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Doppia contribuzione out

del 06/05/2011
di: di Paola Cogotti
Doppia contribuzione out
Nuovo dubbio di costituzionalità sulla doppia contribuzione per i soci amministratori di società commerciali. Con l'ordinanza del 22 novembre 2010 della Corte d'appello di Genova, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 16 del 13 aprile 2011, la stessa previsione è stata sottoposta al giudizio della Corte costituzionale. Da un po' di tempo, infatti, la «manovra correttiva» 2010 fa discutere perché con l'art. 12, comma 11, del dl 78/2010 si è interpretato l'art. 1, comma 208, della legge 662/96, che ha previsto che il principio dell'iscrizione alla sola gestione previdenziale istituita per l'attività prevalente si applica con riferimento ai lavoratori che svolgano più attività autonome imprenditoriali come commercianti, artigiani o coltivatori diretti; e ha escluso gli iscritti alla Gestione separata Inps dall'ambito dell'art.1 stabilendo così il principio della doppia imposizione contributiva, sia nella Gestione dei commercianti che nella Gestione separata, in capo ai soci lavoratori e amministratori di srl commerciali. L'Inps ha sempre asserito l'obbligo della doppia iscrizione sia alla Gestione commercianti che alla Gestione separata: infatti, l'iscrizione alla Gestione separata è obbligatoria ogni qualvolta si percepiscano determinati tipi di reddito come nel caso di redditi assimilati al lavoro dipendente derivanti dall'ufficio di amministratore, ed è cumulabile con qualsiasi altra forma di assicurazione obbligatoria, non essendo subordinata al requisito della prevalenza. Ma la giurisprudenza si è espressa in modo contrario: la Cassazione a Sezioni unite, con la sentenza n. 3240/2010, ha affermato l'applicabilità del comma 208 e, quindi, del principio della prevalenza, anche al socio di srl che eserciti attività commerciale nella stessa e che, contemporaneamente, svolga attività di amministratore. L'ordinanza in commento analizza la portata dell'art. 12 e la Corte d'appello di Genova nutrendo forti dubbi sulla costituzionalità dell'art. 12, comma 11, ha sollevato il dubbio dinanzi alla Corte costituzionale. Interessanti le motivazioni a corredo della conclusione, in primis contrarietà a numerosi principi della Costituzione (artt. 3, 24, 102, 111),ma anche all'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. La stessa giurisprudenza europea non ha escluso che il legislatore possa approvare norme dotate di efficacia retroattiva, ma ha specificato che ciò è possibile solo quando sia giustificato da «superiori motivi di interesse generale», e di certo così non può considerarsi quello «di cassa» connesso alla manovra correttiva. L'ordinanza rileva che il fine perseguito dal legislatore italiano con l'art. 12 del dl 78/2010 è stato quello di aumentare il gettito contributivo dell'Inps, che si sarebbe visto soccombente nelle controversie a seguito della sentenza della Cassazione a Sezioni unite n. 3240/2010.Per concludere che non esisteva nemmeno l'esigenza di chiarire un'oggettiva ambiguità della norma, dal momento che le stesse Sezioni unite avevano escluso che il principio della «prevalenza» e, quindi, dell'unica iscrizione potesse essere limitato alle sole attività miste di artigiano e commerciante.
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