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Consentita nella mediazione la provvigione unilaterale

del 21/05/2011
di: La Redazione
Consentita nella mediazione la provvigione unilaterale
La configurabilità dell'attività di mediazione non viene meno nel caso in cui il mediatore riceva il compenso da una sola delle parti; la presunzione di pagamento plurimo, infatti, è illegittima in assenza di ulteriori prove concrete. Sono le interessanti conclusioni della cassazione tributaria che si ricavano dalla Ordinanza n.10320/2011 depositata nella cancelleria della Corte il 10 maggio scorso. La vertenza si originava da una rettifica delle Entrate eseguita nei confronti di una società di mediazione che aveva fatturato compensi solo a una delle parti; già la Commissione regionale di Milano, sede staccata di Brescia, aveva infatti stabilito «che nell'esercizio di attività di mediazione, è ben configurabile che la provvigione sia a carico di una sola delle parti e che, in assenza di verifiche bancarie o di altri specifici controlli, non si possa presumere la doppia provvigione». L'ufficio, sulla base del disposto dell'articolo 1755 del cc, ipotizzava invece una doppia percezione dei compensi, individuando, quindi, l'entità dei ricavi omessi direttamente dalla norma del codice civile. I giudici di Piazza Cavour hanno risolto la controversia in favore del contribuente. Nella sentenza in commento, infatti, si legge che, accanto alla mediazione ordinaria è configurabile, nel vigente ordinamento, una mediazione negoziale atipica, fondata su un contratto a prestazioni corrispettive, con riguardo anche a una soltanto delle parti interessate (così detta mediazione unilaterale). Ne deriva che la regola in tema di mediazione contenuta nel codice civile che all'articolo 1755, comma 1, stabilisce che il mediatore ha diritto alla provvigione da ciascuna delle parti, ha carattere dispositivo e, quindi, non pregiudica la configurabilità del rapporto. «La mediazione», affermano i giudici del Palazzaccio, «non viene quindi meno per l'unilateralità del conferimento dell'incarico e per il fatto che il mediatore si riprometta di conseguire da una sola delle parti il compenso per l'attività svolta».

Per concludere, la cassazione chiarisce come, negli accertamenti in rettifica, gli uffici finanziari siano sì autorizzati ad avvalersi della «prova per presunzione», ma essa presuppone la possibilità logica di ricavare in via rigorosamente inferenziale (e non in modo assiomatico o congetturale) da un fatto noto e non controverso, il fatto da accertare.

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