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Spazio ai tecnici. E la rappresentanza si allarga

del 26/05/2011
di: La Redazione
Spazio ai tecnici. E la rappresentanza si allarga
Il mosaico confederale si arricchisce di un altro prezioso tassello. Il 19 maggio il consiglio generale di Confprofessioni ha accolto la richiesta di adesione di Antec, l'Associazione nazionale dei tecnici e tecnici laureati liberi professionisti, che riunisce geometri, periti industriali, periti agrari e agrotecnici. La nuova realtà sindacale interprofessionale va a integrare l'area ambiente e territorio di Confprofessioni che già conta la presenza attiva di Ala Assoarchitetti, Assoingegneri, Singeop (geologi professionisti) e Sindagrof (agronomi forestali), completando così il quadro delle professioni tecniche ordinistiche, che fanno capo a Confprofessioni, la principale organizzazione di rappresentanza dei liberi professionisti in Italia. A guidare la nuova associazione è stato chiamato Mariano Magnabosco, 65 anni, figura storica della categoria dei periti industriali (già presidente del Consiglio nazionale tra il 2002 e il 2004), che intorno ad Antec è riuscito a coagulare forze nuove delle categorie tecniche che operano nei comparti dell'edilizia, territorio, ambiente, tecnologie, sicurezza e agroalimentare in Italia e nell'area Ue. Costituita lo scorso 4 aprile, Antec può già vantare una diffusa presenza sul territorio nazionale, che copre attualmente 11 regioni e 21 province, su un bacino potenziale di circa 200 mila professionisti iscritti nei relativi albi professionali. «In poco più di un mese dalla costituzione, credo fosse difficile fare di più», chiosa Magnabosco, che per la prima volta racconta la nascita della associazione e le ragioni che l'hanno spinta ad aderire a Confprofessioni.

Domanda. Partiamo da qui. Perché avete scelto di aderire a Confprofessioni?

Risposta. Ogni nuova realtà sindacale che nasce ha bisogno di una grande famiglia per crescere, ma anche per partecipare allo sviluppo di un nuovo modello di rappresentanza forte e unitario. Confprofessioni è la confederazione che più di altre rappresenta le professioni liberali e quando siamo partiti, poco più di un mese fa, ci siamo guardati intorno e abbiamo visto che nel panorama delle sigle sindacali che aderiscono a Confprofessioni mancava la rappresentanza delle categorie tecniche diplomate. Così abbiamo pensato che Antec poteva e doveva integrare la rappresentanza di professioni storiche, nate oltre 80 anni fa, in seno a Confprofessioni.

D. Che cosa può offrire Confprofessioni a una nuova realtà sindacale?

R. La Confederazione è cresciuta molto in questi ultimi anni. Ha sviluppato il sistema della bilateralità, che consente ai professionisti di accedere alla formazione e all'assistenza sanitaria integrativa per i dipendenti, fino alla sicurezza sul lavoro e al sostegno al reddito. Entrare in questo circuito è fondamentale, anche perché attraverso Confprofessioni che è parte sociale e, come tale ci rappresenta tutti, possiamo portare la nostra voce alle istituzioni e alla politica. Nei palazzi romani e sul territorio.

D. Quali sono gli obiettivi che vi siete posti?

R. Entro la fine dell'anno, nella nostra prima assemblea generale, andremo a individuare tutti insieme, le linee strategiche della nostra azione sindacale che dovranno dare risposte concrete alle esigenze delle nostre categorie.

D. Per esempio, le lauree brevi?

R. È uno dei più grandi problemi delle professioni tecniche. Il dpr 5 giugno 2001 n. 328, che ha fissato i criteri di accesso agli albi professionali, incluse le lauree triennali, consente ai laureati triennali tecnici l'iscrizione fino a sei albi diversi, ma con competenze diverse. È una cosa che non sta in piedi perché crea enorme confusione nella clientela e tra gli stessi laureati che, a fronte di un titolo che sembra appagarli di più (quello dell'albo dei laureati con l'aggiunta della sigla iunior), si iscrivono nella sezione B degli albi dei laureati ma hanno competenze diverse dai colleghi di sezione A e inferiori a quelle degli iscritti negli albi dei tecnici diplomati.

D. Che cosa si può fare per evitare questa disparità?

R. L'attribuzione delle competenze professionali spetta allo stato, non al sindacato. Esiste già una proposta di legge in parlamento, che condividiamo, per eliminazione delle sezioni B degli albi dei tecnici laureati e la contemporanea istituzione di un albo per i tecnici laureati triennali nel quale, in via transitoria, accederanno anche i tecnici diplomati che attualmente possono esercitare la libera professione perché iscritti nei rispettivi albi professionali. Crediamo che questa sia la soluzione al problema perché potrà fare chiarezza e dare una propria casa ai laureati triennali, ospitando, finché esisteranno, quelle figure professionali che oggi anche noi rappresentiamo.

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