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Salta il patto di famiglia

del 17/05/2011
di: La Redazione
Salta il patto di famiglia
Salta il patto di famiglia. La versione definitiva del decreto sviluppo 70/2011 apparsa in Gazzetta Ufficiale n. 111/2011 non prevede più il corpo di norme che nella precedente versione introduceva all'articolo modifiche agli articoli 768-bis, quater e sexies del codice civile e l'abrogazione dell'art. 768-septies. Sulle nuove regole dunque (si veda ItaliaOggi Sette in edicola per tutta la settimana) si è dovuta registrare una pausa di riflessione, ma le misure potrebbero trovare spazio, anche se rivisitate e modificate, come emendamenti in sede di conversione del decreto legge. Ma da dove nasce l'esigenza di normare il patto di famiglia? In Italia recenti stime di matrice bancaria (www.intesasanpaoloimprese.com) evidenziano come circa il 68% degli imprenditori italiani hanno manifestato l'intenzione di lasciare la propria azienda a un familiare. Il patto di famiglia nasce, ovviamente, al fine di agevolare tali trasferimenti consentendo all'imprenditore (o al proprietario delle partecipazioni di controllo) di trasferire tali partecipazioni a un suo discendente, anticipatamente rispetto a quando avrà cessato di vivere. La versione iniziale del decreto sviluppo, attraverso una rilevante modifica all'art. 768-bis c.c., prevedeva che attraverso il contratto l'assegnatario (ciò il discendente designato a succedere all'imprenditore) potesse ricevere la titolarità dell'azienda o delle partecipazioni alla scadenza di un termine (per esempio il compimento dell'età di 30 anni) o al verificarsi di una condizione sospensiva non retroattiva (es. conseguimento di un titolo di studio ed esperienza triennale nell'azienda). Ulteriore rilevante novità era introdotta nel terzo comma dell'art. 768-bis c.c., laddove si prevedeva che l'imprenditore o il (titolare delle partecipazioni) potesse delegare la scelta dell'assegnatario al terzo soggetto dallo stesso scelto ai fini della gestione temporanea.

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