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Commercialisti, oggi si decide sul futuro

del 24/05/2011
di: di Ignazio Marino
Commercialisti, oggi si decide sul futuro
Si decide oggi sull'aumento o meno dei contributi a carico dei dottori commercialisti. La Cassa di previdenza di categoria guidata da Walter Anedda presenterà oggi all'assemblea dei delegati una proposta di delibera che prevede l'aumento del contributo soggettivo minimo dal 10 all'11% a partire dal 2012 per arrivare al 12% dal 2014. Una proposta che da qualche settimana anima il dibattito all'interno della categoria con una forte contrarietà da parte dei giovani dell'Ungdcec (si veda ItaliaOggi del 20/5/2011). Alla vigilia della votazione, però, arriva l'appoggio dell'Associazione italiana dottori commercialisti (Aidc). Che si schiera a favore per diversi motivi. L'Aidc di Marco Rigamonti, infatti, «ritiene opportuno un sì sulla proposta di delibera che fissa sine die il contributo integrativo al 4%, così da rendere disponibili risorse da destinare alle giovani generazioni». Ma non solo. L'Aidc, complice anche il supporto tecnico di un suo componente, Antonio Pastore, spiega che sono da comprendere le perplessità dei giovani sono alimentate dell'inevitabile riflesso che l'aumento dell'aliquota avrà sui redditi in termini di maggiori esborsi. Ma dal sindacato arriva anche l'invito a riflettere sul fatto che, nella formulazione prospettata e restando fermo il contributo soggettivo minimo, «appare salvaguardata proprio la fascia più debole degli iscritti, ovvero quella portatrice di redditi inferiori a 22 mila euro. Di fatto, almeno questa popolazione non risulta intaccata dall'aumento dell'aliquota minima del contributo soggettivo, ma, al contrario, gratificata da una ulteriore misura favorevole». Ancora, l'Aidc nell'avallare la delibera aggiunge che «è assolutamente condivisibile il principio sancito dal riconoscimento tout court di una aliquota di computo maggiore di quella di finanziamento, che prescinde dalla eventuale modularità del contributo soggettivo». In altre parole, attraverso questo meccanismo previsto dalla Cnpadc agli iscritti verrebbe riconosciuto un importo maggiore rispetto a quanto versato. Un tecnicismo che, secondo il sindacato di Rigamonti, dovrebbe trovare una sommaria valutazione favorevole alla proposta predisposta dal Consiglio di amministrazione. L'Aidc, però va oltre. E chiede che l'aumento della contribuzione minima sia condizionato sia all'aumento sine die del contributo integrativo al 4% che al riconoscimento della utilizzabilità dell'aliquota di computo. Infine, anche allo scopo di fare chiarezza sulla eventuale disomogeneità tra i trattamenti attualmente erogati e quelli che potranno essere riconosciuti con le delibere in esame, sarebbe opportuno secondo il sindacato che l'Ente portasse a conoscenza della categoria la variazione dei tassi di sostituzione registrati per ogni anno successivo alla riforma (dal 2004 in poi) e per fasce di trattamento (basse, medie, medio-alte, alte). «Ove detta disomogeneità dovesse ancora sussistere, si dovranno individuare soluzioni per rinsaldare il patto intergenerazionale ed atte a ripristinare la compromessa equità del sistema, anche attraverso iniziative legislative che possano rafforzare il principio di autonomia riconosciuto alle Casse di Previdenza private».
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