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Battaglia in aula sulla mediazione

del 30/04/2011
di: di Anna Irrera
Battaglia in aula sulla mediazione
Una raffica di istanze di disapplicazione preconfezionate. Questa l'ultima strategia adottata dall'avvocatura per fronteggiare l'obbligatorietà della mediaconciliazione. La battaglia si combatte così, anche nelle aule dei tribunali. L'iniziativa rilanciata dall'Oua (Organismo Unitario dell'Avvocatura), porta la firma del Consigliere Gaetano Viciconte dell'Ordine degli Avvocati di Firenze che ha predisposto un modello di istanza di disapplicazione dell'art. 5, comma 1 del dlgs 28/2010, da utilizzare nei procedimenti giudiziari instaurati senza il previo esperimento del tentativo di conciliazione. Su questa scia si è mosso anche l'Ordine degli avvocati di Milano che ieri, nel corso del convegno «Mediazione, limiti e prospettive» ha messo nero su bianco gli aspetti negativi dell'istituto e le iniziative intraprese per sollecitare il ripensamento della disciplina. Tra queste, l'intenzione di costituirsi nel giudizio davanti alla Consulta, investita della questione con l'ordinanza del 12 aprile scorso (si veda ItaliaOggi del 13/04/2011).

«Non ci basta l'ordinanza del Tar del Lazio di rimessione alla Corte Costituzionale», ha spiegato ad ItaliaOggi a margine del convegno il presidente dell'Oua Maurizio de Tilla, «vogliamo anche i provvedimenti di disapplicazione dei giudici ordinari e dei giudici di pace». «L'Oua ha accolto l'iniziativa e ha invitato tutti gli ordini a segnalarla ai propri iscritti, cosicchè oltre alle innumerevoli questioni di incostituzionalità, possa essere sollevata dinanzi ai giudici anche l'istanza di disapplicazione dell'obbligatorietà», ha aggiunto de Tilla.

«Abbiamo sempre sostenuto le iniziative di protesta e di sensibilizzazione dirette a sollecitare il rinvio dell'entrata in vigore e il ripensamento complessivo della disciplina nonché a sensibilizzare l'opinione pubblica sugli effetti distorsivi sul diritto all'accesso alla Giustizia causati dalla loro applicazione», ha affermato invece Paolo Giuggioli, Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Milano e dell'Unione Lombarda degli Ordini forensi. «Ho avuto modo di riferire tutto ciò anche al Ministro Alfano», ha proseguito Giuggioli, «sia tramite lettere sia in occasione di un incontro nel gennaio scorso a Roma e poi qui a Milano». «Dobbiamo ora attendere la decisione della Corte Costituzionale», ha concluso il presidente, «tuttavia va sottolineato che, nel percorso argomentativo dell'ordinanza, il Tar ha toccato i punti nevralgici della disciplina della mediazione, rilevando proprio per questi la necessità di sciogliere il nodo sulla conformità ai dettami della Costituzione».

I contenuti del modello d'istanza. «Nel presente giudizio» si legge nel primo paragrafo del modello fornito agli avvocati, «l'attore non ha esperito il procedimento di mediazione previsto dall'art. 5 del dlgs 4 marzo 2010, n. 28, pur ricorrendone l'obbligo. Le domande proposte non devono, tuttavia, essere dichiarate improcedibili perché la disciplina che introduce l'obbligatorietà della mediazione merita di essere disapplicata per contrasto con l'art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la cui portata, ai sensi dell'art. 52, terzo comma, della Carta, corrisponde a quella dell'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo». «Con giurisprudenza costante dopo la sentenza Golder c. Regno Unito del 21 febbraio 1975», spiega il documento del Consiglio dell'ordine di Firenze, «la Cedu ritiene che il diritto di effettivo accesso al giudice, pur non espressamente menzionato all'art. 6 della Convenzione, è un diritto che deve essere concreto ed effettivo». Nel testo, poi, si entra anche in un caso concreto: «La Corte di Giustizia ha esaminato per esempio una fattispecie simile alla obbligatorietà della mediaconciliazione in merito a un tentativo obbligatorio di conciliazione extragiudiziale davanti al Co.re.com, come condizione di procedibilità dei ricorsi giurisdizionali in talune controversie civili». Tra le condizioni di legittimità rilevate in quella sede dai giudici di Lussemburgo il modello d'istanza ricorda come «il risultato della procedura di conciliazione non deve essere vincolante nei confronti delle parti interessate e non deve incidere sul loro diritto ad un ricorso giurisdizionale». «Conseguentemente», conclude l'istanza, «si richiede che il Giudice dichiari la procedibilità della domanda, disapplicando l'art. 5 comma 1 del dlgs n. 28/2010, perché in contrasto con il diritto di cui all'art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, anche, qualora fosse ritenuto necessario, previo rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia, ai sensi dell'art. 267 Tfue».

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