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Contribuenti minori, fisco diviso

del 10/05/2011
di: di Roberto Rosati
Contribuenti minori, fisco diviso
L'adeguamento delle soglie monetarie per essere considerati “contribuenti minori” trascura l'Iva. La norma del decreto legge per lo sviluppo, limitandosi ad elevare i valori indicati nell'art. 18 del dpr n. 600/73, ha infatti effetto soltanto per il regime di contabilità semplificata, ma non per le semplificazioni previste ai fini dell'Iva. Non si comprende, al momento, se si tratti di una dimenticanza, oppure se si sia inteso evitare l'estensione al settore dell'imposizione indiretta allo scopo di circoscrivere gli effetti della disposizione in un ambito esclusivamente procedurale. In ogni caso, la diversificazione delle soglie nei due settori tributari non semplifica il sistema.

Ammissione alla contabilità semplificata. Il decreto interviene esclusivamente sull'art. 18 del dpr n. 600/73, recante le disposizioni sulla contabilità semplificata per le imprese minori, elevando l'ammontare di ricavi annuo per l'ammissione al regime della contabilità semplificata agli effetti delle imposte sui redditi:

- da 309.874,14 a 400.000 euro per le imprese di servizi

- da 516.456,90 a 700.000 euro per le imprese esercenti altre attività.

Per inciso, occorre ricordare che nell'ambito dell'art. 18 citato figura una disposizione, quella dell'ultimo comma, secondo la quale, ai suddetti fini, si assumono come ricavi del periodo d'imposta i corrispettivi delle operazioni registrate o soggette a registrazione nel periodo stesso ai fini dell'Iva. Di conseguenza, stando alla disposizione, l'impresa edile che nel periodo d'imposta non ha conseguito alcun ricavo, ma ha fatturato ai clienti acconti per importo superiore al limite stabilito, sarebbe esclusa dal regime di contabilità semplificata; viceversa, potrebbe adottare tale regime l'impresa che ha conseguito ricavi, perché ha rogitato le vendite, ma che non abbia fatturato operazioni Iva sopra il limite. È noto, tuttavia, che le cose non stanno in questi termini: la norma in questione è infatti tranquillamente ignorata da tutti, con il beneplacito dell'amministrazione finanziaria, che ne ha «sancito» l'inefficacia con la risoluzione 9/2069 del 12/5/84 (meglio abrogarla davvero, perché disorienta gli operatori).

Contribuenti minori Iva. Il decreto legge non tocca, invece, le (fino ad oggi) identiche soglie previste nel comparto dell'Iva per l'identificazione dei contribuenti minori agli effetti:

- della semplificazione degli adempimenti contabili

- dei versamenti periodici.

L'art. 32 del dpr 633/72, infatti, prevede semplificazioni in materia di fatturazione e registrazione delle operazioni a favore dei contribuenti che abbiano conseguito un volume d'affari annuo non superiore a 309.874,14 euro per le imprese di servizi e a 516.456,90 per le imprese aventi ad oggetto altre attività. La norma prevede inoltre che nei confronti dei contribuenti che esercitano contemporaneamente attività rientranti nelle due tipologie e che non provvedono all'annotazione distinta dei corrispettivi, si applica il limite più basso. La stessa norma, infine, rinvia all'art. 18, primo comma, ultimo periodo, del dpr 600/73, in ordine all'individuazione delle attività consistenti in prestazioni di servizi, rendendo così applicabili i criteri stabiliti con il dm 17/1/92. Questo decreto ministeriale, che rappresenta in un certo qual modo un punto normativo comune tra le due discipline, vale peraltro anche ai fini delle disposizioni in materia di liquidazioni e versamenti trimestrali dell'Iva, attualmente contenute nell'art. 7, dpr n. 542/99, che consentono ai contribuenti con volume d'affari non superiore alle suddette soglie di optare per l'effettuazione con cadenza trimestrale, anziché mensile, delle liquidazioni periodiche dell'Iva e dei relativi versamenti, con la maggiorazione dell'1% a titolo di interessi compensativi. Le stesse disposizioni prevedono inoltre che nei confronti dei contribuenti che esercitano contemporaneamente attività delle due tipologie senza annotate distintamente i relativi corrispettivi, si applica il limite più elevato (al contrario, quindi, di quanto stabilito dall'art. 32 ai fini delle semplificazioni della fatturazione e registrazione) per tutte le attività esercitate. Se non ci saranno modifiche, la norma, lasciando invariate le soglie ai fini dell'Iva, introdurrà una diversificazione rispetto alle soglie previste per la contabilità semplificata che potrebbe causare fraintendimenti e indurre in errore gli operatori. Sarebbe pertanto opportuno, qualora tale diversificazione non risponda alla volontà di evitare effetti di cassa, legati all'ampliamento della platea dei soggetti ammessi a trimestralizzare l'Iva, armonizzare il sistema.

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