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Formazione, si cambia registro

del 26/04/2011
di: di Franco Ricca
Formazione, si cambia registro
Dal 1° gennaio è cambiato il criterio di territorialità ai fini dell'Iva anche per le prestazioni didattiche rese alle imprese: non più il luogo di esecuzione del servizio, ma il luogo della sede del committente, secondo la nuova regola generale delle prestazioni «b2b» introdotta l'anno scorso. Un'ulteriore semplificazione del sistema, dunque, che pone però una problematica inedita, connessa al trattamento di esenzione previsto per le prestazioni didattiche, che dipende da un riconoscimento pubblico del prestatore. Questo, nei rapporti transnazionali, implica che il committente, per stabilire se l'operazione ha diritto o meno all'esenzione dall'imposta, non potrà basarsi sulla normativa del proprio stato membro, ma dovrà fare riferimento alla situazione del prestatore nello stato membro in cui è stabilito.

L'art. 10, n. 20) del dpr 633/72 stabilisce che sono esenti dall'Iva «le prestazioni educative dell'infanzia e della gioventù e quelle didattiche di ogni genere, anche per la formazione, l'aggiornamento, la riqualificazione e riconversione professionale, rese da istituti o scuole riconosciuti da pubbliche amministrazioni e da onlus… nonché le lezioni relative a materie scolastiche e universitarie impartite da insegnanti a titolo personale».

La norma attua la previsione dell'art. 132, lett. f) della direttiva 112 del 2006, secondo la quale gli stati membri esentano dall'Iva «l'educazione dell'infanzia o della gioventù, l'insegnamento scolastico o universitario, la formazione o la riqualificazione professionale, nonché le prestazioni di servizi e le cessioni di beni con essi strettamente connesse, effettuate da enti di diritto pubblico aventi lo stesso scopo o da altri organismi riconosciuti dallo stato membro interessato come aventi finalità simili».

Come si vede, l'esenzione delle prestazioni in esame è subordinata a un requisito di carattere soggettivo, vale a dire la natura di ente pubblico, ovvero di organismo riconosciuto, del prestatore (comprese, nella normativa nazionale, le onlus). Quando la prestazione è resa a soggetti passivi di altri stati membri, dal 1° gennaio scorso la tassazione deve avvenire «a destinazione», nel paese in cui è stabilito il committente: per esempio, se un'impresa italiana invia alcuni dipendenti in Francia per partecipare a un corso di perfezionamento sulla lingua, riceverà la fattura senza l'addebito dell'Iva, da applicare (se dovuta) in Italia con il meccanismo dell'inversione contabile. Per stabilire se la prestazione dovrà essere concretamente assoggettata all'imposta oppure potrà beneficiare del trattamento di esenzione previsto per i servizi didattici, l'impresa committente dovrà accertarsi se il prestatore sia un ente pubblico (o un organismo riconosciuto), evidentemente nello stato membro in cui è stabilito, ossia in Francia, e non in Italia (a meno che, è da ritenere, non si tratti di un'organizzazione internazionale che svolge attività anche in Italia e sia ivi provvista di riconoscimento). In caso positivo, il committente procederà all'autofatturazione della prestazione ricevuta (ovvero all'integrazione della fattura del fornitore) senza evidenza dell'imposta, indicando il titolo e la norma di esenzione, e non dovrà presentare il modello Intrastat servizi ricevuti; analogamente, il fornitore francese non dovrà presentare l'elenco riepilogativo dei servizi resi. Questo accertamento, ragionevolmente, dovrebbe consistere nel richiedere al fornitore estero un'attestazione, eventualmente anche sulla stessa fattura, circa il possesso dei requisiti per l'esenzione dall'Iva ai sensi del richiamato art. 132, lett. f), della direttiva n. 112 del 2006. Allo stesso modo, invertendo i ruoli, se un professionista francese partecipa in Italia a un corso per mediatori conciliatori organizzato da un'associazione iscritta nel registro dei formatori (e dunque riconosciuta), ricevendo fattura non soggetta a Iva ai sensi dell'art. 7-ter per difetto di territorialità in Italia, potrà autofatturare l'operazione in Francia considerandola esente da Iva ai sensi dell'art. 132 citato, basandosi su una dichiarazione del prestatore.

La cosa è un po' diversa se il fornitore è un operatore extracomunitario, nel qual caso non si può, evidentemente, fare riferimento alla normativa comune della direttiva; nondimeno, anche in questo caso dovrebbe essere applicabile il regime di esenzione in presenza del presupposto del riconoscimento pubblico e sempre in base ad un'attestazione del fornitore. Tornando alla territorialità, è da segnalare infine che rimangono localizzati nel luogo dello svolgimento della prestazione, secondo il criterio speciale dell'art. 7-quinquies, i servizi di «accesso» alle attività educative e didattiche, tra i quali rientrano, come stabilisce l'art. 32 del regolamento comunitario n. 282/2011, il diritto di accesso a manifestazioni educative e scientifiche quali conferenze e seminari. Identificare il confine tra prestazione didattica e prestazione di accesso all'evento didattico potrebbe essere non agevole: la prestazione del docente, per esempio, rientra nella prima categoria, mentre quella della scuola di formazione potrebbe ricadere nella prima o nella seconda.

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