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Le coop si salvano dagli studi

del 27/04/2011
di: di Fabrizio G. Poggiani
Le coop si salvano dagli studi
Fuori le società cooperative a mutualità «prevalente» dall'accertamento basato sugli studi di settore, almeno per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre scorso.

Questa l'importante novità disposta dal comma 1, dell'art. 2, dm 16 marzo 2011 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dello scorso 2 aprile, n. 76 S.O. n. 9, con l'introduzione dell'articolo 5, al decreto del ministero dell'economia e delle finanze dell'11/02/2008 (confermata dalle istruzioni per la compilazione dei modelli per il 2010, diffuse ieri dalle Entrate - si veda articolo a pag. 29).

Pr)eliminarmente, è opportuno evidenziare che il nuovo art. 5 del decreto, recante disposizioni per la semplificazione degli obblighi di annotazione separata dei componenti di reddito rilevanti ai fini degli studi di settore, dispone che «… nei confronti delle società cooperative a mutualità prevalente, di cui all'articolo 2512 del codice civile, i risultati derivanti dall'applicazione degli studi di settore di cui all'articolo 62-bis del decreto legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito con modificazioni nella legge 29 ottobre 1993 n. 427, non possono essere utilizzati per l'azione di accertamento, di cui all'articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146 …».

Di conseguenza, fatti salvi i due casi storici di inapplicabilità degli studi di settore (cooperative che operano in via esclusiva a favore delle imprese socie o costituite da utenti non imprenditori che operano in via esclusiva a favore degli utenti stessi) anche quelle che, pur non operando in «via esclusiva» con i soci rispettano i criteri quantitativi indicati dall'articolo 2512 c.c. (operatività «prevalente» con i soci) ed i requisiti qualitativi, di cui all'art. 2514 c.c. (clausole inderogabili), sono, di fatto, escluse dall'accertamento «catastalizzato» basato sugli studi di settore, ancorché l'amministrazione finanziaria possa procedere alla verifica della sussistenza dei requisiti stessi di mutualità (Agenzia delle entrate, rm n. 330/E del 2007). Di fatto, queste cooperative a mutualità prevalente dovranno procedere comunque alla compilazione dei modelli degli studi di settore, in quanto non escluse, ma l'eventuale non congruità (e incoerenza) delle stesse non potrà far scattare l'accertamento, di cui all'art. 10, della legge 146/1998, in caso di mancato adeguamento ai ricavi determinati con l'applicazione di Ge.ri.co. Sul punto è opportuno ricordare che la stessa Agenzia delle entrate (cm n. 110/E del 1999 § 6.5) aveva già chiarito che le clausole di inapplicabilità degli studi si riferivano a quelle cooperative che non operano sul mercato ma che operano esclusivamente a favore dei soci, anche utenti, come nel caso, per esempio, delle cooperative edilizie che hanno, quale obiettivo prioritario ed esclusivo, la mera costruzione di alloggi da assegnare ai propri soci, senza effettuare cessioni a terzi. Per come è rubricato il nuovo articolo 5 si comprende agevolmente che i dati indicati nei modelli potranno essere utilizzati esclusivamente per la mera selezione, di natura soggettiva, delle cooperative da assoggettare ai controlli in applicazione delle ordinarie metodologie, non rilevando neppure ai fini dell'esonero, di cui al comma 4-bis, dell'art. 10, della legge n. 146/1998, dagli accertamenti presuntivi, in materia di imposizione diretta e dell'Iva, di cui alla lett. d), comma 1, secondo periodo, art. 39, dpr n. 600/1973 e all'art. 54, dpr n. 633/1972, dei contribuenti che dichiarano ricavi (o compensi) pari o superiori al livello di congruità, qualora l'ammontare delle attività non dichiarate, con un massimo di 50 mila euro, risulti pari o inferiore al 40% dei ricavi (o compensi) dichiarati.

Detta esclusione, presumibilmente in attesa dell'elaborazione di studi di settore ad hoc per queste tipologie di soggetti, che niente hanno in comune con le società commerciali se non quello di operare con le ordinarie regole sul libero mercato, si rende applicabile al solo periodo d'imposta in corso al 31/12/2010 che, per i cosiddetti «solari», è rappresentato dal 2010. Peraltro, stante la peculiarità di questi soggetti e anche in assenza di una precisa disposizione ostativa agli accertamenti basati sugli studi di settore, l'Agenzia delle entrate aveva già fornito precisazioni sul tema (rm 330/E del 2007) mantenendo una certa «discrezionalità» nella valutazione, a cura degli uffici periferici, in presenza di enti mutualistici che non operavano esclusivamente con i soci, confermando la possibilità di fruire delle agevolazioni tributarie alle stesse destinate e tenendo conto (cm 44/E del 2008) dell'impatto che talune voci tipiche (ristorni) hanno nell'elaborazione dei ricavi puntuali, stante l'inserimento degli stessi (rigo «F23») tra i componenti negativi del modello ai fini di una mera quadratura; inserimento che deve essere seguito da un'opportuna segnalazione nella sezione destinata alle «note aggiuntive».

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