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Accertamenti esecutivi. E costosi

del 28/04/2011
di: di Giovanni Galli
Accertamenti esecutivi. E costosi
Un anticipo di oltre 2 miliardi di euro. È l'ammontare delle somme che, secondo quanto affermato ieri dal presidente dei commercialisti, Claudio Siciliotti in occasione di una audizione presso la Commissione finanze della camera sull'abuso del diritto, i contribuenti italiani si ritroveranno a versare all'Erario prima di vedere riconosciute in giudizio le loro ragioni, per effetto della norma che, a partire dal prossimo 1° luglio 2011, attribuisce efficacia esecutiva agli accertamenti fiscali dell'Agenzia delle entrate.

«I dati del 2010 resi noti dal Consiglio di presidenza della giustizia tributaria», ha detto Siciliotti a margine dell'audizione, «parlano di un 41% di sentenze di primo grado che danno ragione ai contribuenti. Sempre secondo il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, a questo 41% di vittorie dei contribuenti corrispondono importi in contestazione per circa 5,7 miliardi di euro. Considerato che, anche in caso di ricorso, il contribuente è tenuto a pagare comunque il 50% delle maggiori imposte richieste nell'accertamento e dei relativi interessi e atteso che la norma sugli accertamenti esecutivi, in assenza di misure e risorse atte a garantire una pari velocizzazione dei tempi della giustizia, produrrà una sistematica scadenza dei termini per il versamento degli importi accertati prima che sopraggiunga la sentenza di primo grado, è chiaro che si profilano per i contribuenti anticipazioni di somme per oltre 2 miliardi che, dopo alcuni o parecchi mesi, saranno dichiarate non dovute dal tribunale».

La metà esatta di 5,7 miliardi di euro è 2,85, ma l'obbligo di anticipazione, come ricordato da Siciliotti, riguarda solo imposte e interessi e non anche le eventuali sanzioni comminate, per cui è ragionevole, secondo i commercialisti, ipotizzare un solve et repete di poco superiore a 2 miliardi di euro. E proprio sul punto del legame tra giustizia tributaria, poteri di accertamento, e tempi di riscossione più serrati i dottori commercialisti presenteranno a Roma, durante la conferenza annuale le loro proposte anche se in prima battuta i dottori commercialisti si dicono «assolutamente d'accordo» con il consiglio di presidenza della giustizia tributaria nella necessità di mantenere i due gradi di giudizio escludendo ipotesi di sostituzione di un grado di giudizio con ipotesi di procedure amministrative di mediazione.

«Rendere la riscossione più efficiente, ha sottolineato Siciliotti, «eliminando passaggi ridondanti come l'iscrizione a ruolo, ci trova assolutamente d'accordo. Costruire però un sistema in cui non è l'eccezione, bensì la regola, essere costretti a pagare prima di essere giudicati in primo grado da un organo giurisdizionale terzo rispetto all'amministrazione finanziaria, non è un buon viatico per costruire una lotta all'evasione fiscale basata su principi condivisi da tutti i cittadini e su meccanismi finanziari sostenibili per chi fa impresa».

Il presidente dei dottori commercialisti (che si è anche detto concorde con il ministro dell'economia Giulio Tremonti sulla necessità di sgravare le imprese dall'eccesso burocrazia fiscale), affrontando il tema dell'abuso di diritto, è tornato sui numeri forniti dal direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, secondo cui su circa 3 mila controlli effettuati in chiave anti abuso l'Agenzia avrebbe contestato non più di 40 casi: «La comune esperienza dei moltissimi commercialisti italiani che svolgono attività di consulenza e assistenza tributaria è infatti quella di un frequente richiamo, nelle prassi di accertamento degli uffici di questi ultimi due anni, del principio generale “anti-abuso” che la giurisprudenza della Cassazione ha ritenuto di rinvenire nel disposto dell'art. 53 della Costituzione». Per i dottori commercialisti è indubbio che un intervento normativo sull'abuso garantirebbe una uniformità di applicazione del diritto «che ad oggi», ha riflettuto Siciliotti, «non può essere data per certa». La sede individuata dai dottori commercialisti è quello della riforma fiscale. Per Siciliotti, infatti «potrebbe essere maggiormente opportuno affrontare la materia nell'ambito della riforma, disciplinando in modo organico la questione dell'elusione fiscale / abuso di diritto nell'ambito di uno Statuto dei diritti del contribuente che, nelle forme giuridiche da noi auspicate, ne contempli anche doveri quali appunto quello di non abusare del diritto tributario per procurarsi vantaggi fiscali indebiti». Nel corso dell'audizione il presidente dei dottori commercialisti ha poi esaminato i tre disegni di leggi che disciplinano la questione abuso di diritto fermi in commissione dal 2009 (disegni di legge presentati dall'On. Leo, n. 2521, presentato il 19 giugno 2009, dagli On. Strizzolo – Ceccuzzi – Fogliardi n. 2578, presentato il 2 luglio 2009 e dall'On. Jannone n. 2709, presentato il 23 settembre 2009). Il disegno di legge presentato da Maurizio Leo è per Siciliotti da condividere per la previsione espressa dalla irrilevanza sul piano penale delle contestazioni di matrice antielusive mosse dall'amministrazione finanziaria, mentre dei disegni di legge presentati da Strizzolo, Ceccuzzi e Fogliardi e da Jannone, i dottori commercialisti hanno apprezzato la specificazione espressa che deve comunque farsi salva la facoltà per il contribuente di scegliere le forme negoziali e i modelli organizzativi che comportano l'applicazione del regime fiscale favorevole. Ma l'intervento dovrebbe essere fatto con un provvedimento ad hoc per risolvere l'emergenza e in attesa di una sistemazione organica nella riforma fiscale. Ecco dunque che la soluzione prospettata dai dottori commercialisti è quella di una legge di sintesi tra le tre proposte: «Ove si ritenesse comunque opportuno procedere, nelle more della riforma fiscale, con un provvedimento ad hoc», conclude Siciliotti, «riteniamo inevitabile la scelta di agire sul testo attuale dell'art. 37-bis del dpr 600/1973 e, dei testi risultanti dai disegni di legge sottoposti alla nostra attenzione, prediligiamo l'adozione del testo risultante dal disegno di legge presentato dall'On. Maurizio Leo, integrato con il disposto del comma 1-bis risultante dai disegni di legge presentati dagli On. Strizzolo – Ceccuzzi – Fogliardi e dall'On.Jannone».

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