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Copertura perdite, notai in corner

del 27/05/2011
di: di Luciano De Angelis
Copertura perdite, notai in corner
La ricostituzione del capitale sociale di seguito a perdite integrali, adottata dall'assemblea senza notaio può essere regolarizzata attraverso un verbale redatto successivamente dallo stesso pubblico ufficiale. Nelle assemblee totalitarie, il diritto di opposizione spetta anche al sindaco ed agli amministratori assenti. Nelle Sas l'amministratore provvisorio ex art. 2323 c.c. può legittimamente essere eletto fra i soci accomandanti.

È quanto si legge in alcune delle 18 massime redatte dal Comitato notarile della Campania presentate oggi a Napoli, all'interno della Giornata di studio per la presentazione delle massime notarili in materia societaria.

Delibere di società di capitale non verbalizzate

Può accadere che, a fronte di una delibera assembleare di carattere straordinario, nonostante sia prevista per legge la verbalizzazione notarile, tale delibera venga adottata, seppur col consenso unanime dei soci, dall'assemblea ordinaria. In tale situazione la Cassazione (cass. 2 aprile 2007 n. 8222), ha ritenuto, la delibera annullabile, illegittimamente iscritta presso il registro delle imprese (nel caso di specie modifica dello statuto per azzeramento del capitale sociale e sua ricostituzione).

Secondo il notariato, il verbale non connota un aspetto verbale della deliberazione bensì: «... un momento del procedimento che contribuisce alla formazione della delibera, quale resoconto dei fatti che si svolgono avanti al verbalizzante…». Appare, quindi, da ritenere che il vizio della deliberazione non costituisca una causa di annullabilità bensì di nullità ex art. 2379 c.c., per mancanza di verbale.

A livello operativo, vale nella fattispecie, il secondo comma dell'art. 2379-bis c.c. ai sensi del quale, l'invalidità della delibera per mancanza di verbale può essere sanata mediante apposita verbalizzazione eseguita prima dell'assemblea successiva. Si tratta secondo il notariato di una forma impropria di sanatoria, che consiste nella tardiva verbalizzazione di delibera non verbalizzata e non di una nuova delibera, ai sensi del terzo comma dell'art. 2375 c.c. che consente il verbale successivo sebbene «senza ritardo».

Riduzione del capitale per perdite

In merito alla riduzione del capitale per perdite, nella massima n. 6 si ritiene:

1) che la situazione economico patrimoniale da redigersi secondo i criteri di redazione del bilancio di esercizio non risalga ad oltre quattro mesi dalla data fissata per la riunione assembleare (in tal senso, peraltro giurisprudenza ormai consolidata Cass. 2 aprile 2007 n. 8221; conf. Cass. 13 gennaio 2005 n. 543);

2) che siano necessari sia lo stato patrimoniale che il conto economico (in tal senso Principio contabile n. 30) mentre contrarie risultano la Cassazione (Cass. 2 aprile 2007 n. 8221; Cass. 21/10/1999 n. 12018) e una massima sullo stesso tema redatta dal Notariato del Triveneto (Massima H.G 26 del 2008) che ritengono sufficiente la sola presentazione all'assemblea della situazione patrimoniale;

3) la nota integrativa, di contro, si reputa non necessaria a condizione che le ragioni della perdita e l'andamento della gestione siano inserite nella relazione degli amministratori.

Assemblea totalitaria

Nella massima n. 15 si ritiene che nell'assemblea totalitaria delle srl, debbano contestualmente o anteriormente fornirsi ad amministratori e sindaci assenti una seppur succinta informativa degli argomenti da trattare. Ciò in quanto in queste società, a differenza che nelle spa, appare da ritenersi che il diritto di opposizione alla trattazione spetti anche agli assenti, dato che l'art. 2479-bis c.c. non fa alcun riferimento (a differenza dell'art. 2366 per le spa) ai soci intervenuti.

In merito all'assemblea totalitaria, inoltre, il notariato campano (conformemente a quello milanese mass. n. 13), ritiene inderogabili i presupposti di cui all'art. 2479-ter, comma 5 (presenza dell'intero capitale sociale e informazione a tutti gli amministratori ed eventuali sindaci), mentre è ammissibile prevedere per statuto requisiti ulteriori (per esempio, inderogabile presenza di amministratori e sindaci). Altresì ammissibile risulterebbe prevedere statutariamente l'obbligo di convocare l'assemblea con relativa invalidità delle assemblee totalitarie.

Società personali

Le massime n. 11 e 17, evidenziano che in primo luogo sia in sede di costituzione che di aumento del capitale non sussiste, per i soci, l'obbligo di versare il capitale sottoscritto e che nelle Sas può essere nominato «amministratore provvisorio», ex art. 2323 c.c., comma 2, anche l'accomandante.

Quest'ultimo tema, è da sempre estremamente dibattuto, da un lato in dottrina e giurisprudenza di merito (Trib. Salerno 10 aprile 2007; conf. Trib. Torino 22 febbraio 1991) orientate alla tesi permissiva, e dalla giurisprudenza di legittimità per la quale all'accomandante sarebbe sempre precluso il ruolo di rappresentante della società (in tal senso Cass. 17/7/2008 e Cass. 2/12/83 n. 7294).

Secondo il notariato, tuttavia, non avrebbe senso affermare che l'amministratore provvisorio non assume la qualità di socio accomandatario se tale affermazione non riguardasse l'accomandante scelto per tale carica, proprio perché la necessità di escludere l'applicabilità del principio dell'immistione vietata è propria di quel caso. Non può infatti ritenersi che la norma sia finalizzata ad escludere che l'estraneo amministratore venga parificato al socio accomandatario.

Altre massime

Nella, massima n. 4 si ritiene ammissibile per il socio creditore della società, sottoscrivere l'aumento attraverso rinuncia del credito vantato dal socio stesso nei confronti della società. Non è di ostacolo a riguardo che l'aumento venga effettuato per copertura perdite e che il credito sia postergato ex art. 2467 c.c. (in senso conforme notariato di Firenze, Pistoia e prato si veda Italia Oggi del 7 maggio).

Nella massima n. 12, si prevede poi, che nella trasformazione di società di persone in società di capitali, il capitale sociale della società risultante dalla trasformazione non possa superare il patrimonio netto attestato nella relazione di stima. Ne deriva che il capitale sociale eventualmente maggiore debba esser ridotto al valore di perizia senza possibilità che ai soci venga rimborsato capitale ai sensi dell'art. 2406 c.c.

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