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Conciliare con deontologia

del 03/05/2011
di: di Gabriele Ventura
Conciliare con deontologia
Il Consiglio nazionale forense detta le regole per gli avvocati mediatori. Il codice deontologico verrà infatti integrato con nuove norme ad hoc per disciplinare il comportamento del legale che assumerà le funzioni del conciliatore.

In questo senso, i coordinatori delle commissioni consultiva, deontologica, mediazione e conciliazione e gruppo di lavoro sull'attività giurisdizionale, secondo quanto ha annunciato il Cnf in una nota, sono stati investiti venerdì scorso dal plenum del Consiglio per formulare una proposta di testo che, da una parte, «preveda un generalizzato obbligo di osservanza degli obblighi propri della nuova funzione e che poi declini, nella successiva articolazione, i profili delle possibili incompatibilità, conflitti di interessi, responsabilità in caso di proposta di conciliazione non conforme al diritto» e così via. Una decisione, quella del Cnf, che tiene conto del fatto che la violazione, da parte dell'avvocato-mediatore civile, degli obblighi fissati dalla normativa attualmente in vigore determina conseguenze sul piano disciplinare valutabili dal Consiglio dell'ordine, «sia se si ritenga che l'esercizio dell'attività di mediatore civile da parte di un avvocato rappresenta una manifestazione di attività professionale, sia se si ritenga il contrario».

In particolare, la legge n. 69/2009 richiamata dal Cnf prescrive per il mediatore un regime di incompatibilità tale da garantire la neutralità, l'indipendenza e l'imparzialità del conciliatore; il decreto legislativo n. 28/2010 parla di imparzialità del mediatore, di riservatezza, di inutilizzabilità nell'eventuale successivo giudizio di quanto appreso nel procedimento di mediazione; e impone il divieto di conflitti di interessi; il dm 180/2010, infine, stabilisce che le violazioni degli obblighi inerenti le dichiarazioni commesse da professionisti iscritti ad albi e collegi professionali, costituiscono illecito disciplinare sanzionabile ai sensi delle rispettive normative deontologiche. Il gruppo di lavoro dovrà quindi elaborare in tempi brevi il testo da sottoporre ai Consigli degli ordini per le loro osservazioni, da formulare «in un congruo ma contenuto termine temporale».

Contemporaneamente, afferma il Consiglio nazionale forense, saranno oggetto di approfondimento anche possibili profili deontologici dell'avvocato che assiste tecnicamente la parte nel procedimento di mediazione, stante l'applicazione delle attuali regole deontologiche proprie dell'attività professionale. «In attesa e indipendentemente dagli sviluppi giurisdizionali e politici sulla mediazione», afferma il Cnf, «la messa a punto deontologica appare passaggio urgente e ineludibile, nella scia della linea d'azione generale del Consiglio che se, da una parte, è impegnato a contrastare e a far superare le criticità della mediazione così come disciplinata dalla attuale normativa, dall'altra non può e non deve sottrarsi alla responsabilità di fornire il dovuto e doveroso supporto ai Consigli degli ordini per il governo dell'istituto anche nei suoi aspetti deontologici e nelle sue ricadute disciplinari».

La scelta del Cnf di dettare le regole per i mediatori si accompagna con la continua ondata di protesta dell'avvocatura contro il nuovo istituto della conciliazione obbligatoria. In questo senso, l'Oua ha annunciato una nuova giornata di astensione degli avvocati, prevista per il 23 giugno, e venerdì scorso è stata poi lanciata una nuova strategia sul campo per opporsi all'attuazione della normativa: la presentazione istanze di disapplicazione dell'art. 5 del dlgs 28/2010, da utilizzare nei procedimenti giudiziari instaurati senza il previo esperimento del tentativo di conciliazione (si veda ItaliaOggi del 30 aprile scorso). L'Oua ha annunciato infine che impugnerà anche l'ultima circolare emanata dal ministero della giustizia (si veda box in pagina).

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