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Nelle frodi costi a rischio

del 26/05/2011
di: di Roberto Rosati
Nelle frodi costi a rischio
A rischio i costi documentati da fatture soggettivamente fittizie: l'indeterminatezza della legge si presta ad una lettura tale da condurre all'affermazione della indeducibilità delle spese, con conseguente tassazione di un reddito insussistente. L'esistenza della problematica è stata riconosciuta anche dall'agenzia delle entrate, che si sta operando ad affrontare i casi “mediante istruzioni operative volte a discriminare i costi indeducibili in relazione alle fattispecie concretamente esaminate”. La soluzione, comunque, dovrebbe arrivare da una norma di interpretazione autentica, che chiarisca la portata della disposizione del comma 4-bis dell'art. 14 della legge n. 537/93. E' quanto emerge dalla risposta fornita ieri dal sottosegretario al ministero dell'economia, Bruno Cesario, all'interrogazione posta dall'onorevole Maurizio Leo, in commissione finanze della Camera. Il problema era stato sollevato con riferimento alle “frodi carosello”, operazioni soggettivamente inesistenti nelle quali l'operatore economico riceve le fatture d'acquisto da un soggetto interposto (società cartiera), anziché dall'effettivo fornitore. L'interrogante esprimeva l'avviso che, in questo caso, non debba trovare applicazione la norma sopra richiamata, secondo cui non sono ammessi in deduzione i costi o le spese riconducibili a fatti, atti o attività qualificabili come reato, fatto salvo l'esercizio dei diritti costituzionalmente riconosciuti. Diversamente, faceva presente Leo, si verificherebbe la tassazione dell'ammontare lordo dei ricavi, in luogo del reddito.

Nella risposta, dopo avere analizzato l'evoluzione della normativa in materia di tassazione dei proventi illeciti, viene evidenziato che dopo l'introduzione, ad opera della legge n. 282/2002, della norma del citato comma 4-bis, alla generale imponibilità di detti proventi non corrisponde una generale deducibilità dei relativi costi. Questa norma, che ha configurato in sostanza una sanzione impropria, è però oggetto di interpretazioni differenti, non essendo univoco il significato da attribuire alla sua formulazione letterale, laddove fa riferimento ai costi “riconducibili” al reato, dando conseguentemente luogo a diverse pronunce giurisprudenziali. La disposizione non presenta, dunque, la necessaria chiarezza che dovrebbe caratterizzare le fonti normative ai fini della certezza del diritto che, nella fattispecie, si traduce nel principio di tassazione al netto, in conformità al principio di capacità contributiva. La questione è stata sollevata davanti alla corte costituzionale, che però si è espressa per l'inammissibilità per l'insufficiente motivazione dei quesiti, evitando così di pronunciarsi in merito alla denunciata violazione dell'art. 3 della carta costituzionale. Da qui, conclude l'esponente del governo, l'auspicio di un intervento del legislatore che chiarisca univocamente, anche attraverso una norma di interpretazione autentica, l'ambito di applicazione del comma 4-bis dell'art. 14 della legge n. 537/93.

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