Il provvedimento. messo a punto dal dipartimento per le politiche per la famiglia guidato dal sottosegretario Carlo Giovanardi, rivede modalità e criteri di concessione dei contributi statali alla luce di un decennio di esperienza delle politiche di conciliazione. Dall'analisi delle domande presentate negli anni scorsi sono emerse infatti esigenze legate non solo alla tutela della genitorialità quando i figli sono in età scolare, ma spesso anche alle necessità di cura e assistenza di familiari disabili. Così, i lavoratori dipendenti destinatari dei progetti di conciliazione sono sia quelli con figli minori, sia quelli con persone disabili o non autosufficienti a carico, ovvero persone affette da documentata grave infermità.
I progetti destinati ai lavoratori dipendenti possono essere finanziati per un importo massimo di 500 mila euro, devono concludersi entro due anni e possono riguardare forme di flessibilità degli orari e dell'organizzazione del lavoro, come per esempio part-time reversibile, telelavoro, orario flessibile in entrata e in uscita ecc., oppure azioni dirette a favorire il reinserimento dei lavoratori dopo un periodo di assenza dal lavoro di almeno due mesi a titolo di congedo di maternità, paternità o parentale. Le domande possono essere presentate da datori di lavoro privati (sia imprese che professionisti) e da Asl e aziende ospedaliere. Le domande di ammissione a contributo saranno valutate sulla base dell'innovatività, concretezza, efficacia, economicità e sostenibilità del progetto, mentre un punteggio supplementare sarà attribuito se l'azione è rivolta in misura prevalente a destinatari che abbiano figli con disabilità o minori di 12 anni (che salgono a 15 in caso di affido o adozione) o se il proponente è una piccola impresa in cui lavori in maniera abituale e prevalente anche il titolare. Altro criterio di priorità è individuato nell'adozione di sistemi innovativi di valutazione delle prestazioni che consentano una piena valorizzazione del lavoro prestato dai destinatari delle misure di flessibilità, così come premiante sarà anche la garanzia alla lavoratrice che rientra dalla maternità delle stesse condizioni lavorative precedenti o addirittura di miglior favore.
Per quanto riguarda, invece, i lavoratori autonomi, l'importo massimo finanziabile è di 35 mila euro per progetti diretti a consentire al titolare, per esigenze legate alla maternità o alla presenza di figli minori o disabili, di attivare una sostituzione o una collaborazione. Priorità sarà data in questi casi alle azioni che riguardino figli fino a tre anni o disabili, oppure in presenza di particolari carichi di cura, mentre sotto il profilo economico saranno privilegiati i soggetti che nei due anni precedenti hanno dichiarato redditi inferiori a 70 mila euro. La domanda potrà essere presentata da liberi professionisti, anche costituiti in associazione, lavoratori autonomi, co.co.pro. (in accordo con il committente), titolari di impresa individuale, familiari partecipanti all'impresa e associati in partecipazione.
