che la rilevanza delle perdite estere ai fini della identificazione del tax rate incidono in relazione alle perdite che si sono prodotte a partire dal periodo di imposta di applicazione delle nuove disposizioni normative.

Costruzione artificiosa. Uno dei principi cardine della disciplina Cfc legata ai soggetti non black list è la dimostrazione che questi soggetti non siano costruzioni artificiose volte a conseguire un indebito vantaggio fiscale. La dimostrazione deve essere fornita in base alle previsioni di cui al comma 8-ter. Un quesito rivolto all'Agenzia delle entrate riguardava il caso di un gruppo la cui tassazione complessiva era sostanzialmente in linea con il concetto di assenza di costruzione artificiosa. L'agenzia delle entrate afferma che tale tipo di valutazione (cioè l'esistenza di un soggetto non «fittizio» all'estero) deve essere necessariamente riferito alla singola società ma, in sede di interpello, una apposita valutazione in relazione alla giustificazione fornita come esimente, potrà essere effettuata valutando nel contempo la situazione dell'intero gruppo.

Fondi comuni di investimento esteri. L'Agenzia delle entrate ritiene che la normativa Cfc non possa trovare applicazione con riferimento a quelle entità estere che, per le loro caratteristiche operative, derivanti dalla stessa legge che le disciplina e in base alla quale sono costituite sono partecipate da una pluralità di investitori non collegati tra loro; seguono politiche d'investimento determinate da criteri e regolamenti sottoposti al controllo delle autorità di vigilanza e sono gestite da soggetti che svolgono professionalmente tale attività, in autonomia dai partecipanti stessi. Poste tali condizioni, dunque, la normativa Cfc non si applicherà ai fondi cosiddetti armonizzati nonché in capo a quegli organismi d'investimento collettivo del risparmio (Oicr), che pur non essendo conformi alle predette direttive, sono stabiliti in stati membri dell'Unione europea o in stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo e comunque ivi assoggettati a forme di vigilanza. Fermo restando il potere dell'Amministrazione finanziaria di verificare, in sede di controllo, l'effettivo ricorrere delle predette condizioni, il soggetto residente non è tenuto alla presentazione dell'interpello Cfc.

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