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Energia alle regioni

del 14/05/2011
di: di Dario Ferrara
Energia alle regioni
L'energia è importante e lo stato deve portare a termine i suoi obiettivi, ma se si litiga sugli interventi il governo non può bloccare le regioni. E sempre in tema di autonomie territoriali la Calabria non può «barare» sul piano di rientro per il debito della sanità: è illegittima la definizione del sistema di finanziamento della stazione unica appaltante in materia delineata dalla legge regionale. È quanto emerge dalle sentenze 165/11 e 163/11 della Corte costituzionale depositate giovedì.

Limiti valicati

Due, in tema di energie, le questioni di legittimità dichiarate fondate dalla Consulta: riguardano i commi 2 e 3 dell'articolo 4 del dl 78/2009. Poniamo che gli interventi da portare a termine siano individuati dal consiglio dei ministri d'intesa con le regioni interessate ma che poi non si trovi un accordo sulla concreta realizzazione: è incostituzionale la norma secondo cui, passati 30 giorni dalla convocazione del primo incontro tra il governo e la regione interessata, il governo possa fare tutto da solo, dichiarando l'urgenza degli interventi e definendo i criteri con deliberazione motivata da palazzo Chigi: non è una garanzia sufficiente il fatto che al consiglio dei ministri sia stato invitato a partecipare il presidente della regione interessata.

Quanto al commissario del governo, è dichiarata incostituzionale la norma che prevede un potere sostitutivo troppo ampio in caso di inerzia delle regioni e degli enti locali, che non abbiano rispettato i termini previsti dalla legge o quelli più brevi, comunque non inferiori alla metà, eventualmente fissati in deroga dallo stesso commissario, occorrenti all'autorizzazione e all'effettiva realizzazione degli interventi.

La norma illegittima, infatti, affida il potere sostituivo direttamente a un organo amministrativo, mentre la norma costituzionale prevede che sia il governo a esercitare questo potere, sia pure nominando, non in via generale e preventiva, ma per il caso specifico, un commissario.

Carte truccate

Infine, il caso Calabria. La regione ha contravvenuto all'accordo stipulato con lo stato e al relativo piano di rientro del disavanzo sanitario, laddove era previsto che entro il 31 dicembre 2010 la giunta regionale dovesse modificare «lo strumento di finanziamento della stazione unica appaltante, introducendo una nuova forma di finanziamento che preveda un budget prefissato per il funzionamento della stazione».

La disposizione dichiarata illegittima, invece, non solo non ha fissato alcun tetto di spesa, ma non detta alcun criterio per la giunta, al fine di determinare l'entità della deroga al generale sistema di finanziamento della stazione unica appaltante, lasciando un margine di discrezionalità non compatibile con gli impegni assunti con la firma e l'adozione del piano di rientro.

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