Le imprese criminali - che si configurano generalmente attraverso modelli imprenditoriali molto flessibili, così da assumere forme, dimensioni e strutture che consentono loro di variare con estrema semplicità nel breve periodo - il più delle volte esercitano delle attività formalmente legali con l'utilizzo di capitali di provenienza illecita, alimentando un sistema produttivo che garantisce il controllo assoluto non solo dell'economia illegale ma anche di quella legale del tessuto economico di riferimento.
Tali imprese del crimine producono quindi beni e servizi illegali attraverso la gestione nei settori legali dell'economia e l'utilizzo di circuiti finanziari e commerciali estesi e a differenza di quelle utilizzate quali semplice «paravento» per il riciclaggio di denaro, si presentano in molti casi assolutamente sane e concorrenziali.
Fra i punti di «forza» dell'imprese criminali si annovera l'avviamento mafioso fra le cui peculiarità, più di tutte, balzano all'attenzione l'assenza del costo della legalità ed il privilegio di operare in un mercato ristretto, c.d. filiera criminale, in regime di monopolio o, nel peggiore dei casi, di oligopolio. L'avviamento mafioso è sicuramente diretta conseguenza dell'opera di controllo che le consorterie criminali, (di cui le imprese criminali sono l'immediata espressione imprenditoriale), operano sul territorio e sull'economia legale, controllo che avviene attraverso l'opera di fiancheggiatori e di altri soggetti esterni, tanto è che si assiste spesso a dei fenomeni di economia illegale che possono facilmente essere confusi con imprese che operano nell'ambito della legalità. L'impresa criminale, paradossalmente in alcuni casi, è considerata dai soggetti economici più affidabile dello Stato. Ove anche soffrisse, ed è un'ipotesi difficilmente riscontrabile nella realtà, di un improvvisa carenza di liquidità non avrebbe difficoltà a ottenere immediatamente credito dal circuito bancario e senza neppure dover prestare particolari garanzie reali o personali; essa non necessita di investire in ricerca e ristrutturazioni per essere competitiva sul mercato: grazie alla sua forza intimidatoria, come già accennato, non ha concorrenti sul mercato, se non quelli dalla stessa accettati; non sopporta i costi imposti dalla legalità: assunzioni dei dipendenti secondo le prescrizioni economiche e normative dei Ccnl di riferimento; pagamento dei contributi sociali; versamento puntuale delle imposte; rispetto e adeguamento alle normative in materia di sicurezza del lavoro, di tutela della salute, del territorio, dell'ambiente o di quelle che regolamentano particolari settori della produzione; collusioni e infiltrazioni a vari livelli, (dallo Stato agli Enti locali), negli apparati amministrativi, giudiziari e di controllo che ne preservano l'esposizione ad accertamenti, ispezioni garantendone conseguentemente l'impunità rispetto all'applicazioni di sanzioni e penalità; mancanza di incidenza di costi per spese giudiziarie stante l'assenza, in generale, di contenziosi giudiziari con soggetti privati e in particolare di quelli afferenti la sfera giuslavoristiva (contenziosi con il personale dipendente). Tanti altri esempi ancora potrebbero essere forniti ma ciò basta a evidenziare che il comportamento illegale delle imprese criminali determina, indubbiamente, un sensibile vantaggio anche in termini di politica generale dei costi.
Il potere economico del crimine rischia di ridurre il libero mercato e la libera concorrenza – principi cardini di un qualsiasi sistema economico moderno – a una semplice illusione, alterando i meccanismi del libero scambio di merci e servizi, togliendo alle imprese che operano nel pieno rispetto della legalità risorse per investimenti produttivi, sviluppando le c.d. imprese prestanome che non creano ricchezza e che sono capaci di praticare prezzi più bassi delle altre aziende perché alimentate con capitali illegali. Di non trascurabile importanza è inoltre il fenomeno della filiera criminale, che rientra perfettamente nella logica criminale e dall'enorme peso specifico per lo sviluppo dell'impresa stessa, che porta l'impresa mafiosa per acquisire beni e servizi a rivolgersi quasi sempre a imprese della filiera anch'esse di natura criminosa, alimentando il mercato criminale a 360° gradi.
L'azione di contrasto al forte potere economico della criminalità organizzata richiederebbe, quindi, sia l' ulteriore sforzo dell'autorità governativa per dotare l'apparato giudiziario e investigativo di sufficienti risorse finanziarie e umane al fine di ridurre ad esempio i tempi dell'iter giudiziario per evitare che le aziende sottoposte a misure cautelari non perdano la loro efficacia produttiva a svantaggio della collettività sia l'attuazione di programmi che alimentano la sana crescita delle attività imprenditoriali. Va, peraltro, messo in conto un ulteriore effetto distorsivo che un'efficace contrasto all'economia illegale comporterebbe sul sistema-paese. Se non cadono le foglie non tornerà la primavera: così anche la rinascita economica di quelle particolari aree geografiche definite ad altissima densità mafiosa, non potrà giungere se non attraverso il progressivo superamento di un'ulteriore e necessaria fase di arretramento ed impoverimento che inevitabilmente colpirà quei territori. I flussi di ricchezza criminale oggi presenti in quelle aree, se saranno effettivamente contrastati e sradicati lasceranno significativi vuoti che dovranno, col tempo, essere riempiti dalla ricchezza prodotta dalle imprese legali.
Ma quel che più è necessario per favorire un drastico ridimensionamento del fenomeno è maturare la consapevolezza civile che per contrastare la criminalità organizzata non è sufficiente porre in essere degli episodici atti collettivi di resistenza (quali ad esempio, manifestazioni di piazza, fiaccolate, divulgazione del fenomeno attraverso eventi, stampa e informazione), ma serve, che ciascuno di noi nell'adottare le scelte quotidiane del proprio vivere, compia atti individuali di coerenza, per isolare e isolarsi dal fenomeno delle mafie, per non cedere alle lusinghe dei suoi tanti equivoci ammiccamenti, per affermare il principio che ciò che spetta di diritto non può essere considerato un favore elargito e che non può esistere un libero mercato, una libera impresa senza la presenza al loro interno di uomini che possano considerarsi autenticamente liberi.
