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Delazione, identità celata

del 03/05/2011
di: di Stefano Manzelli
Delazione, identità celata
L'utente stradale che propone ricorso contro una multa con invito alla delazione dei dati del conducente non è tenuto a rispondere alla richiesta di comunicazione dei dati del trasgressore. Almeno fino alla definizione della vertenza la polizia stradale non può infatti pretendere che l'interessato attenda a questo invito che in ogni caso andrà rinnovato in caso di rigetto del ricorso oppure meglio dettagliato nel verbale per essere efficace. Lo ha definitivamente chiarito il ministero dell'interno con la circolare prot. 300/a/3971/11/109/16 del 29 aprile 2011. L'organo di coordinamento dei servizi di polizia stradale esplicitamente interessato della questione ha fornito una interpretazione decisamente originale sulla delicata materia. In pratica si trattava di chiarire se l'utente stradale che propone ricorso contro una multa notificata per posta con invito a dichiarare i dati dell'effettivo conducente può attendere l'esito della vertenza o deve adempiere tempestivamente alla richiesta. Il ministero dell'interno non ha dubbi in proposito nonostante i contrasti giurisprudenziali. Si ritiene, specifica firmata dal direttore del dipartimento di pubblica sicurezza, «che la presentazione di un ricorso avverso il verbale di contestazione costituisca un giustificato e documentato motivo di omissione dell'indicazione delle generalità del conducente». In buona sostanza la polizia stradale in questo caso non può procedere a notificare la seconda multa di 269 euro per omessa delazione ma deve attendere l'esito della vertenza. E non può neppure attivare una tempestiva decurtazione di punteggio se nel testo del ricorso l'interessato ha identificato il conducente negligente, magari dichiarandosi alla guida. La polizia dovrà attendere anche in questo caso la definizione della vertenza. Come confermato dalla Consulta con la sentenza n. 27/2005, il destinatario dell'invito alla delazione non può ritenersi obbligato a fornire i dati personali e della patente del conducente prima della definizione dei procedimenti giurisdizionali o amministrativi. Esperiti inutilmente tutti i rimedi contro il verbale la polizia stradale dovrà quindi procedere a redigere un nuovo invito ad effettuare la delazione entro 60 giorni dalla richiesta. Per ovviare a questo ulteriore appesantimento burocratico, prosegue il parere centrale, si potrà inserire nel corpo dei nuovi verbali l'indicazione espressa che «l'obbligo di comunicazione dei dati del conducente entro sessanta giorni, ai sensi dell'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada, in caso di ricorso avverso il presente verbale, decorre dalla data di notifica del provvedimento con cui si sono conclusi i rimedi giurisprudenziali o amministrativi previsti dalla legge». Questo parere contrasta però con tanta espressa giurisprudenza in materia. Come ha ribadito la Cassazione, sez. II civ., per esempio con la sentenza n. 16674 del 16 luglio 2010, l'automobilista che impugna la multa deve necessariamente soddisfare anche alla richiesta di comunicazione dei dati dell'effettivo trasgressore.

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