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Liberi professionisti sulla carta

del 28/04/2011
di: La Redazione
Liberi professionisti sulla carta
Liberi professionisti sì, ma solo sulla carta. Nella realtà poco autonomi e spesso soggetti ad uno stringente orario di lavoro con un contratto in cui, il fattore tempo prevale sul risultato. E con la crisi ne hanno risentito ancora di più visto che negli ultimi cinque anni, più di sei professionisti su dieci sono stati costretti a misurarsi con l'alternanza di tempi in cui si lavora e tempi in cui di lavoro proprio non ce n'è. A scattare la fotografia di quell'esercito composto da 5 milioni di persone (2 milioni iscritti ad ordini e collegi, 3 milioni i non regolati) è la ricerca dell'Ires, promossa dalla Cgil e dalla Filcams, «Professionisti: a quali condizioni?». I risultati della ricerca evidenziano in particolare non solo come il lavoro autonomo non sia più lo stesso perché la capacità di contrattare del singolo professionista nei confronti dei propri committenti non sia più in equilibrio ma anche che il sistema ordinistico abbia una scarsa efficacia di tutela.

Caratteristiche della professione. La maggior parte dei professionisti opera con partita Iva (il 47,2%) o a regime di contribuzione minima (23,3%). Ma molti hanno anche contratti del lavoro atipico, a progetto o collaborazioni occasionali. Per la prevalenza dei professionisti (79,8%) l'impegno lavorativo è legato ad una prestazione da svolgere entro un dato termine piuttosto che alla durata prefissata del contratto. Uno su cinque, poi, ha un solo committente. A questi si deve aggiungere un altro 35,2% che lavora per più committenti di cui uno però è quello principale.

Le difficoltà economiche. In media nel 2009 il reddito annuale è stato inferiore a 15 mila euro per il 44,6% e di questi più della metà non è arrivato a 10 mila euro. Uno su sei ha superato i 30 mila euro l'anno. Le entrate economiche però si legge nell'indagine, «seguono un'ampia variabilità sia tra i gruppi professionali che al loro interno». In generale, i redditi più bassi si registrano nelle professioni della cultura e spettacolo (il 64,5% ha meno di 15 mila euro netti annuali), nell'informazione ed editoria (59,6%), tra gli interpreti e traduttori (50,1%), i docenti ed educatori (67,8%), i ricercatori (52,6%), i lavoratori a bassa qualifica (50%). Sei su dieci sono stati poi costretti ad aspettare più di sessanta giorni prima di emettere la fattura e ricevere il pagamento. Un altro 71 % dichiara di avere avuto difficoltà ad accedere al credito. Solo il 24,1% arriva a fine mese senza difficoltà.

L'efficacia del sistema ordinistico. I professionisti iscritti agli ordini (il campione è comunque basso, si tratta di 800 intervistati iscritti ad un ordine) sono, in netta maggioranza, insoddisfatti dell'operato e dell'efficacia di questi organismi. Malgrado la pluralità di filtri posti dal sistema ordinistico (accesso alla professione, diritti riservati, tariffe obbligatorie, prezzi raccomandati, regolamenti pubblicitari, sanzioni e pubblicizzazione degli abusi), la stragrande maggioranza degli intervistati, il 78,7%, ritiene infatti che gli ordini non regolino la concorrenza, che non favoriscono l'accesso dei giovani per l'85,7% dei casi e che non certifichino le competenze professionali per il 73,8%. Quando però le stesse domande vengono rivolte ad autonomi che operano nelle professioni non regolamentate le risposte sono decisamente più positive. A cominciare dalla regolazione della concorrenza. Qui, dove pure la disciplina è solo accreditatoria e non anche autorizzatoria (come in regime ordinistico), le risposte positive (48%) superano quelle negative (36%).

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