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Patto di famiglia, trust e fiduciarie in pole

del 10/05/2011
di: Fabrizio Vedana
Patto di famiglia, trust e fiduciarie in pole
Trust e fiduciarie pronte ad assumere il ruolo di terzo-garante al quale affidare il compito di assegnare l'azienda o amministrarla sino alla sua assegnazione.

La nuova disciplina del patto di famiglia, prevista dall'articolo 8, comma 1, del decreto legge Sviluppo approvato il 5 maggio scorso dal Consiglio dei ministri, consente all'imprenditore che non ha ancora deciso a chi assegnare l'azienda o le partecipazioni societarie di attribuire tale compito ad un terzo adeguatamente istruito. Tale soggetto dovrà amministrare l'azienda o le partecipazioni societarie ed i relativi frutti (dividendi ecc.) secondo le indicazioni contenute nel patto di famiglia, con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico ed evitando situazioni di conflitto d'interessi. Facendo anche i conti con le difficoltà organizzative connesse all'esigenza di tenere separati i beni ricevuti in esecuzione dell'incarico previsto nel patto di famiglia da quelli personali ma soprattutto con il cosiddetto rischio morte (con le relative implicazioni sul piano successorio).

Pur in assenza di una riserva di legge nello svolgimento di tale nuovo incarico di Terzo garante/esecutore, società fiduciaria e trust sembrano, almeno sulla carta, i soggetti più indicati a svolgere l'incarico.

Da un lato, infatti, trattandosi di persone giuridiche pare scongiurato il rischio morte che invece avrebbe il terzo persona fisica (con tutte le sue implicazioni sul piano successorio); altrettanto può dirsi, inoltre, del rischio conflitto d'interessi ovviamente a condizione che fiduciaria o trust siano amministrati da soggetti non aventi particolari e stretti rapporti con i potenziali assegnatari dell'azienda o delle quote partecipative della stessa.

Il terzo è tenuto a rendere il conto sull'attività di amministrazione svolta: anche con riferimento a tale obbligo contenuto nel nuovo articolo 768-bis, comma 6, del codice civile, fiduciaria e trust risultano organizzati, anche sul piano informatico, per poter dare corretta e completa informativa sull'attività svolta. Ciò nonostante non pare, tuttavia, essere tale elemento quello determinante nella scelta della fiduciaria.

Il motivo che più di ogni altro porterebbe a considerare la soluzione fiduciaria/trust la più consigliabile appare, invece, essere l'esistenza di un tessuto organizzativo e normativo che già definisce nei dettagli la separatezza patrimoniale e contabile che deve esistere tra i beni amministrativi/intestati alla fiduciaria/trust per conti dei clienti e quelli di proprietà.

Aspetto, quest'ultimo, che pare particolarmente importante visto che è la stessa norma contenuta nell'articolo 768-bis, comma 5 del codice civile, a prescrivere che sul patrimonio intestato al terzo (per es. alla fiduciaria o al trust) non siano ammesse azioni dei creditori del terzo o nell'interesse degli stessi.

Ma come e quando potrebbero entrare in funziona la fiduciaria o il trust? Stando al tenore del nuovo articolo 768-bis, comma 2, l'individuazione del terzo garante/esecutore compete allo stesso imprenditore o titolare di partecipazioni societarie oggetto del patto di famiglia e sarebbe il contratto che ne contiene la disciplina a doverne indicare il nominativo ed i compiti.

Da un punto di vista pratico, quindi, la fiduciaria dovrà ricevere incarico, attraverso la sottoscrizione di apposito mandato fiduciario, ad amministrare i beni oggetto del patto di famiglia secondo le modalità in esso indicate; nel caso in cui l'imprenditore dovesse decidere di utilizzare il trust, invece, dovrà essere definito il contenuto del relativo atto istitutivo e, soprattutto, individuare il cosiddetto trustee che potrà essere persona fisica o giuridica (anche una fiduciaria).

Da osservare, infine, che da un punto di vista fiscale sia l'utilizzo della fiduciaria che quello del trust presentano degli indiscutibili vantaggi legati al fatto che trattasi dello svolgimento di incarichi finalizzati ad agevolare il cosiddetto passaggio generazionale e per i quali, nel caso in cui gli assegnatari finali fossero eredi in linea retta, troverebbero applicazione le norme agevolative previste dalla nuova legge sulle imposte di successioni e donazioni.

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