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Lo studio associato piace solo al 16,4%

del 26/05/2011
di: La Redazione
Lo studio associato piace solo al 16,4%
Oltre i due terzi (precisamente il 76,4% degli intervistati) degli studi professionali è ancora oggi organizzato in forma individuale. Solo il 16,4% dei commercialisti esercita l'attività in forma associata. Nel complesso, il 68% del campione vede lo studio professionale composto di un personale variabile tra 1 e 5 unità, mentre appena il 7,9% degli studi italiani impiega oltre 10 persone. È quanto emerge dal rapporto sullo stato dell'informatizzazione negli studi professionali di dottore commercialista ed esperto contabile, elaborato dalla commissione «Protocolli telematici e rapporti istituzionali» del Cndcec e presentato ieri a Roma durante l'assemblea nazionale.

Ogni commercialista spende in media tra i 2.500 e i 5 mila euro all'anno per l'utilizzo in licenza di software per la propria attività professionale. Una cifra che nel 75% dei casi vede il canone ritoccato in corso d'opera per via degli adeguamenti tecnologici necessari per assolvere a nuovi adempimenti tributari o previdenziali che vengono istituiti durante l'anno. Un importo variabile fino a 2.500 euro, poi, se ne va annualmente per collaborazioni e assistenze informatiche da parte di tecnici esterni allo studio, per installazioni, configurazioni, reti Lan e quant'altro. Più della metà della categoria dichiara di non fare uso della Posta elettronica certificata, nonostante l'obbligo prescritto dalla legge, mentre solo il 15% degli studi utilizza sistemi di archiviazione ottica e conservazione sostitutiva dei documenti contabili, fiscali e civilistici. Nel complesso, tuttavia, i commercialisti sono tecnologicamente al passo coi tempi: «La telematica e il sistema e-government hanno trasformato il commercialista in un ottimo funzionario in outsourcing della p.a.».

La ricerca in commento si è basata sulle risposte fornite dalla categoria attraverso 6.209 questionari, un numero pari al 5,6% dei professionisti iscritti all'albo. Un campione, si legge nella premessa, ampio e rappresentativo della professione del commercialista, la quale raccoglie ad oggi oltre il 50% dei soggetti accreditati per l'accesso ai servizi telematici dell'Agenzia delle entrate.

Il rapporto passa in rassegna tutti gli adempimenti telematici che i professionisti gestiscono per conto della clientela: su 43 adempimenti, evidenzia la ricerca, solo 12 prevedono oggi un compenso per l'attività di intermediazione. Da qui, in calce allo studio, la proposta del Cndcec di modificare l'articolo 3, comma 3-ter del dpr n. 322/1998, innalzando da 1 euro a 6 euro il compenso spettante per ciascuna dichiarazione, comunicazione o documento trasmesso mediante Entratel, a carico dell'erario. Le richieste del Consiglio nazionale interessano anche gli investimenti in hardware e software, nei confronti dei quali i commercialisti auspicano l'introduzione di un credito d'imposta a regime sugli oneri sostenuti.

Particolarmente interessanti i dati relativi alla Pec, la cui adozione obbligatoria è stata prevista dalla legge n. 2/2009. Attualmente il 57% dei commercialisti dichiara di non fare uso della Pec, anche tenuto conto del fatto che il termine previsto (29 novembre 2009) non è stato inteso come perentorio e che non sono previste sanzioni. L'Ordine di appartenenza, sottolinea la ricerca, può comunque procedere a un provvedimento di richiamo del professionista inadempiente. Complessivamente, conclude lo studio, il 77,7% degli intervistati si ritiene soddisfatto del livello di tecnologia raggiunto dal proprio studio, anche considerata l'elevata incidenza della telematica ai fini degli adempimenti tributari.

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