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La detassazione alleggerisce le buste paga

del 14/05/2011
di: Simona D'Alessio
La detassazione alleggerisce le buste paga
Nelle buste paga di giugno i lavoratori dipendenti dovranno restituire al fisco le imposte non versate per effetto della detassazione dei premi di produttività. E questo perché le esigenze di cassa dello stato hanno costretto a forzare la mano portando all'interpretazione restrittiva contenuta nella circolare del 10 maggio. Sarebbe questa, secondo imprese e sindacati interpellati da ItaliaOggi, la spiegazione di un intervento «discutibile e dannoso» che, applicato agli accordi territoriali e aziendali, interesserà «un numero consistente» di realtà produttive. La decisione, contenuta nella circolare 19/E del 10 maggio del ministero del welfare e dell'Agenzia delle entrate, è «paradossale» a giudizio di Stefano Di Niola, responsabile delle relazioni sindacali della Cna, perché «da un lato il governo dichiara di sostenere lo sviluppo della contrattazione di secondo livello, che può far uscire molte aree del nostro paese da uno stato di depressione attraverso l'erogazione di salari più pesanti, dall'altro, però, stabilisce che le retribuzioni di gennaio, febbraio e forse anche di marzo, a causa della non retroattività delle intese, non saranno oggetto di agevolazioni fiscali». Il provvedimento, che dovrebbe portare a una minore detassazione del 20% circa, riguarda lavoratori che «guadagnano fino a un massimo di 40 mila euro lordi annui», dunque è «inconcepibile demandare la loro capacità di spesa a un meccanismo previsto in una circolare che interviene soltanto quando le trattative sono state già compiute». Non esiste ancora una stima sulle aziende coinvolte, ma la Cna fa capire che la cifra si rivelerà molto elevata, «perché, mentre negli anni passati il meccanismo consentiva di detassare esclusivamente il salario in più, derivato cioè dalla contrattazione di secondo livello, nella circolare che precede questa, datata 14 febbraio, era stato indicato che si poteva procedere sgravando altri capitoli del Ccnl, come gli straordinari»; una scelta su cui, prosegue Di Niola, «avevamo dato una valutazione estremamente positiva», adesso, invece, «pare che si vogliano danneggiare le imprese, che applicano il sistema come sostituto d'imposta e, ovviamente, i dipendenti», protagonisti dei tanti accordi stipulati nei mesi scorsi in tutta Italia. Quanto accaduto fa dire al rappresentante dell'organizzazione datoriale che «assistiamo, purtroppo, al destino di una norma importante che non viene attuata con lo stesso spirito con cui è stata concepita», e le ragioni di questo stop and go possono essere «connesse» all'attività del ministro Giulio Tremonti, impegnato a stilare i saldi di bilancio.

Il sospetto di una manovra ad hoc per rastrellare risorse, incidendo sulla busta paga dei lavoratori, è balenato anche in casa Uil, che confida tuttavia nella possibilità di «trovare quanto prima un compromesso». La circolare di via Veneto e dell'agenzia fiscale guidata da Attilio Befera, dichiarano fonti sindacali, «non è ancora chiaro se verrà applicata su tutto il territorio nazionale, o se vi saranno delle esclusioni, soprattutto fra le microimprese e nel comparto dell'artigianato, come sarebbe auspicabile»; ad ogni modo, «a febbraio si era tentato di innalzare i livelli retributivi del personale messo in difficoltà dalla crisi, adesso bisognerà capire che strada il governo vuole intraprendere». Il segretario generale aggiunto della Cisl, Giorgio Santini, pretende che si faccia luce prima possibile sull'operazione che bolla come «discutibile», visto che «tre mesi fa ci hanno comunicato che bastavano anche gli accordi a voce e non verbalizzati per accedere alla detassazione, poi ci hanno informato che debbono essere scritti e, infine, l'attenzione si è spostata sulla data di decorrenza» (si veda ItaliaOggi di ieri). A questo proposito, Salvatore Barone, alla guida del dipartimento dei settori produttivi della Cgil, ritiene che «anche chi ha sottoscritto intese sulla parola debba ottenere il riconoscimento per poter procedere ai tagli fiscali, così come era avvenuto nel 2010».

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