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Casse, sei mesi per fare le riforme

del 27/04/2011
di: di Ignazio Marino
Casse, sei mesi per fare le riforme
Casse di previdenza di geometri, ragionieri, medici e giornalisti in amministrazione controllata. I quattro consigli di amministrazione per i prossimi sei mesi dovranno avere una sola missione: riportare i conti in ordine e assicurare la sostenibilità trentennale richiesta dalla legge (Finanziaria 2007) oggi inesistente. È questo l'invito contenuto nelle prime quattro lettere che i ministeri del lavoro e dell'economia indirizzeranno agli enti con i conti messi peggio, come emerso dall'analisi dei bilanci tecnici al 31/12/2009. Altre missive saranno successivamente inviate a quegli istituti con una situazione meno grave ma ugualmente in difficoltà a garantirsi un futuro sereno. E se queste sono le premesse, oltre 500 mila professionisti possono mettere in conto l'aumento dei contributi e l'innalzamento dell'età pensionabile. È quanto ha appreso ItaliaOggi da fonti vicine ai ministeri competenti.

La sostenibilità da ritrovare. Con il comma 763 della legge 296/2006 il legislatore ha chiesto agli enti dei professionisti di assicurare l'equilibrio dei bilanci per almeno 30 anni (prima erano 15 anni) all'interno di proiezioni attuariali di 50 anni. Un passaggio considerato drastico sin dalle prime ore da quelle casse che intuivano le difficoltà, per varie ragioni, a dimostrare la propria solidità. Tanto che già nei primi bilanci tecnici al 31/12/2006 è emerso il loro fiato corto (si veda ItaliaOggi del 02/09/2009). In assenza di riforme strutturali, con le nuove proiezioni al 31/12/2009 l'assenza di sostenibilità di medio-lungo periodo si è ripresentata (come già anticipato da ItaliaOggi del 14/12/2010). Circostanza che ha portato i tecnici ministeriali ad approcciare la situazione con meno indulgenza rispetto al passato.

La cura ricostituente. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi i consigli di amministrazione dei vari istituti pensionistici avranno mano libera nel disegnare la propria riforma. Anche perché Enpam, Cipag, Inpgi e Cnpr hanno criticità diverse da affrontare. C'è chi, come la cassa dei medici, dovrà fare i conti con il sistema retributivo (troppo generoso in quanto calcola la pensione non sui contributi realmente versati ma sulla media dei redditi degli ultimi anni) e chi, come quella dei ragionieri, dovrà trovare un modo per allargare la base dei contribuenti magari aggregando figure professionali affini. Ad ogni modo, secondo i ministeri vigilanti, appare imprescindibile l'aumento delle aliquote a carico degli iscritti e qualche anno in più di lavoro prima del loro riposo. Per non parlare dei possibili tagli ai gettoni di presenza e alle spese di rappresentanza per gli organi statutari. Alla base del ragionamento c'è la consapevolezza che le misure della Manovra Tremonti (legge 78/2010), atte a garantire la stabilità dei conti dello stato, non possano essere escluse per quei sistemi previdenziali troppo generosi che senza qualche rinuncia sono destinati a collassare nel breve periodo e far ricadere il costo degli sprechi del passato sulla collettività (visto che in ultima istanza sarà sempre lo stato a dover garantire la pensione ai cittadini). Ecco perché, se entro sei mesi non migliorano le prospettive ad attendere le gestioni previdenziali inoperose ci sarà quel commissariamento previsto dalla legge 509/94 e fino ad oggi poco sperimentato.

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