Tuttavia, al di là degli aspetti «estetici», per mettere in atto eventuali soprusi ai danni del contribuente non è necessaria una divisa. Lo sa bene il numero uno delle Entrate, Attilio Befera, che nella sua lettera a tutti i dipendenti (si veda ItaliaOggi del 6 maggio scorso) ha letteralmente ordinato correttezza e lealtà nei confronti dei contribuenti, unica strada «per guadagnare sempre più il rispetto e la fiducia che i cittadini devono all'Istituzione di cui siamo rappresentanti». Il direttore dell'Agenzia si è detto «sconcertato» da quei funzionari del Fisco che tentano di giustificare accertamenti scarsamente o per nulla fondati con l'esigenza di raggiungere gli obiettivi di budget assegnati a inizio anno, imputando loro mediocre professionalità, scarso senso del proprio ruolo istituzionale, fino addirittura ad «apparentarne l'azione a quella di estorsori». Parole che hanno trovato il plauso di imprese, professionisti e contribuenti, mentre non si può dire altrettanto delle organizzazioni sindacali che rappresentano i lavoratori delle Entrate. Il tutto in un quadro in cui, nella valutazione del personale del fisco, il numero di accertamenti eseguiti e il «quantum» recuperato rientrano tra gli obiettivi incentivati, spingendo astrattamente in questo modo qualche ufficio a premere sull'acceleratore (si ricorda che i dirigenti vengono valutati attraverso il complesso sistema Sirio, che oltre che dei risultati tiene conto anche delle competenze organizzative). Le reazioni alla lettera del direttore delle Entrate sebbene contrastanti, sono state immediate. Secondo la Fondazione commercialisti italiani, tuttavia, il messaggio di Befera «non avrebbe dovuto provocare reazioni di alcun tipo, né da parte dei destinatari della missiva (che si ritengono offesi), né da parte dei contribuenti, semplicemente perché sono tutti presupposti già contenuti nello Statuto del contribuente». La Fondazione coglie l'occasione per rinnovare la proposta di elevare a rango costituzionale la legge n. 212/2000, anche per far risultare il sistema Italia «più affidabile agli occhi degli operatori stranieri che potenzialmente potrebbero investire nel nostro Paese».
