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Sblocco addizionale Irpef dal 7/6

del 03/05/2011
di: di Irena Rocci
Sblocco addizionale Irpef dal 7/6
Tutti i comuni interessati al parziale sblocco del potere di deliberare in materia tributaria devono necessariamente attendere il 7 giugno 2011 per deliberare l'aumento o l'istituzione dell'addizionale Irpef. Quelli che hanno già deliberato devono procedere ad una nuova deliberazione.

A precisarlo è stata la risoluzione n. 1/DF del 2 maggio 2011 della Direzione federalismo fiscale del Dipartimento delle finanze del Ministero dell'economia e delle finanze. L'intervento, da tempo annunciato, arriva a dare certezze in una materia in cui molti si sono cimentati a offrire interpretazioni più o meno fondate sull'art. 5 del dlgs. 23/2011, sul federalismo fiscale municipale, che dispone che con un regolamento (art. 17, comma 2, della legge 400/88), da emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto - e cioè entro il 6 giugno 2011 - andrà disciplinata la graduale cessazione, anche parziale, della sospensione del potere dei comuni di istituire l'ADDIRPEF o anche di aumentarla nell'ipotesi in cui sia già stata istituita. La norma precisa, poi che nel caso in cui entro il suddetto termine il decreto non venga emanato il regolamento possono comunque esercitare i poteri in questione soltanto:

- i comuni che non hanno istituito l'addizionale;

- i comuni che l'hanno istituita e hanno deliberato un'aliquota inferiore allo 0,4 %.

Su quest'ultimo aspetto si sono concentrate le attenzioni dei comuni interessati al parziale sblocco che sono stati spesso indotti a deliberare in materia di addizionale prima ancora dell'arrivo del prescritto regolamento. Ed infatti, contrariamente a quanto sostenuto da altri organi di stampa, i tecnici del Ministero si sono precipitati ad affermare che «gli enti locali in questione non possono legittimamente procedere all'istituzione dell'addizionale ovvero all'aumento dell'aliquota di compartecipazione prima del 7 giugno 2011, poiché nel periodo precedente continua a perdurare la sospensione del “potere … degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali...” già prevista dal citato comma 7, dell'art. 1 del dl n. 93 del 2008».

Si legge tra le righe che deliberare prima del 7 giugno equivale ad approvare un atto emanato in carenza di potere e per questo impugnabile per vizi di legittimità, ed in tutta onestà non poteva essere altrimenti!

Per quanto riguarda le deliberazioni eventualmente adottate prima del verificarsi delle condizioni previste dall'art. 5 del dlgs n. 23 del 2011 che sono state inviate al Ministero nella risoluzione si precisa che saranno necessariamente pubblicate sul sito www.finanze.gov.it, perché così prescritto dal decreto che lo disciplina, ma tale pubblicazione non è certo in grado di sanare la loro legittimità. E infatti saranno pubblicate con «l'indicazione “SOSPESA”, volendo con ciò avvertire i soggetti fruitori del sito che relativamente alla stessa sono in corso le opportune iniziative per evitarne l'impugnativa “per vizi di legittimità avanti gli organi di giustizia amministrativa”, ai sensi dell'art. 52, comma 4, del dlgs 15 dicembre 1997, n. 446».

Un altro passaggio significativo della risoluzione è quello in cui si precisa che, poiché dette deliberazioni non possono essere adottate prima del 7 giugno 2011, esse non possono ovviamente riprendere vigore né dopo detta data, né dopo l'emanazione del regolamento governativo. È pertanto indispensabile che il consiglio comunale adotti una nuova deliberazione dal 7 giugno 2011.

Qual è il rimedio per i comuni che abbiano già deliberato il bilancio di previsione? La risposta concordata con i tecnici del Ministero dell'interno si trova nelle pieghe del Tuel, il cui art. 172, comma 1, lettera e) del dlgs 18 agosto 2000, n. 267, prevede che “le deliberazioni con le quali sono determinati, per l'esercizio successivo, le tariffe, le aliquote d'imposta…” costituiscono allegato al bilancio di previsione.

Poiché, quindi, dette deliberazioni, come continua a ribadire la Corte dei conti, devono necessariamente precedere l'approvazione del bilancio di previsione, i comuni che abbiano già deliberato detto bilancio e che, a decorrere dal 7 giugno 2011, adotteranno o riadotteranno legittimamente le delibere di istituzione o di variazione dell'ADDIRPEF, dovranno provvedere, altresì, con la massima urgenza, ad apportare una variazione di bilancio conseguente alla maggiore entrata derivante dall'istituzione o dall'aumento dell'ADDIRPEF .

Altre importati precisazioni riguardano:

- il limite massimo dell'ADDIRPEF che per detti comuni per i primi due anni è pari allo 0,4% e, comunque, il tributo non può essere istituito o aumentato in misura superiore allo 0,2% annuo.

- l'applicabilità dell'art. 5 del dlgs n. 23 del 2011 ai comuni ubicati non solo nel territorio delle regioni a statuto ordinario, ma anche in quello delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano;

- l'inoperatività delle disposizioni dell'art. 5 sulla sospensione del potere di deliberare aumenti del tributo per il periodo d'imposta 2010. Infatti, la graduale eliminazione del «blocco» può decorrere solo a partire dall'anno di imposta 2011, come espressamente evidenziato anche nella relazione illustrativa del dlgs n. 23 del 2011.

Il comma 8 dell'art. 14 del dlgs n. 23 del 2011, che nella parte in cui attribuisce efficacia alle delibere relative all'anno 2010 per lo stesso periodo d'imposta se la pubblicazione sul sito www.finanze.gov.it sia avvenuta entro il 31 marzo 2011, reca una semplice agevolazione concessa ai comuni che non hanno ancora inviato, per la pubblicazione sul sito, le deliberazioni relative all'anno 2010, che, in vigenza del «blocco» potevano essere esclusivamente limitate alla conferma delle previgenti deliberazioni in materia, all'introduzione della soglia di esenzione di cui all'art. 1, comma 3-bis, del dlgs n. 360 del 1998 o alla riduzione dell'aliquota di compartecipazione. Cosa devono fare, infine, i comuni che hanno già deliberato un'aliquota pari o superiore allo 0,4%? Al momento nulla! Non possono, infatti, deliberare aumenti dell'ADDIRPEF se non dopo l'emanazione del regolamento governativo nel quale verranno disciplinati tempi e modalità per lo «sblocco» anche nei loro riguardi.

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