Occorre però una considerazione preliminare: l'Italia ha bisogno di specializzazione. Lo dimostra la necessità di far rientrare i talenti e le menti più brillanti che sono andate all'estero. È fondamentale non affidarsi e non contare sull'improvvisazione, dando per scontate delle caratteristiche che sono invece difficili da acquisire.
Ai benefici fiscali possono accedere anche i cittadini italiani e dell'Unione europea che, alla data del 20 gennaio 2009, per almeno 24 mesi hanno risieduto continuativamente in Italia e, negli ultimi due anni o più, hanno studiato fuori dall'Italia, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream e che decidono di rientrare per un contratto a tempo indeterminato o per avviare un'attività in proprio.
Questo significa anche che la nostra economia non solo necessita di dipendenti qualificati che ridiano «linfa» alle aziende, ma anche di nuove imprese per avviare un nuovo mercato economico più solido e più capace che induca a sperare di poter investire per periodi medio-lunghi.
Per quanto riguarda l'agevolazione fiscale aspettiamo che diventi attuativa e che le procedure per l'utilizzo siano snelle e certe. Normalmente accedere alle agevolazioni fiscali riservate per nuove assunzioni o alle riduzioni sul prelievo fiscale è complicato. Spesso l'iter da seguire è poco chiaro e corredato di molta normativa di difficile comprensione. Speriamo che le misure di semplificazione del decreto sviluppo vengano attivate anche per questa iniziativa.
Far rientrare i talenti italiani significa creare una base di lavoratori competenti dotati di capacità innovative per smuovere il paese dall'immobilità e favorire così lo sviluppo. Si stima che all'estero ci siano almeno 20 mila risorse che potrebbero contribuire a migliorare il sistema paese nei modi più vari. L'importante sarà applicare le norme per rendere le nuove misure davvero interessanti per chi pensa di tornare. Nell'ultimo decennio sono state fatte diverse leggi tra cui quella del 4 novembre 2005 n. 230, quelle contenute nelle linee guida per il 2005 del decreto ministeriale n. 18/2005 e nel Programma per giovani ricercatori «Rita Levi Montalcini» del 2009. Anche la legge di riforma dell'università (la legge Gelmini) ha trattato ampiamente il tema. Questa manovra si lega chiaramente con la riforma del sistema scolastico, provando a tessere una rete di manovre connesse, attente ai cambiamenti della nostra società.
Per vedere dei mutamenti nel mercato del lavoro italiano basterebbe che si riuscisse ad agire, almeno in fase iniziale, su due fronti: da un lato la strada tracciata da Biagi sull'apprendistato, che ha visto recentemente nel Testo unico una possibilità per gli studenti delle scuole superiori di una formazione specifica e qualificata e che completa il quadro delle politiche del ministro Sacconi per contrastare la grande emergenza della disoccupazione giovanile. Dall'altro quello dell'investimento, o perlomeno delle agevolazioni, per le risorse più valide, qualificate e motivate che il nostro paese ha formato. Un'Italia con più «cervelli» al lavoro è un paese in grado di migliorare e progredire.
