Consulenza o Preventivo Gratuito

Fusioni, riporto delle perdite a maglie strette

del 10/05/2011
di: Alessandro Felicioni
Fusioni, riporto delle perdite a maglie strette
Riporto delle perdite a maglie strette nelle fusioni societarie; anche se non approvato, è il bilancio relativo all'ultimo esercizio trascorso a far fede per la verifica del test patrimoniale senza il superamento del quale risultano irrilevanti le perdite ricevute in dote dall'incorporata; la risoluzione n. 54/E del 09 maggio 2011 interpreta in maniera «logico sistematica» la disciplina prevista per l'utilizzo di risultati negativi in operazioni straordinarie, esasperandone la portata antielusiva.

Come noto l'articolo 172 del tuir, inerente la disciplina fiscale delle fusioni societarie, prevede, al comma 7, la limitazione al riporto delle perdite delle società intervenute nell'operazione ad opera della società risultante dalla fusione. Si prevede un doppio test di vitalità di tutte le società, non solo delle incorporate o fuse: uno relativo ai ricavi e l'altro legato al patrimonio netto. In particolare il test relativo ai ricavi attiene alla possibilità o meno di riportare le perdite, quello legato al patrimonio netto interessa invece la misura di tali perdite riportabili (una volta superato il primo test di vitalità). Ebbene si legge che le perdite in questione sono riportabili «per la parte del loro ammontare che non eccede l'ammontare del rispettivo patrimonio netto quale risulta dall'ultimo bilancio...».

Dunque il patrimonio netto della società è il limite insuperabile per il riporto delle perdite ad opera della incorporante o della risultante della fusione. Il problema attiene, appunto, a quale bilancio debba essere considerato per identificare il limite in questione.

Nel caso prospettato da una società impegnata nel settore elicotteristico il procedimento di fusione era intervenuto a cavallo degli anni 2009 (delibera di fusione) e 2010 (atto di fusione).

Ebbene secondo l'istante l'ultimo bilancio cui far riferimento per la determinazione del patrimonio netto e, conseguentemente del limite di perdite riportabile, è quello relativo all'esercizio chiuso il 31 dicembre 2008. Ciò perché per l'individuazione del momento farebbe fede la delibera di fusione, avvenuta nel 2009; in ogni caso, anche a voler dar rilievo all'atto di fusione, a tale data (febbraio 2010) il bilancio relativo al 2009 non era ancora stato approvato (né redatto dagli amministratori).

L'Agenzia delle entrate, però, al di là delle terminologie indicate nella disposizione e delle riflessioni tutt'altro che in conferenti avanzate dalla società, sgombra il campo da qualsiasi dubbio e adotta un'interpretazione che esalta il carattere antielusivo della norma; deve necessariamente far fede il bilancio dell'ultimo esercizio chiuso prima dell'atto di fusione (sia esso approvato o meno) perché altrimenti si creerebbe un vuoto relativo a tale anno, nel quale potrebbero annidarsi comportamenti elusivi. Se infatti la norma prevede il test anche per la frazione d'anno intercorrente tra l'inizio del periodo di imposta e la data di efficacia della fusione non avrebbe senso permettere un salto che lasci senza monitoraggio l'ultimo esercizio per il solo fatto che il relativo bilancio non è ancora stato approvato.

vota