Consulenza o Preventivo Gratuito

Focus sulle annotazioni libere

del 24/05/2011
di: di Susanna Baldi* * consulente Federagenti
Focus sulle annotazioni libere
Con l'approssimarsi del termine per la predisposizione delle dichiarazioni dei redditi arriva il momento dei tanto temuti studi di settore. L'anno ormai si è concluso e numerose categorie di contribuenti si trovano a dover fare i conti con la verifica della propria coerenza e congruità.

Un'analisi pubblicata dalla Sose (Società studi di settore) sulla congruità e la coerenza per l'anno d'imposta 2009 in tutti i settori, mostra come siano cresciuti i soggetti congrui, che però in base a quanto riportato, non possono essere considerati tutti virtuosi. Dalle indagini condotte risulterebbe, infatti, che soltanto il 26% dei soggetti analizzati sono risultati congrui e coerenti rispetto agli studi, mentre il 49,1% ha raggiunto la congruità «forzando» quasi sicuramente alcuni indicatori (fonte Sose).

Ragionando da contribuenti virtuosi con l'approssimarsi delle scadenze la prima cosa da fare è verificare da un lato se sussistono cause di esclusione o d'inapplicabilità degli studi, dall'altro se l'Agenzia potrà utilizzare l'eventuale anomalia riscontrata dal conteggio di Gerico per dar luogo a un'azione di accertamento. Fondamentale nel mettere a punto la propria strategia è il quadro delle annotazioni libere, nel quale deve essere riportata la propria situazione, anticipando il confronto con gli uffici finanziari e in qualche caso evitando il contraddittorio che potrebbe sorgere.

La causa di esclusione deve essere evidenziata nel quadro della determinazione del reddito d'impresa: è considerata causa d'esclusione, una vicenda che incide sulla significatività dei dati complessivi, come per esempio l'inizio dell'attività o la cessazione nel corso del periodo d'imposta. Ci sono poi i casi di attività svolte in modo anomalo, per esempio per effetto della messa in liquidazione o altri casi di non normale svolgimento dell'attività. Ci sono poi alcune categorie escluse come i contribuenti minimi che non compilano gli studi. In alcuni casi inoltre può accadere che nel corso del periodo d'imposta si modifichi l'attività svolta, le due attività sono soggette a studi diversi e questo da luogo all'esclusione dagli studi. In alcuni dei casi menzionati l'esclusione non significa non dover compilare il modello, che andrà inserito nell'Unico al fine di raccogliere informazioni e indicazioni.

Una volta accertato che non si è in possesso dei «requisiti» per poter rientrare tra i soggetti esclusi dagli studi, bisogna procedere alla compilazione degli stessi e analizzare i risultati.

Se ci si trova in una situazione di difformità rispetto ai risultati ritenuti corretti dagli studi, bisogna sicuramente compilare il quadro delle annotazioni libere evidenziando eventi che potrebbero giustificare anomalie e scostamenti. Nell'ipotesi in cui ci si trovi in una situazione di difformità rispetto ai risultati degli studi, sarebbe utile raccogliere tutta la documentazione a supporto della propria tesi difensiva, che potrebbe servire per un futuro contraddittorio, farlo ora è sicuramente più agevole, in particolare se ci sono determinati avvenimenti che possono giustificare tali scostamenti.

Giocare d'anticipo è certamente la strategia migliore, si fa meno fatica nel trovare e raccogliere la documentazione oggi, piuttosto che nel momento della chiamata al contraddittorio.

Per dimostrare uno stato di crisi del proprio settore economico d'appartenenza, è più semplice raccogliere i rapporti degli enti di ricerca economica e statistica, che sono pubblicati in questi mesi, piuttosto che ricercarli nel momento del contenzioso.

Nel momento in cui arriverà la convocazione per l'accertamento con adesione, il contribuente potrà quindi prospettare all'ufficio tanto le argomentazioni endogene riferibili alla propria attività, quanto quelle esogene riferibili al settore economico di appartenenza, depositando debitamente la documentazione a corredo.

La raccolta della documentazione adeguata è tanto più importante oggi, vista l'ultima sentenza della Cassazione che ha stabilito che l'Agenzia delle entrate deve indicare perché vengono disattese le ragioni del contribuente.

Abbiamo già detto in precedenza, che per quanto riguarda gli studi di settore, le sezioni unite della Cassazione hanno definitivamente affermato che le presunzioni che derivano dall'elaborazione matematica statistica non contengono i requisiti di gravità, precisione e concordanza, richiesti dalla legge per cui è l'ufficio a dover provare che la non congruità rappresenti la prova di una condotta evasiva del contribuente.

L'Agenzia delle entrate nella circolare n. 19/E del 2010 ha preso atto delle indicazioni delle sezioni unite, ma ha ritenuto che la mancata indicazione dei motivi per i quali non si tiene conto delle giustificazioni addotte dal contribuente non compromette la validità dell'accertamento.

La Cassazione ha affermato con la sentenza n. 3923/2011, che intende applicare in modo rigoroso le indicazioni delle sezioni unite sulla forza probatoria, annullando una sentenza di merito che aveva confermato un accertamento nel quale non erano argomentati i motivi per i quali non si teneva conto delle motivazioni prodotte in sede di contraddittorio dal contribuente.

Per la Corte è illegittimo l'atto di accertamento che non fornisce i motivi per i quali non si tiene conto delle giustificazioni prodotte dal contribuente, perché in questo modo l'accertamento si fonderebbe solo sugli scostamenti ricavati dagli studi di settore, che sono contestati dal contribuente, ma non asseverati dall'Agenzia delle entrate.

Nel caso specifico la sentenza della Cassazione ha dichiarato illegittimo l'accertamento, non solo perché non teneva conto delle osservazioni prodotte dal contribuente che aveva giustificato il suo scostamento dalle risultanze degli studi di settore con la forte concorrenza di esercizi simili nello stesso ambito territoriale, ma soprattutto perché l'amministrazione finanziaria non aveva indicato i motivi per i quali aveva ritenuto di non considerare validi i rilievi formulati dal contribuente.

Le sezioni unite hanno stabilito che l'avviso di accertamento deve indicare sia i motivi per cui i parametri che emergono dagli studi si applicano al contribuente, sia i motivi per i quali sono disattese le contestazioni da questo prodotte.

La Cassazione stabilisce, inoltre, che l'ufficio è chiamato a dimostrare, nel corso del contraddittorio, che lo studio di settore «centra» il cluster di appartenenza del contribuente, l'attività svolta e che tiene conto dei correttivi congiunturali.

L'ufficio dovrà dimostrare di essere riuscito a cogliere la peculiarità del contribuente, prevedendo per il soggetto indici «su misura» e contemporaneamente dovrà evidenziare nell'avviso di accertamento, le ragioni che l'hanno indotto a non ritenere valide le tesi difensive addotte dal contribuente. Dovrà quindi mostrare l'applicabilità in concreto dello strumento adducendo elementi a supporto delle presunzioni matematiche statistiche.

Se l'ufficio non riuscirà a fare tutto questo, motivando compiutamente gli elementi su cui si basa l'accertamento, l'avviso sarà ritenuto nullo per assoluto difetto di motivazione.

Ogni contribuente nel predisporre il proprio studio, nel caso di difformità dei risultati rispetto ai parametri forniti dall'Agenzia delle entrate, dovrebbe raccogliere oggi tutta la documentazione utile a supportare un'eventuale azione difensiva, riportando eventuali eventi importanti nelle annotazioni libere che possano già fornire agli uffici un'indicazione sui motivi dello scostamento.

La compilazione delle annotazioni non esclude la possibilità del contraddittorio, ma è sempre utile utilizzare tutti gli strumenti forniti dall'Agenzia delle entrate e sicuramente è utile la preparazione preventiva dell'eventuale azione futura.

vota