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Il rimborso Iva in compensazione con i debiti erariali del contribuente

del 13/05/2011
di: di Franco Ricca
Il rimborso Iva in compensazione con i debiti erariali del contribuente
Il rimborso dell'Iva può essere eseguito anche compensando i debiti erariali del contribuente, purché non sia pregiudicato il suo diritto di contestare tali debiti.

Non è invece consentito differire la decorrenza della maturazione degli interessi spettanti al creditore. Questi, in estrema sintesi, i principi che si desumono dalla sentenza 12 maggio 2011, causa C-107/10, con la quale la Corte di giustizia Ue ha risolto alcune questioni pregiudiziali sulla conformità con la normativa comunitaria, in materia di rimborso dell'Iva, della legge nazionale bulgara, sollevati dai giudizi nazionali nell'ambito di una controversia tributaria.

Preliminarmente, la Corte ha precisato che il fatto che la normativa comunitaria demandi agli stati membri di disciplinare il diritto al rimborso dell'Iva, non impedisce di sottoporre al vaglio di conformità la normativa nazionale che, come nella fattispecie, non preveda né l'obbligo di versare interessi sul credito Iva né il termine di decorrenza degli stessi.

L'autonomia accordata agli stati membri, infatti, va inquadrata nei principi di equivalenza e di effettività e deve rispettare il principio di tutela del legittimo affidamento.

Posto, quindi, che il diritto alla detrazione costituisce un principio fondamentale del sistema comune dell'Iva, nel disciplinare il riporto a nuovo e le modalità di rimborso dell'eccedenza a credito, occorre rispettare il principio di neutralità, evitando di gravare il soggetto passivo, in tutto o in parte, del peso dell'imposta e consentendogli di recuperare, in condizioni adeguate, la totalità del credito, il che implica che il rimborso sia effettuato entro un termine ragionevole e senza addossare rischi finanziari al contribuente.

Sulla base di queste considerazioni preliminari, la sentenza passa poi all'esame delle varie questioni specifiche, la prima delle quali mirava a chiarire se la direttiva Iva consenta una normativa nazionale che preveda, con effetto retroattivo, la proroga dei termini per il rimborso.

Al riguardo, la Corte ha osservato che deve ammettersi, in via di principio, che una nuova normativa si applichi agli effetti futuri di situazioni sorte in vigenza della normativa anteriore; tuttavia, il principio della tutela del legittimo affidamento non consente che una modifica normativa privi il soggetto, con effetto retroattivo, di un diritto acquisito sulla base della normativa precedente. Di conseguenza, la direttiva non consente una norma nazionale che preveda, con effetto retroattivo, la proroga dei termini per il rimborso dell'Iva in modo da privare il contribuente del diritto alla corresponsione degli interessi di cui disponeva precedentemente.

La Corte ha poi dichiarato che la normativa nazionale che contempla la restituzione dell'eccedenza detraibile prima mediante il riporto a nuovo, poi, decorsi tre periodi d'imposta (mensili), mediante il rimborso, rispetta la normativa comunitaria, sia con riguardo alla combinazione delle due modalità sia in relazione alla ragionevolezza del termine del rimborso. Non è ammissibile, invece, un regime di calcolo degli interessi che assuma come data di decorrenza non il giorno in cui il rimborso avrebbe dovuto essere erogato, ma la data di conclusione della verifica fiscale, la cui apertura implica la sospensione del rimborso, perché non soltanto espone il contribuente a svantaggi pecuniari, ma comporta l'impossibilità di prevedere la data a decorrere dalla quale egli potrà disporre dei fondi corrispondenti al credito Iva, il che costituisce un onere supplementare. Questi pregiudizi non possono essere giustificati in ragione del fatto che la normativa nazionale preveda comunque che il contribuente possa abbreviare i termini del rimborso fornendo una cauzione in denaro, essendo anche questo un onere finanziario. Infine, in relazione all'ultima questione, la Corte ha dichiarato che la normativa comunitaria non osta, in linea generale, alla norma nazionale che preveda l'esecuzione del rimborso tramite compensazione di debiti del contribuente, purché nel caso in cui il contribuente contesti il credito dello stato, non sia privato degli strumenti giurisdizionali effettivi per far valere le proprie ragioni.

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