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Carunchio: va ristabilito correttamente il rapporto fra generazioni

del 18/05/2011
di: La Redazione
Carunchio: va ristabilito correttamente il rapporto fra generazioni
Il 24 maggio la Cassa di previdenza dei dottori commercialisti ha convocato un'assemblea per sottoporre ai delegati l'aumento dell'aliquota soggettiva minima dal 10 all'11% nei primi due anni e, successivamente, al 12%.

D. Presidente Carunchio, cosa ne pensa?

R. La politica dell'Ungdc da sempre è improntata a un forte senso di responsabilità, per cui siamo consapevoli che una contribuzione ancorata ad una aliquota minima del 10% potrà risultare insufficiente a costruire una pensione adeguata ed atta a consentire una serena vecchiaia. Resta il fatto, di non poco conto, che siamo fermi alla riforma del 2003 che, alla luce anche delle ultime sentenze, deve ritenersi minata alle fondamenta. Va da se che, essendo venuto meno uno dei pilastri su cui si poggiava il patto intergenerazionale, oggi non si può far finta di ignorare questa grave lesione, scaricando ancora sulle spalle dei giovani l'onere di dover sostenere per intero un sistema iniquo. Per cui vanno esplorate tutte le possibili soluzioni, anche legislative, che possano rinsaldare quel patto oggi fortemente compromesso. Fino a quando si abuserà della nostra pazienza!

D. Dalla giornata nazionale della previdenza che si è svolta a Milano il 4/5 maggio è emerso chiaramente che se si vuole un assegno adeguato a fine carriera bisogna pagare di più. Crede che un punto percentuale in due anni sia così pesante? O c'è un malumore diffuso per via dei sacrifici imposti con il passaggio al sistema contributivo e dei quali i fortunati pensionati ante riforma se ne sono lavati le mani?

R. Il tema è proprio questo, usciti dal generoso sistema che ha riconosciuto tanto a pochi e poco a molti, se non addirittura nulla, i giovani sono stati costretti ad accollarsi tutto il peso. Pur prendendo atto di tutti i vincoli legislativi esistenti, non è pensabile che il tema dell'iniquità intergenerazionale lo si metta nel dimenticatoio. L'Unione non più restare inerme davanti a situazioni come queste, per cui il problema non è tanto il versamento di un contributo maggiorato di un punto, che peraltro in alcune aree del nostro territorio può assumere anche il carattere della rilevanza, quanto quello di ristabilire «correttamente» il rapporto che lega le diverse generazioni, tutte facenti parte di un'unica popolazione. Ricordo a questo proposito che un sistema di previdenza a popolazione chiusa vive in funzione di un ulteriore vincolo che è quello della solidarietà. Ne consegue che il rispetto di tale vincolo potrà essere posto come conditio sine qua non per qualsivoglia altra iniziativa.

D. Il legislatore con il ddl Lo Presti vi sta dando una mano, ma se i commercialisti non aumenteranno il contributo soggettivo il ministero potrebbe non darvi la possibilità di utilizzare parte del contributo integrativo per migliorare le pensioni. E allora: come se ne esce?

R. Abbiamo bisogno che il legislatore cambi passo sul tema dell'equità; la crisi ci ha restituito un Paese che non si può permettere diritti acquisiti da far pagare ad altri. In Italia c'è stata una fase storica in cui la vigilanza non è stata rispettosa del dettame normativo, un'epoca di irresponsabilità. Ora porre la questione dell'utilizzo del contributo integrativo per i giovani condizionandolo al maggior versamento è il colpo finale alla fiducia nei sistemi previdenziali, peraltro in una situazione in cui coesistono ancora sistemi retributivi che pagano le pensioni anche e soprattutto con la contribuzione integrativa. Dobbiamo cambiare completamente il contesto, non mettere una pietra sul passato, ma al contrario rileggerlo con onestà intellettuale per correggerne gli errori, ove ancora possibile. Solo così si aprirà un orizzonte nuovo dove sarà più facile spiegare e far comprendere l'unica verità possibile e cioè che da oggi in poi il welfare i giovani se lo devono costruire con le loro mani, sapendo però che non devono sopportare altri oneri che non siano quelli della loro stessa previdenza. Cominciamo a lavorare su questo e certamente il nostro sindacato metterà a disposizione tutta la sua energia ed autorevolezza, come ha fatto in passato, ma se il motto che prevarrà sarà quello di «chi ha avuto ha avuto e chi ha dato a dato», noi non saremo disponibili, perché la storia siamo noi e non abbiamo nessuna intenzione di scordarci del passato, proprio perché vogliamo costruire, e bene, il nostro futuro.

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