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Scambi intra Ue solo se c'è il Vies

del 19/04/2011
di: di Susanna Baldi* * consulente Federagenti
Scambi intra Ue solo se c'è il Vies
Se vuoi operare con l'estero prima devi iscriverti al Vies. Con i provvedimenti del 29 dicembre 2010 n. 188376 e n. 188381 l'Agenzia delle entrate ha completato l'attuazione delle norme tese a impedire le frodi in materia di Iva introdotte dal dl 78/2010, definendo i criteri e le modalità per l'abilitazione comunitaria delle partite Iva mediante l'inclusione delle stesse nella banca dati Vies.

Chi intende effettuare operazioni in ambito comunitario acquisti e vendite di beni, a decorrere dal 28/02/2011 è soggetto a un nuovo regime di autorizzazione, deve cioè prima di procedere all'acquisto e/o vendita iscriversi al Vat information exchange data. I soggetti che avviano una nuova attività dovranno manifestare l'intenzione di compiere operazioni comunitarie mediante la compilazione del quadro I della dichiarazione d'inizio attività. Entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, l'Agenzia verifica l'esattezza della documentazione e concede o meno l'autorizzazione a compiere operazioni intracomunitarie, inserendo il richiedente nell'elenco Vies. Durante questi 30 giorni il soggetto richiedente si deve astenere dal compiere operazioni intracomunitarie. Dal trentunesimo giorno l'operatore potrà costatare l'avvenuta iscrizione e conseguente abilitazione attraverso il sistema d'interrogazione delle partite Iva comunitarie. I soggetti con partita Iva già in attività che manifestano la volontà o la revoca di compiere operazioni intracomunitarie presentando un'apposita istanza agli uffici delle entrate. Stessa procedura la deve attuare il soggetto non residente che si è identificato direttamente, il quale però presenta l'istanza al Centro operativo di Pescara. All'interno della categoria dei soggetti già «attivi» si distinguono quelli con dichiarazione d'inizio attività datata ante 31/5/2010 (data di entrata in vigore del dl 78/2010) e soggetti con dichiarazione d'inizio attività datata dal 31/5/2010 al 28/2/2011.

1) Soggetti che hanno iniziato l'attività ante 31/5/2010. Nell'ambito di questa tipologia di operatori occorre ulteriormente distinguere coloro i quali abbiano presentato elenchi Intrastat per beni o servizi nel 2009 e nel 2010, e coloro che non hanno presentato alcun elenco. Chi ha presentato elenchi Intrastat 2009 e 2010, e dichiarazione Iva 2010 per l'anno 2009, è incluso di «diritto» nell'elenco Vies, chi invece non ha presentato elenchi e non vuole essere escluso d'ufficio entro la data del 28/02/2011, deve presentare l'istanza di autorizzazione. In ogni caso i soggetti a rischio di esclusione possono comunque chiedere l'autorizzazione, al contrario chi è autorizzato può attivare se vuole, la procedura di revoca.

2) Soggetti che hanno iniziato l'attività dal 31/5/2010 al 28/2/2011. Gli operatori che hanno presentato la dichiarazione d'inizio attività in questo intervallo temporale e hanno segnalato l'intenzione di effettuare operazioni intracomunitarie, sono autorizzati a compiere dette operazioni. Gli operatori che hanno presentato la dichiarazione d'inizio attività sempre nel suddetto periodo e non hanno invece manifestato la volontà di effettuare operazioni intracomunitarie saranno esclusi dall'archivio dei soggetti autorizzati a compiere operazioni intracomunitarie entro il 28/02/2011, salvo la possibilità di presentare l'apposita istanza. Saranno esclusi anche gli operatori che, sempre in mancanza di opzione non hanno comunque posto in essere nel secondo semestre 2010 operazioni intracomunitarie e presentazione elenchi Intrastat. Entro 30 giorni dal ricevimento dell'istanza l'Agenzia delle entrate verifica che i dati forniti siano completi ed esatti e procede anche a effettuare una prima valutazione preliminare del rischio. In caso negativo l'Agenzia emetterà un provvedimento di diniego. Si ricorda che il provvedimento di diniego e quello di revoca sono impugnabili davanti alle commissioni tributarie provinciali. Il provvedimento di diniego sarà fondato sugli esiti della valutazione dei seguenti elementi:

a) mancanza dei requisiti oggettivi e soggettivi previsti dal dpr 633/72, che comportano la cessazione d'ufficio della partita Iva;

b) mancanza dei requisiti oggettivi e soggettivi previsti dal dpr 633/72 e della normativa collegata legittimanti l'inclusione nell'archivio informatico dei soggetti autorizzati a porre in essere operazioni intracomunitarie;

c) analisi del rischio della posizione del contribuente sulla base dei criteri individuati con apposito provvedimento (il n. 2010/188381 del 29/12/2010) previsto dal comma 15-quater dell'articolo 35 del dpr 633/1972;

d) riscontro dell'esattezza e completezza dei dati forniti per l'identificazione ai fini Iva a norma dell'articolo 214 della direttiva 2006/112, effettuato anche con riferimento ai criteri individuati con il regolamento Ue del 7 ottobre 2010 n. 904.

Inoltre procederà alla verifica delle seguenti situazioni: soggetto identificato ai fini dell'Iva che abbia dichiarato di non esercitare più la propria attività economica, come definita all'art. 9 della Direttiva 2006/112/Ce, o per il quale l'Amministrazione finanziaria abbia ritenuto che non eserciti più l'attività economica; soggetto che abbia dichiarato dati falsi per un'identificazione Iva o non abbia comunicato eventuali cambiamenti dei propri dati tali che, se l'amministrazione tributaria ne fosse stata a conoscenza, avrebbe rifiutato l'identificazione ai fini Iva o avrebbe cessato d'ufficio la partita Iva; riscontro di gravi inadempimenti riguardanti gli obblighi dichiarativi Iva nei cinque periodi d'imposta precedenti a quello in corso alla data di presentazione dichiarazione di volontà; precedente coinvolgimento in frodi fiscali del titolare della ditta individuale, del rappresentante legale, degli amministratori o dei soci del soggetto richiedente l'autorizzazione; altri elementi a disposizione dell'Amministrazione finanziaria rappresentativi di criticità e di rischio.

In ogni caso saranno effettuati ulteriori approfonditi controlli entro sei mesi dal ricevimento dell'opzione che potranno portare alla revoca dell'autorizzazione.

Sono previste inoltre verifiche periodiche mirate degli operatori autorizzati basate sui criteri sopra esposti che saranno finalizzate non solo alla verifica della permanenza dei requisiti di autorizzazione, ma anche come spunto per l'avvio di successive azioni di controllo.

Per l'individuazione dei criteri d'inclusione nell'archivio informatico dei soggetti autorizzati a porre in essere operazioni intracomunitarie e della valutazione del rischio di possibili finalità evasive dei soggetti richiedenti l'Agenzia fonderà le sue considerazioni su:

1) elementi di rischio concernente la tipologia e alle modalità di svolgimento dell'attività operativa, finanziaria, gestionale, e ausiliaria da parte del soggetto richiedente l'autorizzazione a effettuare operazioni intracomunitarie;

2) elementi di rischio relativi alla posizione fiscale del soggetto richiedente l'autorizzazione a effettuare operazioni intracomunitarie; in particolare, omissioni e/o incongruenze nell'adempimento degli obblighi di versamento o dichiarativi;

3) elementi di rischio riconducibili al titolare della ditta individuale, al rappresentante legale, agli amministratori, ai soci del soggetto richiedente l'autorizzazione a effettuare operazioni intracomunitarie;

4) elementi di rischio che si riferiscono a collegamenti con soggetti direttamente e/o indirettamente coinvolti in fenomeni evasivi.

Il provvedimento del 29 dicembre 2010 dispone che chi non è autorizzato a effettuare operazioni intracomunitarie, perché fuori dall'elenco dell'archivio informatico, deve considerarsi «sospeso» come soggettività attiva e passiva con la conseguenza pratica che in caso di effettuazione di acquisto presso un operatore Ue, non potrà considerare l'acquisto come intracomunitario quindi assolvendo l'Iva in reverse charge, bensì dovrà assolvere l'Iva nel paese di acquisto del bene.

Nella stessa situazione se lo stesso operatore ponesse in essere cessioni a operatori Ue, non potrebbe considerare le stesse come cessioni intracomunitarie ma assoggettarle a Iva.

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