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Lotta all'evasione fiscale Ecco la cura Siciliotti

del 26/05/2011
di: La Redazione
Lotta all'evasione fiscale Ecco la cura Siciliotti
Dai commercialisti arriva il decalogo per la lotta all'evasione fiscale. In occasione dell'assemblea annuale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili il presidente Claudio Siciliotti tira fuori la sua ricetta anti-evasione. Un piano articolato in dieci punti «efficace nel recupero del gettito ed equilibrato nel rapporto con il contribuente». Ma non solo riforma fiscale, perché nella relazione introduttiva il numero uno dei commercialisti ha affrontato anche il tema della giustizia tributaria lanciando la sua idea di riforma che potenzi le «risorse economiche e professionali a disposizione dell'apparato esistente» senza stravolgerlo e quello della revisione legale, chiedendo al legislatore di mettere in condizione i professionisti di poter svolgere al meglio questa funzione.

Le proposte antievasione. Il decalogo parte innanzitutto dal «rimuovere la percezione di iniquità» che deriva da un sistema fiscale che tassa meno i redditi di derivazione patrimoniale e più quelli del lavoro dipendente e ancora, più le imprese che producono in Italia rispetto a quelle che delocalizzano all'estero. Una vera lotta all'evasione, poi, dice Siciliotti, deve ridurre «la giungla di detrazioni, deduzione, regimi impositivi speciali e sostituivi che caratterizzano il comparto delle imposte sul reddito e dell'Iva» e può essere combattuta anche con la leva del redditometro «prevedendo, però, che il contraddittorio tra Agenzia delle entrate e contribuente si possa svolgere di fronte a un mediatore terzo». Sì, poi, a una piattaforma informatica che consenta ai contribuenti di non avere altri adempimenti che quelli «minimi» e sì ancora alla sostituzione dell'obbligo di «identificazione dell'acquirente con codice fiscale per gli acquisti oltre 3.600 euro», incentivando «il ricorso a mezzi di pagamento tracciabili al posto del denaro contante anche per le transazioni al di sotto della soglia per cui l'utilizzo di questo è escluso per legge. E poi ancora per i contribuenti assoggettati per legge a revisione legale «attribuire specifici compiti di revisione ai fini fiscali ai soggetti incaricati della revisione legale», mentre per coloro che non né sono assoggettati «prevedere la facoltà di farsi rilasciare una certificazione fiscale da parte di un libero professionista». Infine il rilancio di una delle proposte care a Siciliotti: «Elevare a norma di rango costituzionale, opportunamente revisionato, lo Statuto dei diritti del contribuente».

Riforma giustizia tributaria. Ma tanto più efficace è la lotta all'evasione tanto maggiore deve essere l'attenzione sul fronte dell'amministrazione della giustizia tributaria. Occhi puntati, dunque, non solo su un'adeguata dotazione finanziaria ma anche su una formazione specifica. Il che significa, per esempio, «l'apertura ai giudici non togati dei percorsi di carriera per l'accesso alle cariche direttive», il reclutamento dei giudici tributari mediante criteri di selezione non solo basati sull'anzianità ma soprattutto su titoli e competenze e poi introdurre l'obbligo della formazione continua per tutti i giudici tributari».

Revisione legale. Un momento di riflessione, poi, sul tema della revisione legale. Il compito della nostra professione, dice Siciliotti, «è quello di mettere il legislatore in condizione di offrire alle imprese non soltanto i maggiori oneri ed i conseguenti aspetti negativi che discendono dal recepimento della direttiva europea», ma anche le opportunità che potrebbero arrivarne. Dal canto suo, però, il legislatore deve «mettere in condizione la nostra professione di poter svolgere al meglio quella che costituisce appunto una sua funzione tipica, evitando di indulgere in scelte che, per quanto in modo indiretto ed implicito, potrebbero minare alla radice questa palese evidenza fattuale e giuridica».

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