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Magistratura onoraria al restyling

del 21/04/2011
di: di Vincenzo Crasto presidente Associazione nazionale giudici di pace crasto.vincenzo @fastwebnet.i
Magistratura onoraria al restyling
Al XVII Congresso dell'Associazione nazionale giudici di pace abbiamo registrato con soddisfazione l'esito dell'astensione, svoltasi dal 4 all'8 aprile e che ha coinvolto l'intera magistratura onoraria. Oltre l'80% dei magistrati di pace ha aderito allo sciopero.

Durante i giorni dell'astensione notevole successo mediatico hanno riscontrato le iniziative dell'Associazione volte a spiegare ai cittadini ed alla stampa le ragioni della protesta.

L'Assemblea congressuale ha deliberato di proseguire l'azione di sensibilizzazione delle istituzioni e lo svolgimento di una serie di eventi nei distretti di corte d'appello, quali convegni, assemblee pubbliche, incontri con i cittadini e le istituzioni che avranno quale filo conduttore il tema dei diritti costituzionali negati ai magistrati.

A cagione dell'astensione, il governo ha acconsentito alla ripresa dell'esame congiunto in commissione giustizia del Senato di quattro progetti di legge d'iniziativa parlamentare di riforma della giustizia di pace e onoraria che giacevano negletti in Parlamento. Si tratta del disegno di legge delega proposto dal presidente della Commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli e dal sen. Mugnai (Pdl), il progetto di legge presentato dal sen. Giuseppe Valentino (Pdl), già sottosegretario alla giustizia nel secondo e nel terzo governo Berlusconi e delle proposte degli esponenti dell'opposizione Maritati e Poretti-Perduca (quest'ultima prevede un aumento della competenza per valore dei magistrati di pace fino a 16 mila euro).

Ebbene tanto i progetti di legge della maggioranza, quanto quelli delle opposizioni prevedono la continuità nelle funzioni per i magistrati di pace. Ed invero gli articolati che maggiormente ci convincono sono quelli presentati da esponenti della maggioranza, in quanto la proposta Maritati ricorda un po' troppo da vicino la riforma dell'ex ministro Scotti. In specie il disegno di legge Berselli (in basso riportato) contiene una delega al governo ed in quanto tale individua principi e criteri direttivi a cui dovrà essere improntata la riforma. I decreti legislativi del governo dovranno stabilire la modifica della disciplina per l'accesso alla magistratura onoraria, mediante un sistema di selezione e aggiornamento professionale permanente, volto alla creazione di uno status unitario dei magistrati onorari, tale da assorbire gradualmente i giudici onorari di tribunale nei giudici di pace, ampliando le competenze di questi ultimi; la previsione del riconoscimento di una indennità fissa previdenziale omogenea per tutte le figure di magistrato onorario, elargibile anche in periodi di maternità o di malattia, e di un'indennità variabile in ragione della quantità e della qualità dei lavoro effettivamente svolto; la previsione della continuità degli incarichi al fine di non creare discontinuità nell'attività giurisdizionale fino al compimento del settantesimo anno di età; l'istituzione un organo di autogoverno per la magistratura onoraria con poteri disciplinari; lo smaltimento dell'arretrato formatosi negli uffici giudiziari, sia nel settore civile che in quello penale, utilizzando anche la magistratura onoraria, sulla base di progetti di definizione che tengano anche conto del tipo di contenzioso cui gli stessi possono essere utilizzati; la previsione di una copertura di spesa attraverso la previsione di riduzione di organico dei giudici onorari di tribunale e dei viceprocuratori onorari. Anche la proposta del Sen. Valentino realizza una riforma organica della magistratura di pace ed onoraria e va pertanto positivamente valutata.

Forti del senso dello Stato, che il governo stesso in più occasioni ci ha riconosciuto, siamo pronti al confronto e ad assumerci qualsivoglia responsabilità. Con l'astensione abbiamo inteso lanciare un grido d'allarme: chiediamo semplicemente alle istituzioni di vincere l'inerzia, con una riforma che riteniamo nell'esclusivo interesse per i cittadini ad una giustizia più giusta ed efficiente. Siamo disponibili a partire da testi che la stessa maggioranza ha elaborato e che potrebbero trovare il favore dell'intero parlamento, degli operatori della giustizia (si pensi all'Organismo unitario dell'Avvocatura) e del paese. L'unica cosa che non potremmo accettare è che prevalga la tesi di ambienti che ritengono di ostacolare qualsiasi progetto di riforma. Si tratta di una posizione conservativa omissiva, rispetto ad un pianeta, come quello della giustizia, in cui la magistratura di pace ha dimostrato che può esistere un sistema efficiente.

Nella riforma potrebbe prevedersi un ulteriore aumento di attribuzioni (cfr. proposte Valentino e Poretti-Perduca), che farebbe procedere la macchina della giustizia in modo spedito, deflazionando di oneri enormi i tribunali. Un contributo alla soluzione al problema della lentezza dei processi può consistere nell'estendere innanzi tutto le competenze del giudice di pace, ad esempio con l'aumento nella materia civile della competenza per valore fino a 25 mila euro, attribuendo in via esclusiva la materia condominiale e quella di esecuzione forzata mobiliare e nel penale con l'attribuzione della maggior parte dei reati contravvenzionali. Giova ricordare che la durata media dei giudizi dinanzi ai magistrati di pace è inferiore all'anno ed è in costante discesa.

Lo status quo è vissuto come manifestazione di una volontà punitiva nei confronti di magistrati che hanno dimostrato che è possibile ben amministrare le giustizia.

Riteniamo che alla luce di tali considerazioni basate sulla ragionevolezza lo stesso ministro della giustizia Alfano debba interrogarsi se sia nell'effettivo interesse del paese l'inerzia a cui facevamo riferimento o se le idee che egli stesso aveva elaborato nella scorsa legislatura (che avevano trovato il favore della magistratura di pace), che delineavano un giudice titolare di autonomia ed indipendenza, attraverso la continuità delle funzioni e dei diritti costituzionali spettanti a tutti i cittadini (in primis tutele previdenziali ed assistenziali) dovranno essere tradotte in una riforma, magari da altri, solo in un futuro più o meno lontano, sprecando così un'occasione.

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