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Per il trust si fa strada il registro in misura fissa

del 28/04/2011
di: di Alessandro Felicioni
Per il trust si fa strada il registro in misura fissa
Imposte indirette a maglie larghissime per i trust; si fa strada (a fatica) l'applicabilità dell'imposta di registro in misura fissa e il differimento al momento dell'eventuale assegnazione dei beni ai beneficiari, dell'imposta proporzionale sulle donazioni. È il Consiglio nazionale del notariato ad affrontare l'argomento con lo studio n. 58-2010/T del 21 gennaio 2011 approvato dalla Commissione studi tributari. L'argomento è di strettissima attualità; dopo che l'Agenzia delle entrate è intervenuta da ultimo con circolare n. 61/E del 27 dicembre 2010 a scoraggiare l'uso disinvolto del trust al solo fine di creare una interposizione soggettiva finalizzata ad evitare l'imposizione in capo al soggetto disponente o beneficiario e dopo che anche la giurisprudenza di merito (Ordinanza Tribunale di Reggio Emilia del 14 marzo 2011) e di legittimità (Sentenza Corte di cassazione n. 13276 del 30 marzo 2011) ha dichiarato a più riprese smontabile la costruzione del trust quando lo stesso sia indirizzato a finalità illecite non solo di natura fiscale, ecco che una boccata di ossigeno arriva sul fronte della tassazione indiretta. Da sempre l'Agenzia delle entrate ha avallato l'ipotesi che l'atto con cui si destinano i beni al trust (non l'atto istitutivo del trust che pacificamente è assoggettato ad imposta di registro in misura fissa) sia da sottoporre ad imposta sulle donazioni e successioni con applicazione delle franchigie, delle aliquote e delle agevolazioni proprie della disciplina. Il tutto con riferimento al rapporto di parentela esistente tra disponente e beneficiario. Tale impostazione, in verità, ha da subito, dato origine a una levata di scudi da parte della giurisprudenza delle commissioni tributarie, investite dalla mole dei ricorsi presentati dai contribuenti a seguito degli avvisi di liquidazione notificati dall'erario. Al di là del fatto che la giurisprudenza di merito si sta sempre più indirizzando verso un orientamento consolidato e contrario a quello dell'Agenzia, prevedendo l'applicazione dell'imposta di registro in misura fissa anche agli atti dispositivi previsti dal trust, è importante la presa di posizione ufficiale del Consiglio del notariato la quale, evidentemente, fungerà da linea di condotta per i soggetti chiamati a stipulare l'atto di trust. Il ragionamento che segue lo studio è lineare e largamente condivisibile: innanzitutto stride con l'applicabilità dell'imposta sulle donazioni il fatto che in alcune circostanze gli atti di trust non siano inquadrabili in un contesto di assoluta gratuità; ad esempio perché la qualità di beneficiario è legata ad un determinato comportamento o al verificarsi di una determinata condotta che, in qualche modo rappresenta, per così dire, il prezzo da pagare per vedersi destinati i beni al termine del trust. Peraltro, afferma il Notariato, anche nei casi in cui sia palese lo scopo liberale del trust, non appare corretto assoggettare ad imposizione il passaggio iniziale dei beni dal disponente al trust stesso. L'incremento patrimoniale che giustificherebbe il prelievo proporzionale non si verifica in capo al trust; semmai si verificherà, stabilmente, in capo al beneficiario una volta completato il trust stesso e assegnati i beni. Meglio allora tassare con imposta di registro fissa (ed eventualmente con imposta ipotecaria fissa) gli atti di destinazione puri e semplici, con i quali il costituente imprima un vincolo di destinazione a un suo bene, mantenendolo di sua proprietà.
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