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Confermati i domiciliari al manager che froda il Fisco

del 20/04/2011
di: Debora Alberici
Confermati i domiciliari al manager che froda il Fisco
Stretta della Cassazione contro i reati da colletti bianchi. Resta ai domiciliari il manager che, per politica imprenditoriale, froda il fisco. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 15615 del 19 aprile 2011, ha confermato la misura dei domiciliari nei confronti di due imprenditori napoletani coinvolti in un'inchiesta avviata contro una maxievasione fiscale. In sostanza, secondo gli Ermellini, la misura restrittiva si rende assolutamente necessaria per impedire ai manager di continuare con le attività illecite e quindi di interrompere i danni subiti dall'amministrazione finanziaria. «In relazione alle esigenze cautelari», ha motivato il Collegio di legittimità, «il Tribunale svolge un discorso del tutto logico e corretto, giustificando esaustivamente la ritenuta sussistenza di un concreto rischio di recidivanza da parte dell'imprenditore, rilevando che la sistematicità delle condotte ascritte ai due prevenuti evidenziano una scelta di fare impresa con modalità illecite, attraverso un collaudato ed articolato sistema finalizzato a frodare il fisco, che ha permesso ad essi un risparmio di imposta di euro 33.224.025; nonché che gli stessi anche dopo il biennio in contestazione, 2006/2008, hanno perseverato nella medesima attività illecita, come evincesi dalla ulteriore documentazione prodotta dal p.m.».

E poi, si legge nel passaggio successivo, «in tema di misure cautelari personali, allorché sia denunciato con il ricorso per cassazione. vizio di motivazione del provvedimento emesso dal Tribunale del riesame in ordine alla consistenza dei gravi indizi di colpevolezza, al giudice di legittimità spetta il compito di verificare, in relazione alla peculiare natura del giudizio di legittimità e ai limiti che ad esso ineriscono, se il giudice di merito abbia dato adeguatamente conto delle ragioni che l'hanno indotto ad affermare la gravità del quadro indiziario a carico dell'indagato, controllando la congruenza della motivazione riguardante la valutazione degli elementi indizianti rispetto ai canoni della logica e ai principi di diritto che governano l'apprezzamento delle risultanze probatorie». Dello stesso segno la posizione della Procura generale di Piazza Cavour che, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 23 marzo ha chiesto al Collegio di confermare i domiciliari ai due imprenditori.

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