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Ispezione del lavoro, come comportarsi

del 06/05/2011
di: Claudio Milocco
Ispezione del lavoro, come comportarsi
Le ultime novità in materia d'ispezione del lavoro sono state introdotte dalla legge nota come collegata al lavoro n. 183/2010 e dalle successive precisazioni ministeriali.

Secondo detta normativa il documento sul quale ruotano tutte le riflessioni da fare sul tema da parte delle ditte ispezionate è senza dubbio il verbale redatto dagli ispettori a conclusione del primo accesso in ditta.

Detto atto permette all'incolpato di esaminare le eventuali ipotesi a difesa.

Al termine della prima visita ispettiva presso l'unità operativa, gli ispettori sono tenuti infatti a rilasciare al datore di lavoro, oppure alla persona presente all'ispezione, il verbale di primo accesso.

In tale atto devono essere indicati i lavoratori trovati intenti al lavoro, la descrizione delle modalità del loro impiego, la specificazione delle attività compiute dal personale ispettivo e le eventuali dichiarazioni acquisite.

Deve essere inoltre riportata l'indicazione dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro, rilevante soprattutto in caso di lavoro «nero».

L'ispettore deve redigere con completezza e puntualità i fatti riscontrati e indicare e dare una valenza probatoria alla propria indagine.

La consegna del verbale di primo accesso consente al datore di lavoro di conoscere i fatti su cui verte l'ispezione e quindi porre in essere le eventuali difese.

Ora per l'ispettore c'è u impiego maggiore nel redigere con completezza e puntualità i fatti riscontrati, ma anche una maggiore possibilità di dare valenza probatoria alla propria indagine.

Infatti con le sentenze n. 794, 8335, 17720 del 2010, la Cassazione ha ribadito che i verbali fanno piena prova dei fatti che l'ispettore attesta essere avvenuti in sua presenza o essere stati da lui compiuti.

Andrà evidenziato che il datore di lavoro, in caso di accesso ispettivo, ha diritto a prendere visione, ai fini della difesa, delle dichiarazioni rilasciate e firmate agli ispettori del lavoro da parte dei lavoratori dipendenti.

Ciò è rilevante anche ai fini della difesa.

Questa la principale motivazione che sta alla base della Sentenza del Tar Emilia-Romagna – Bologna n. 8124 del 16 dicembre 2010.

Il principio di riservatezza, inteso come esigenza di preservare l'identità dei dipendenti autori delle dichiarazioni allo scopo di sottrarli a potenziali azioni discriminatorie, pressioni indebite o ritorsioni da parte del datore di lavoro, non sempre prevale a fronte dell'esigenza contrapposta di tutela della difesa degli interessi giuridici del datore di lavoro, essendo la realizzazione del diritto alla difesa «garantita» comunque dall'art. 24, comma 7 della legge n. 241/1990.

Non è quindi assolto il principio secondo il quale l'accesso agli atti amministrativi previsto dall'art. 22 della legge n. 241/1990 può essere vietato solo ed esclusivamente nei casi espressamente previsti dalla legge medesima (art. 24, legge n. 241/1990; art. 8, dpr n. 352/1992 e art. 4, dlgs n. 39/1997).

Da rilevare in particolare il passaggio della sentenza in cui è stato ordinato alla Direzione provinciale del lavoro di «consentire l'accesso nella forma della visione e dell'estrazione di copia del fascicolo d'ufficio inerente l'accesso ispettivo, ivi compresi i verbali delle dichiarazioni assunte, gli atti relativi ad ulteriori accertamenti, l'ordine di servizio in base al quale è stato compiuto l'accertamento ispettivo».

Nello specifico il Tar ha anche precisato la legittimità della richiesta essendo rivolta la stessa ad uno specifico atto, la quale non integra gli estremi del controllo generalizzato dell'attività della pubblica amministrazione, non consentito dalla normativa in materia d'accesso.

La sentenza in esame è conforme a quella del Consiglio di stato n. 9102 del 16 dicembre 2010, crea inoltre, legittime aspettative in merito all'esito di un'eventuale appello della Direzione provinciale del lavoro.

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