Archiviata la pratica sul dlgs di riforma dei fondi Fas, la Bicamerale ha iniziato l'esame del settimo decreto attuativo della legge delega (n. 42/2009), approvato dal consiglio dei ministri dopo l'intesa in Unificata del 3 marzo scorso. Il testo (si veda ItaliaOggi del 18/12/2010) punta ad armonizzare i sistemi contabili dello stato, delle regioni e degli enti locali, superando quello che da sempre è stato definito il lato oscuro del federalismo. Stiamo parlando del cosiddetto «federalismo contabile», ossia la tendenza diffusa da Nord a Sud, che ha portato in questi anni i governatori a realizzare sistemi contabili su misura approfittando della riforma del titolo V della Costituzione che ha annoverato l'«armonizzazione dei bilanci pubblici» tra le materie di competenza concorrente.
Ma l'autonomia, come spesso accade, ha generato mostri. Come accaduto in Calabria, dove la Kpmg ha lavorato più di un anno per ricostruire i conti delle Asl e alla fine ha scoperto che i bilanci venivano fatti a voce sulla base delle dichiarazioni dei dirigenti sanitari. O in Campania dove il presidente Stefano Caldoro, appena insediato, è stato costretto a chiamare gli ispettori del Tesoro per capire l'entità del buco sanitario lasciatogli in eredità da Antonio Bassolino. Di qui la decisione del governo di affidare a un decreto legislativo ad hoc il compito di armonizzare i principi contabili e gli schemi di bilancio degli enti. Un passaggio «imprescindibile», lo hanno definito i tecnici del ministro Roberto Calderoli nella relazione d'accompagnamento, «per soddisfare le esigenze informative connesse all'attuazione del federalismo fiscale».
Ora però l'allarme lanciato dal presidente della Corte conti imporrà necessariamente un restyling nella direzione auspicata da Giampaolino. Che per realizzare un «effettivo monitoraggio dei conti pubblici» propone «l'adozione di un comune piano dei conti integrato, omogeneo per le amministrazioni diverse da regioni ed enti territoriali». Per la Corte, inoltre, un altro punto debole è rappresentato dalla norma (art. 35, comma 2) che autorizza ad anticipare i contenuti del decreto (con particolare riferimento al bilancio di previsione finanziario di competenza e di cassa e alla classificazione per missioni e programmi) in via sperimentale per due anni a partire dal 2012. A Giampaolino non piace che le modalità di sperimentazione possano essere definite «anche in deroga alle vigenti discipline contabili».
E in materia di sperimentazione, Salvatore Bilardo, ispettore generale capo della Ragioneria dello stato, ascoltato sempre in audizione a palazzo San Macuto, ha richiamato governo e parlamento a una rapida approvazione del decreto «al fine di consentire l'avvio della sperimentazione a decorrere dal 1° gennaio 2012».
