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Sulle tracce dei falsi agriturismo

del 26/05/2011
di: di Fabrizio G. Poggiani
Sulle tracce dei falsi agriturismo
La possibile emersione di imprese commerciali esercenti vere e proprie attività di ristorazione e alberghiere coperte da uno pseudo esercizio di attività di natura agrituristica pongono il produttore agricolo a forte rischio controlli nell'anno in corso. Nel paragrafo 2.4.4), della circolare 18/05/2011 n. 21/E, l'Agenzia delle entrate invita gli uffici a verificare, soprattutto, le imprese agricole che esercitano attività agricole connesse, di cui al comma 3, dell'articolo 2135 c.c. e attività agrituristiche, di cui alla legge n. 96 del 2006. Per quanto concerne il comparto è noto che il produttore agricolo, che esercita un'attività agricola di coltivazione del fondo, allevamento di animali e silvicoltura, è ammesso alla tassazione fondiaria del reddito, in luogo di quella d'impresa, se lo stesso è impresa individuale o società semplice, ma anche se esercita dette attività nella forma di società commerciale (esclusa la spa), esercitando l'opzione, di cui al comma 1093, dell'art. 1, della legge n. 296/2006. Un primo passaggio della circolare riguarda la corretta applicazione della disciplina Iva, con particolare ai regimi speciali e di esonero, di cui all'art. 34, dpr 633/1972, in termini dimensionali e che possono far emergere situazioni, almeno apparentemente, non congrue.

Attività connesse - Per quanto concerne le attività connesse è opportuno ricordare che la tassazione è tanto più favorevole quanto più forte il legame tra le medesime e le attività agricole principali appena indicate, dovendo ricordare che le stesse devono essere esercitate in assenza di un'autonoma organizzazione (c.m. 44/E/2004) e nel rispetto del criterio della «prevalenza» che, in via generale, obbliga il produttore a manipolare e trasformare prodotti ottenuti principalmente dalla coltivazione del fondo o dall'allevamento di animali. Peraltro, la lettera c), del comma 2, dell'art. 32, dpr n. 917/1986 fa rientrare nella tassazione catastale le attività connesse individuate per tipologia di prodotto con riferimento ai beni individuati, ogni due anni, da uno specifico decreto del ministero delle finanze; sul punto è opportuno ricordare che il recente decreto 5/08/2010, applicabile per il biennio 2010/2011, all'articolo 2, ha fatto riferimento alla classificazione delle attività economiche «Ateco 2007» (e non più «Ateco 2004») con l'inevitabile esclusione di attività precedente ritenute ex lege attività connesse. Di conseguenza, i produttori agricoli dovranno verificare se le attività di manipolazione e trasformazione sono effettuate con utilizzo dei prodotti ottenuti in via prevalente dalle attività principali, come attualmente individuate nella classificazione indicata, potendo eventuale applicare il forfait, di cui all'art. 56-bis, dpr n. 917/1986, se ditta individuale o società semplice, per i prodotti non contemplati nella richiamata classificazione.

Allevamento di animali. Con riferimento a tale attività, le Entrate evidenziano la necessità di verificare la «correlazione» tra capi allevati e la potenzialità del terreno a produrre le unità foraggiere necessarie per l'accrescimento. In effetti, la lettera b), del comma 2, dell'art. 32 riconduce alla tassazione fondiaria l'allevamento di animali quando i mangimi ottenibili dai fondi, su cui è esercitata la detta attività, sono pari al almeno un quarto (25%) del fabbisogno complessivo. Il comma 5, dell'articolo 56, del testo unico delle imposte sui redditi rende possibile una tassazione forfetaria del reddito eccedentario, purché l'allevatore abbia un titolo idoneo per il godimento dei terreni su cui esercita l'attività (proprietà, affitto, comodato, ecc.) e gli animali appartengono a una delle categorie indicate all'interno dello specifico decreto ministeriale. Di conseguenza, per quanto indicato nel documento di prassi in commento, il controllo dovrà essere eseguito sulla base della coerenza dell'entità dei fondi utilizzati e la produzione di mangimi ottenibili dagli stessi.

Agriturismo. L'altra attività che sarà maggiormente monitorata dagli uffici periferici è quella concernente l'agriturismo, stante il fatto che la direzione centrale evidenzia «… la possibile esistenza di vere e proprie imprese commerciali di ristorazione e alberghiere dissimulate sotto forma di agriturismo …».

Da quanto si evince, la maggiore attenzione non è rivolta alla generalità delle attività esercitabili dall'imprenditore agricolo come «agriturismo» (attività didattiche, turismo equestre, escursioni, pesca sportiva, ecc..), ma alle attività alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande, che vanno per la maggiore in questo comparto e che si pongono in totale concorrenza con quelle della medesima natura esercitate dalle imprese commerciali. In tal caso, per quanto indicato, nella consapevolezza che, a prescindere dalle attività agricole principali esercitate (coltivazione del fondo, silvicoltura o allevamento di animali), le attività agrituristiche alberghiere e di somministrazione e degustazione di prodotti tipici, anche lavorati e trasformati in azienda, possono essere esercitate da qualsiasi imprenditore agricolo (il vivaista che ospita i visitatori in camere o in campeggio), si comprende che il maggior rischio nei controlli lo correranno quelle aziende che risulteranno troppo sbilanciate verso queste attività, rispetto alle attività principali dichiarate.

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