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Apprendisti per un'estate

del 05/05/2011
di: di Simona D'Alessio
Apprendisti per un'estate
I lavoratori stagionali potranno essere inquadrati come apprendisti, nelle aziende un tutor (il «maestro dei mestieri») vigilerà sulla formazione dei giovani, e in un anno verrà stilato un prontuario delle qualifiche da conseguire, valido per tutte le regioni. A prevederlo la riforma del contratto di apprendistato, oggi in Consiglio dei ministri, all'interno del decreto per lo sviluppo. Il provvedimento, illustrato due giorni fa dal ministro del welfare Maurizio Sacconi alle parti sociali, semplifica il modello con costi minori per le aziende rispetto alle assunzioni a tempo determinato e indeterminato, nel tentativo di arginare l'abuso di stage, tirocini e collaborazioni.

I numeri dimostrano un utilizzo basso e in discesa: se, infatti, nel 2009 la media degli apprendisti (esclusa la pubblica amministrazione) è stata di 568.502 unità, nel 2010 la quota è scesa a 440 mila, secondo un'elaborazione della Uil su dati dell'Inps. Per accrescere l'appeal di questa formula, il decreto legislativo incide innanzitutto sulla durata: la legge stabilisce un termine massimo di sei anni ma, riferisce a ItaliaOggi Guglielmo Loy segretario confederale della Uil, il ministro «ha lasciato intendere che non si opporrebbe a una riduzione a quattro», mentre il limite minimo «può essere legato alle prestazioni stagionali».

Gli apprendisti non possono superare il 100% delle maestranze, e per l'inquadramento e la retribuzione, si seguiranno due vie: si potrà usufruire del meccanismo (individuato dalla legge Biagi e dal decreto legislativo 276/2003) che colloca il lavoratore nei due livelli inferiori rispetto alla categoria spettante, o si calcolerà una percentuale più bassa al confronto con il dipendente, però alla fine del percorso si raggiungerà il 100% della quota.

Le tipologie contrattuali sono tre: una per compiere il diritto-dovere di formazione a partire dai 15 anni per chi non ha conseguito un diploma, una professionalizzante che si esaurisce con la verifica della competenza ottenuta, e l'ultima destinata all'acquisizione di un titolo di studio, al completamento di un iter di alta specializzazione e, questa è la novità rilevante, allo svolgimento di un praticantato professionale e di un dottorato di ricerca.

Il negoziato, che vede in prima linea le parti sociali e le regioni (che detengono la competenza delle politiche formative), dovrà far sì che vengano definiti in maniera omogenea e funzionale nel territorio nazionale i percorsi che i giovani affronteranno.

Pertanto, per armonizzare l'acquisizione delle qualifiche, in modo che siano spendibili in qualunque parte d'Italia, è stata decisa la costituzione di un organismo tecnico che comprenderà membri del ministero dell'istruzione e associazioni di rappresentanza dei lavoratori che, nel giro di un anno, stileranno un prontuario. A coprire i costi ci saranno sia i fondi interprofessionali per la formazione continua, sia una sovvenzione regionale sulla quale, però, non c'è ancora un'intesa; la questione è fondamentale, perché l'ampliamento della platea dei beneficiari delle agevolazioni previste dal contratto di apprendistato comporterà sicuramente un innalzamento dei costi.

I capitoli ancora irrisolti verranno affrontati dopo l'esame in Cdm, poiché prima che il dlgs venga trasmesso alle Camere, regioni, imprese e sindacati potranno effettuare ulteriori ritocchi.

Un intervento potrebbe riguardare l'ipotesi di estensione del contratto al lavoro in somministrazione, che prevede anche incarichi di pochi giorni ed è più dispendioso per l'azienda: due caratteristiche che hanno indotto il dicastero di via Veneto a fare dietrofront. Ma l'idea pare non essere del tutto tramontata.

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