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Il fisco batte il segreto bancario

del 14/05/2011
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Il fisco batte il segreto bancario
La Cassazione dà una bordata al segreto bancario. Ai fini fiscali sono valide le ispezioni sul conto di un collaboratore dell'imprenditore, anche se l'autorizzazione dell'Autorità giudiziaria è stata revocata. Infatti, ha messo nero su bianco la Suprema corte con la sentenza numero 10573 di ieri, «la tutela del segreto bancario non può ostacolare» l'accertamento «di illeciti tributari». Ma non è tutto. Nelle stesse motivazioni il Collegio di legittimità ha ricordato che il contribuente non può detrarsi l'Iva su operazioni elusive. In questa interessante pronuncia i principi applicati sono molti. Prima di tutto quello relativo alla revocata autorizzazione e per cui «in tema di accertamento delle imposte sui redditi, l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria, richiesta dall'art. 33, terzo comma, del dpr n. 600 del 1973, per la trasmissione, agli uffici delle imposte, di documenti, dati e notizie acquisiti dalla Guardia di finanza nell'ambito di un procedimento penale, è posta a tutela della riservatezza delle indagini penali, non dei soggetti coinvolti nel procedimento medesimo o di terzi, con la conseguenza che la mancata produzione o riproduzione testuale della suddetta autorizzazione, di cui siano indicati gli estremi, non determina in alcun modo la nullità dell'accertamento sia per l'assorbente questione della sopravvenuta irrilevanza penale che rendeva insussistente le superiori esigenze di riservatezza e carente di ogni potere l'A.G». Di più. Finora Piazza Cavour aveva tollerato ispezioni sui conti dei familiari del contribuente. Qui fa un altro passo avanti dicendo si anche all'ispezione, per di più non autorizzata, sui conti di un collaboratore. E poi rispolvera una vecchia posizione della Consulta (51/92) secondo cui «la tutela del segreto bancario non può spingersi fino a costituire ostacolo o intralcio all'attuazione di esigenze costituzionali primarie, come l'accertamento degli illeciti tributari, costituenti ipotesi di particolare gravità in quanto rappresentano violazione di un dovere inderogabile di solidarietà». Infine il richiamo alla giurisprudenza comunitaria che boccia la deduzione dell'Iva in caso di operazione elusiva. Il caso riguarda un imprenditore. Le Fiamme Gialle, nell'ambito di un'inchiesta penale per evasione fiscale, avevano ottenuto un'autorizzazione per procedere a verifiche sui conti bancari nella disponibilità del contribuente. Durante le indagini era entrata in vigore una nuova norma che alzava la sogli di punibilità per evasione e quindi era venuta meno la responsabilità del manager. Sempre per lo stesso motivo l'autorizzazione era stata revocata. Ma l'ufficio, una volta ottenuti i tabulati sui versamenti della collaboratrice, aveva spiccato l'accertamento. L'uomo l'aveva subito contestato ma la Ctp e la Ctr avevano respinto l'istanza.

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