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Credem si accorda

del 17/05/2011
di: di Valerio Stroppa
Credem si accorda
Transazione milionaria sull'abuso di diritto per Credem. La banca verserà all'erario 45 milioni di euro per chiudere la partita con il fisco relativa ad alcune operazioni di finanza aziendale finite sotto la lente dell'amministrazione finanziaria. Sulla vicenda si erano già pronunciati i giudici della Ctp di Reggio Emilia con la sentenza n. 242/01/10 del 29 novembre 2010, che aveva ritenuto elusivi i risparmi d'imposta («tax products») ottenuti mediante complesse operazioni finanziarie su titoli brasiliani e britannici. Ieri, con un comunicato, l'istituto di credito ha reso noto di aver raggiunto un accordo stragiudiziale con l'Agenzia delle entrate. L'intesa, che chiude così le contestazioni mosse dal fisco relativamente alle annualità oggetto di accertamento, prevede il pagamento da parte di Credem di 45 milioni di euro, tra maggiori imposte e sanzioni, più gli interessi. La nota evidenzia che, in pendenza degli accertamenti, la banca nel 2010 aveva già accantonato in bilancio 42 milioni di euro. «Credem ribadisce che, nonostante vi sia il convincimento della correttezza del proprio operato, ha comunque ritenuto opportuno perseguire l'ipotesi di una definizione transattiva delle controversie», si legge nel comunicato, «al fine di evitare il protrarsi dell'attuale stato di incertezza e in considerazione dell'orientamento, assai contrastato, della giurisprudenza in merito allo stesso abuso del diritto».

Il caso dell'istituto creditizio emiliano non è l'unico sul panorama nazionale a vedere coinvolti gruppi bancari in tema di abuso del diritto. Ciò sia per la rinnovata attenzione dei verificatori verso il comparto del credito sia tenuto conto del fatto che talune operazioni finanziarie, per esempio quelle atte a monetizzare i crediti d'imposta con un effetto moltiplicatore su più beneficiari, sono state utilizzate piuttosto diffusamente.

Per l'utilizzo distorto dei crediti per imposte pagate all'estero anche un'altra banca, la Carige, è stata recentemente condannata a pagare, tra imposte e sanzioni, oltre 10 milioni di euro (sentenza n. 133/13/11 della Ctp di Genova, si veda ItaliaOggi del 2 aprile scorso). In quel caso i giudici tributari hanno definito «irregolare ritorno di elementi di convenienza fiscale» un'operazione di finanza strutturata in pronti conto termine su titoli atipici.

E nel dicembre scorso aveva scelto la strada della transazione anche la Banca Popolare di Milano, che ha «patteggiato» con le Entrate una contestazione complessiva superiore ai 300 milioni di euro, versandone circa 200. In quel caso gli 007 del fisco avevano preso di mira operazioni strutturate realizzate dal gruppo Bpm nel periodo 2004-2008. In una nota, pure l'istituto di piazza Meda aveva affermato che, pur ritenendo legittimo il proprio operato in relazione alle fattispecie contestate, «ha ritenuto comunque opportuno addivenire alla definizione della controversia in parola in una logica deflattiva del contenzioso e soprattutto per evitare il protrarsi dello stato di incertezza, di per sé gravemente pregiudizievole per l'operatività della banca».

Stessa strada che ha ora deciso di percorrere Credem, attraverso accordi che da un lato consentono al contribuente di liberarsi di un contenzioso multimilionario dall'esito lungo, costoso e incerto (anche visti i diversi orientamenti giurisprudenziali sul tema dell'abuso di diritto), e dall'altro lato permettono all'erario di incassare subito importi considerevoli.

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