La terminologia utilizzata lascia poco spazio all'immaginazione. Befera rileva che i soprusi messi in atto dai funzionari che forzano eccessivamente la mano finiscono per «apparentarne l'azione a quella di estorsori», facendo così proliferare luoghi comuni tali da «offuscare tutto ciò che di straordinario siamo riusciti a realizzare in questi anni al servizio del paese».
Parole durissime anche con riferimento ai casi in cui i verificatori tentano di giustificare i soprusi con l'esigenza di raggiungere gli obiettivi di budget assegnati ad ogni ufficio. «Non so se in questi casi sia più la mediocrità della competenza professionale o la carenza di consapevolezza del proprio ruolo istituzionale che impedisce di comprendere immediatamente quale devastante danno di immagine venga in questo modo inferto all'Agenzia», sottolinea il direttore.
Spazio, quindi, alla ripetizione delle quattro semplici regole di bon ton fiscale già affermate sei mesi fa: 1) se un accertamento non ha solido fondamento non va fatto; 2) se da una verifica non emergono elementi concreti tali da giustificare la contestazione il Fisco non si deve accanire su pseudoinfrazioni formali solo per evitare che la verifica sembri essersi chiusa negativamente; 3) pretendere dal contribuente adempimenti inutili e/o ripetitivi «non è ammissibile»; 4) ritardare l'esecuzione di sgravi o rimborsi spettanti al 100% costituisce una grave inadempienza.
Comportamenti che non tengono conto di questi assiomi sono «gravi per le conseguenze cui danno luogo» e quindi «gravi saranno anche le relative sanzioni, nessuna esclusa», si legge nella lettera. Tradendo il rapporto di reciproca fiducia e collaborazione con il contribuente, scrive Befera, «non si vede come possa continuare a permanere l'elemento fiduciario che è alla base del rapporto di lavoro con l'Agenzia».
Parole forti, che richiamano tutti i dipendenti dell'Agenzia delle entrate ad attenersi a un semplice principio, quello del rispetto della controporte, della fiducia e della lealtà, unica strada percorribile affinché in un sistema basato sull'autotassazione i controlli raggiungano effettivamente il loro scopo. In altre parole, conclude il direttore delle Entrate, tutti i funzionari del Fisco devono comportarsi così come vorrebbero essere trattati come contribuenti.
