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Silenzio assenso per costruire

del 05/05/2011
di: di Antonio Ciccia
Silenzio assenso per costruire
Silenzio assenso per il permesso di costruire; scia valida anche in edilizia; rilancio del piano casa (con cedevolezza delle leggi regionali). Sono questi i punti più importanti delle disposizioni del decreto sviluppo in materia di edilizia privata all'esame oggi in consiglio dei ministri.

Da segnalare anche una semplificazione in materia di tutela ambientale: si prevede, infatti, l'eliminazione del parere obbligatorio del soprintendente nei casi in cui i comuni abbiano recepito nei loro strumenti urbanistici le prescrizioni del piano paesaggistico regionale. Ma vediamo nel dettaglio le novità del decreto. Il decreto dispone molte modifiche al testo unico per l'edilizia (dpr 380/2001). La principale è l'introduzione del silenzio assenso sulle domande di permesso di costruire. Tranne i casi in cui vi siano vincoli ambientali, paesaggistici e culturali. In particolare viene riscritto l'articolo 20 del Testo unico per l'edilizia. Il procedimento per il rilascio del permesso di costruire (previsto per nuove costruzioni, ampliamenti, ristrutturazioni edilizie e urbanistiche) assomiglia per certi versi a quello della denuncia di inizio attività. Si prevede, infatti, che il tecnico di fiducia del privato stenda una dichiarazione di conformità del progetto alla normativa urbanistico ed edilizia: in sostanza il tecnico di fiducia si sostituisce nell'istruttoria all'ufficio tecnico comunale. Certo ci può essere una dialettica con l'ufficio tecnico per possibili modifiche. Comunque il comune non può tirarla per le lunghe.

Se dalla domanda saranno passati 90 giorni (salvo integrazioni documentali e istruttorie) o 180 giorni (comuni superiori a 100 mila abitanti) senza che l'ufficio tecnico abbia pronunciato un motivato diniego, allora si forma il silenzio assenso, tranne i casi di vincoli. Il termine di 90 giorni è ridotto a 75 giorni nei casi di interventi minori, per i quali l'interessato abbia ritenuto di presentare una domanda di permesso anziché avvalersi della Dia o della Scia. La normativa statale rappresenta comunque una disciplina di semplificazione minima, potendo le regioni approvare ulteriori norme di semplificazione e ulteriori riduzioni di termini. A proposito di Scia (si segnala l'inizio attività al comune e la stessa può essere iniziata subito), attualmente ci sono alcune interpretazioni, che, sulla base della formulazione letterale dell'articolo 19 della legge 241/1990, sostengono non essere applicabile all'edilizia. Il decreto in esame prende esplicita posizione e con una disposizione interpretativa dichiara che la scia si applica agli interventi edilizi, tranne i casi in cui la normativa statale o regionale prevede la Dia in alternativa o sostituzione del permesso di costruire. Viene anche chiarito che la scia non sostituisce i nulla osta ambientali o culturali. Quanto la piano casa la novità è la previsione della cedevolezza della autonomia regionale alla legge statale: se le regioni non intervengono scatta la legge statale. Le regioni avranno 60 giorni di tempo dall'approvazione del dl Sviluppo per approvare le leggi attuative del piano casa e in quelle a statuto ordinario, trascorsi 120 giorni di tempo le nuove norme statali saranno «immediatamente applicabili».

Il decreto prevede possibilità di andare in deroga ai piani regolatori, anche per le destinazioni d'uso, premi di cubatura del 20% per gli immobili residenziali e del 10% per edifici ad uso diverso. Esclusi dal piano casa rimangono invece i centri storici, gli immobili abusivi, le aree ad inedificabilità assoluta; sono ammesse, invece, le costruzioni condonate. Altre modifiche riguardano la definizione di difformità parziale: viene codificata una soglia di tolleranza e, quindi, viene esclusa da questa definizione (e quindi non è sanzionabile) la violazione di altezza, distacchi, cubatura o superficie coperta, che non ecceda per singola unità immobiliare il 2% delle misure progettuali. Infine viene eliminato il parere del soprintendente in caso di avvenuto adeguamento dei piani regolatori ai piani paesaggistici regionali, la relazione acustica per le abitazioni è sostituita da una autocertificazione e viene prevista la esclusione, in alcuni casi, della valutazione di impatto strategica per gli strumenti attuativi di piani urbanistici

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