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Plastica, utilizzo responsabile

del 20/04/2011
di: Pagina a cura di Renato Narciso
Plastica, utilizzo responsabile
FareAmbiente-Movimento ecologista europeo lancia una grande campagna nazionale per promuovere l'uso massiccio di plastiche biodegradabili, non solo di quelle prodotte utilizzando mais ma anche di quelle fabbricate con appositi additivi certificati a norma di legge.

A tal proposito proprio oggi, mercoledì 20 aprile, il presidente nazionale del movimento Vincenzo Pepe, parteciperà a un convegno presso il centro congressi MilanoFiori di Assago organizzato da Unionplast, federazione gomma plastica, ove si discuterà delle problematiche inerenti il bando degli shoppers non biodegradabili e si cercherà di coinvolgere altri industriali della plastica per valutare la possibilità di estendere anche ad altri materiali le proprietà di biodegradabilità.

Domanda. Presidente, ma allora FareAmbiente dichiara guerra alla plastica?

Risposta. Assolutamente no. È sbagliato demonizzare la plastica, occorre piuttosto responsabilità nel suo utilizzo sia da parte dei produttori sia da parte dei consumatori.

D. Responsabilità? Si spieghi meglio…

R. Per prima cosa la plastica deve essere riciclata inoltre, la sua durata deve essere comminata all'utilizzo previsto per quel determinato prodotto. Le plastiche utilizzate per gli imballaggi per esempio, dovrebbero contenere degli additivi che ne consentano la biodegradazione in tempi ragionevoli dal momento che vengono usate una volta sola. Per contro quelle destinate a un utilizzo prolungato dovranno avere tempi di smaltimento più lunghi, per esempio quella impiegata per gli elettrodomestici, televisioni, radio, frullatori ecc.

D. Questo per i produttori, e per i consumatori che tipo di responsabilità occorre?

R. I consumatori devono essere educati a pretendere prodotti biodegradabili quando acquistano materiali plastici. E con questo intendo tutti i prodotti in plastica non solo alle buste dei supermercati di cui recentemente il ministro all'ambiente Stefania Prestigiacomo ha vietato la distribuzione di quelli non bio. Mi riferisco agli oggetti monouso come piatti, bicchieri, lamette da barba, guanti da cucina ecc.

D. Una posizione questa che sembra andare ben oltre le iniziative del ministro. Ritiene che la Prestigiacomo non abbia fatto abbastanza?

R. Rispetto ad altri suoi predecessori la Prestigiacomo ha fatto tantissimo. Bandire i cosiddetti «shopper» non bio dalle grandi catene di distribuzione è un enorme passo avanti, una decisione oserei dire epocale da questo punto di vista. Piuttosto la invitiamo a non fermarsi alle buste per la spesa e soprattutto di non considerare biodegradabili solo quelle fatte con il mais, primo per non mettere in difficoltà grandi realtà economiche italiane, secondo, molto più importante dal punto di vista ambientale, per non sottrarre all'alimentazione umana la produzione di vaste aree agricole che altrimenti servirebbero a rifornire l'industria chimica.

D. Quindi spera in nuovi provvedimenti legislativi da parte del ministro all'ambiente?

R. Ci spero e ci conto. Ma nel frattempo noi di FareAmbiente non rimarremo a guardare. Porteremo avanti le nostre campagne di sensibilizzazione a favore delle bioplastiche certificate. Campagna diretta in più direzioni come specificavo sopra, faremo pressioni anche sulle amministrazioni locali e sanitarie affinché promuovano l'uso di tali materiali all'interno delle loro strutture. L'ultimo appello lo abbiamo lanciato ai presidenti dei parchi nazionali e regionali, invitandoli a consentire al loro interno la vendita solo di prodotti biodegradabili certificati. A questo proposito mi auguro una pasquetta all'insegna del biodegradabile. Invito tutti gli italiani a utilizzare durante la tradizionale scampagnata del lunedì in Albis, solo prodotti bio. È fondamentale educare i cittadini all'acquisto di questo tipo di prodotti in modo che le aziende comprendano che è più remunerativo commercializzare ecoplastiche piuttosto che quelle tradizionali. Incoraggeremo chi si adegua al nuovo corso, spingeremo chi non lo ha ancora fatto a farlo, criticheremo aspramente chi non vorrà farlo e combatteremo i furbi che faranno finta di farlo.

D. Un programma intenso e battagliero, ma come pensa di attuarlo?

R. Incoraggeremo pubblicizzando e mettendo in buona luce chi passa al bio, per esempio a breve FareAmbiente assegnerà un premio alla «Delta S.p.A.» di Civitanova Marche, società che produce suole in gomma biodegradabile per il settore calzaturiero che tra l'altro rifornisce marchi prestigiosi come il gruppo Della Valle o Ferragamo. È una lodevole iniziativa che trova il nostro pieno plauso. Nel corso della cerimonia lanceremo un appello affinché i consumatori acquistino scarpe che recano quel marchio, quello che attesta la biodegradabilità del prodotto, un enorme contributo a difesa dell'ambiente. Per spingere invece, intendo tutte quelle azioni tese a spiegare agli imprenditori che passare al bio conviene, soprattutto dal punto di vista dell'immagine e ci faremo promotori di un'iniziativa di legge che prevede anche sgravi fiscali per questo tipo di lavorazione. Per chi non si adegua invece, non risparmieremo critiche mentre per combattere i furbi, i volontari di FareAmbiente preleveranno campioni di prodotti che con tanto di marchio si dichiarano biodegradabili, e li faranno analizzare da competenti laboratori. Qualora le caratteristiche dichiarate non risultassero essere veritiere, FareAmbiente tramite il suo ufficio legale segnalerà la cosa alla procura della repubblica competente per territorio. Bisogna capire che non si può continuare a produrre all'infinito oggetti che saranno smaltiti in mille anni. È un punto fondamentale per la salvaguardia dell'ecosistema e quindi della salute e del benessere dell'uomo.

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