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Sulle indirette beni al trust senza passaggio di ricchezza

del 18/05/2011
di: Stefano Loconte
Sulle indirette beni al trust senza passaggio di ricchezza
La giurisprudenza tributaria smentisce nuovamente l'interpretazione dell'Agenzia delle entrate relativamente alla tassazione indiretta degli atti di apporto di beni in favore di un trust. Con la recente sentenza n. 60/2/11 del 7.3-4.4.2011, infatti, la Commissione tributaria provinciale di Lodi ha ribadito il principio che in sede di attribuzione di beni in favore di un trust non si realizza alcun trasferimento di ricchezza in favore del Trustee, che di fatto non ottiene alcun sostanziale arricchimento personale e non realizza alcun accrescimento definitivo del suo patrimonio.

La sentenza si inserisce all'interno di un filone giurisprudenziale che, in maniera pressoché unanime, sconfessa radicalmente l'interpretazione che ha fornito l'Agenzia delle entrate, in particolare con la circolare n. 48 del 6.8.2007, espressamente richiamata dal giudice tributario, secondo cui la fattispecie sarebbe ricompresa all'interno del campo di applicazione dell'imposta sulle donazioni e tale imposta andrebbe applicata in sede di attribuzione dei beni in favore del Trustee a nulla rilevando il successivo trasferimento dei beni in favore dei beneficiari.

Tale ricostruzione era stata sin da subito contestata dalla più autorevole dottrina che aveva ben evidenziato come l'attribuzione dei beni in favore del Trustee non avrebbe mai potuto essere assoggettata alla (reintrodotta) imposta sulle donazioni atteso che il disponente dei beni in trust non realizza alcuna donazione in favore del Trustee mancando completamente il c.d. animus donandi. Pertanto, in conseguenza dell'attribuzione, non si realizza alcun arricchimento in capo al Trustee che, pur essendo proprietario dei beni, lo è nell'ambito del programma realizzativo del trust e i beni in trust non si confondono con il patrimonio personale del Trustee stesso, secondo i noti principi della Convenzione de L'Aja del 1° luglio 1985, relativa alla legge applicabile ai trust e al loro riconoscimento, resa esecutiva in Italia con legge 16 ottobre 1989, n. 364, entrata in vigore il 1° gennaio 1992.

Coerentemente con detti principi, quindi, l'eventuale imposizione potrà realizzarsi soltanto in sede di attribuzione dei beni in favore dei beneficiari del trust.

Il giudice lodigiano sposa pienamente questa linea interpretativa, sancendo il principio, applicato dal notaio già in sede di liquidazione dell'imposta al momento della registrazione degli atti, secondo cui le imposte di registro, ipotecarie e catastali devono essere applicate in misura fissa e annullando integralmente gli avvisi di liquidazione con i quali la locale Agenzia delle entrate aveva provveduto alla riliquidazione delle medesime imposte in misura proporzionale, assumendo come base imponibile il valore dichiarato nelle disposizioni finali degli atti di trust a meri fini di repertoriazione.

La Commissione, con riferimento alla particolare tipologia di atti di trust oggetto del contenzioso, oltre a estendere il principio di non tassazione anche relativamente alle imposte ipotecarie e catastali, sancisce altresì il principio che il medesimo notaio è soggetto legittimato attivo nella proposizione del ricorso avverso gli atti impositivi avendo egli un interesse diretto all'impugnazione atteso che, quale responsabile d'imposta, un eventuale onere economico finirebbe per incidere direttamente nella sua sfera giuridica personale. L'Agenzia ha visto così rigettata anche l'eccezione secondo cui il notaio sarebbe stato un soggetto sprovvisto del potere di impugnare gli avvisi di liquidazione perché ritenuto estraneo al rapporto giuridico sostanziale tra l'Amministrazione finanziaria e le parti contraenti.

La sentenza, come quelle che la hanno preceduta, non può che essere salutata con estremo favore da tutti gli operatori del settore in quanto contribuisce a far consolidare un orientamento giurisprudenziale portatore di una linea interpretativa pienamente coerente con i peculiari principi giuridici che caratterizzano l'istituto del trust rilanciando, conseguentemente, la piena operatività dell'istituto stesso all'interno del nostro ordinamento. Una piena operatività che è stata messa alla prova da un'interpretazione degli aspetti di fiscalità indiretta da parte dell'Amministrazione finanziaria oltremodo penalizzante (con particolare riferimento ai trust c.d. di garanzia e, in generale, commerciali) e, si ribadisce, non fondata su idoneo supporto giuridico. La speranza è che ora, alla luce delle nette prese di posizione dei giudici tributari, anche l'Agenzia delle entrate possa rivedere la propria posizione.

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