Caratteristiche della professione. La maggior parte dei professionisti opera con partita Iva (il 47,2%) o a regime di contribuzione minima (23,3%). Ma molti hanno anche contratti del lavoro atipico, a progetto o collaborazioni occasionali. Per la prevalenza dei professionisti (79,8%) l'impegno lavorativo è legato ad una prestazione da svolgere entro un dato termine piuttosto che alla durata prefissata del contratto. Uno su cinque, poi, ha un solo committente. A questi si deve aggiungere un altro 35,2% che lavora per più committenti di cui uno però è quello principale.
Le difficoltà economiche. In media nel 2009 il reddito annuale è stato inferiore a 15 mila euro per il 44,6% e di questi più della metà non è arrivato a 10 mila euro. Uno su sei ha superato i 30 mila euro l'anno. Le entrate economiche però si legge nell'indagine, «seguono un'ampia variabilità sia tra i gruppi professionali che al loro interno». In generale, i redditi più bassi si registrano nelle professioni della cultura e spettacolo (il 64,5% ha meno di 15 mila euro netti annuali), nell'informazione ed editoria (59,6%), tra gli interpreti e traduttori (50,1%), i docenti ed educatori (67,8%), i ricercatori (52,6%), i lavoratori a bassa qualifica (50%). Sei su dieci sono stati poi costretti ad aspettare più di sessanta giorni prima di emettere la fattura e ricevere il pagamento. Un altro 71 % dichiara di avere avuto difficoltà ad accedere al credito. Solo il 24,1% arriva a fine mese senza difficoltà.
L'efficacia del sistema ordinistico. I professionisti iscritti agli ordini (il campione è comunque basso, si tratta di 800 intervistati iscritti ad un ordine) sono, in netta maggioranza, insoddisfatti dell'operato e dell'efficacia di questi organismi. Malgrado la pluralità di filtri posti dal sistema ordinistico (accesso alla professione, diritti riservati, tariffe obbligatorie, prezzi raccomandati, regolamenti pubblicitari, sanzioni e pubblicizzazione degli abusi), la stragrande maggioranza degli intervistati, il 78,7%, ritiene infatti che gli ordini non regolino la concorrenza, che non favoriscono l'accesso dei giovani per l'85,7% dei casi e che non certifichino le competenze professionali per il 73,8%. Quando però le stesse domande vengono rivolte ad autonomi che operano nelle professioni non regolamentate le risposte sono decisamente più positive. A cominciare dalla regolazione della concorrenza. Qui, dove pure la disciplina è solo accreditatoria e non anche autorizzatoria (come in regime ordinistico), le risposte positive (48%) superano quelle negative (36%).
