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L'albo garantisce la fede pubblica

del 24/05/2011
di: La Redazione
L'albo garantisce la fede pubblica
Abolire il valore legale del titolo di studio rappresenta uno di quei provvedimenti capace di sconvolgere gli attuali e delicatissimi equilibri del sistema professionale italiano: per il Consiglio nazionale degli ingegneri, in tale ipotesi, esiste solo una strada percorribile ed è quella dell'introduzione di un meccanismo di accreditamento dei corsi di laurea e di un nuovo esame di Stato entrambi affidati alla completa e autonoma responsabilità dell'ordine professionale, a garanzia della qualità delle prestazioni. Una posizione dettagliatamente illustrata dal Cni nel corso della recente audizione alla Commissione Istruzione del Senato, con un documento, oggi agli atti, che evidenzia come «stante l'attuale quadro normativo, l'abolizione del valore legale del titolo di studio comporterebbe un indebolimento della già ridotta capacità dell'Ordine degli ingegneri di garantire la qualità delle prestazioni dei propri iscritti. L'Ordine degli ingegneri non ha, infatti, alcuna possibilità di incidere sulla selezione dei percorsi accademici che consentono l'accesso all'esame di abilitazione e solo una limitata influenza nella gestione di questi ultimi». Il Cni sostiene, infatti, che in realtà il «valore legale» del titolo accademico rende equivalenti corsi accademici che forniscono conoscenze e competenze differenziate, la cui disomogeneità si è accresciuta a seguito della proliferazione delle facoltà e dei corsi di laurea conseguente all'introduzione del modello «3+2», cui peraltro i recenti interventi del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca hanno posto un significativo freno.

Tuttavia il processo da cui discende l'attribuzione del «valore legale» è oggi l'unico che in qualche misura consente di validare, almeno dal punto di vista formale, i percorsi formativi posti in essere dal variegato mondo delle Università italiane.

Tale processo potrebbe essere abrogato solo e soltanto se, contemporaneamente, fossero introdotti nuovi meccanismi di verifica e validazione dei percorsi formativi; in altre parole un sistema virtuoso e certificato di 'accreditamento dei corsi di laurea; con una specifica attribuzione delle conoscenze e competenze dei candidati all'esercizio della professione . In tal senso il Cni prefigura un nuovo esame di stato preceduto da un congruo periodo di tirocinio affidati alla completa e autonoma responsabilità dell'Ordine professionale.

Con tali modalità, l'introduzione di un sistema di accreditamento avrebbe la funzione di ricondurre entro ambiti omogenei i molteplici percorsi formativi attivati, con un monitoraggio mirato e una «taratura» secondo le esigenze del sistema economico e professionale, nonché della pubblica amministrazione.

E proprio per garantire la qualità delle prestazioni professionali è necessario che tale eventuale processo di «accreditamento», almeno per ciò che concerne l'accesso alla professione di ingegnere, sia gestito dall'organismo cui istituzionalmente è affidata la tutela della professione e ossia dall'Ordine e dal suo Consiglio nazionale. Il sistema ordinistico vigente in Italia – si legge nel documento ufficiale consegnato dal Cni alla Commissione del Senato – fonda la sua ragion d'essere sul fatto che il legislatore ha ritenuto che l'esercizio di talune professioni intellettuali, cosiddette protette o riservate – in quanto incidenti su diritti, beni, risorse, interessi, pubblici o privati, costituzionalmente tutelati – dovesse essere disciplinato e regolamentato in modo che fosse lo Stato, attraverso appunto la magistratura ordinistica, a garantire tali tutele.

La professione dell'ingegnere rientra tra quelle professioni cui la legge attribuisce specifiche e ampie «attività riservate» e l'Ordine che la disciplina è, quindi, delegato istituzionalmente ad assicurare che i suoi iscritti siano professionalmente capaci e responsabili nonché moralmente integri. La capacità e la consapevole responsabilità professionale devono essere acquisite, almeno nei loro indispensabili fondamenti, con il processo formativo che precede l'iscrizione all'Ordine. La funzione di garanzia del sistema ordinistico non può che basarsi, dunque, che su una adeguata, mirata ed organica formazione universitaria. L'attribuzione, attualmente vigente, del «valore legale» al titolo di studio assolve, almeno formalmente, a tale garanzia. Ed è proprio da questa valutazione che il Cni sostiene come alla eliminazione del «valore legale» debba doverosamente accompagnarsi l'introduzione di altre forme di verifica e accertamento della validità e finalizzazione dei percorsi formativi; verifica e accertamento che, nel caso di accesso al propedeutico tirocinio e all'esame di abilitazione alla professione, devono essere obbligatori e principalmente partecipati dall'istituzione ordinistica.

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